A preoccuparsi sono, come sempre, solo le persone responsabili

Naturalmente la tutela della salute è una priorità in tutte le società civili, e bisogna continuare ad avere fiducia nella sanità in generale e nell’efficacia delle vaccinazioni. Quello che dispiace è che nella gestione di questa emergenza sanitaria non si tiene mai conto dell’opinione dei cittadini.

A preoccuparsi sono, come sempre, solo le persone responsabili
Foto di ELG21 da Pixabay

In seguito alla diffusione della pandemia causata dal virus Sars Covid 19, tra i principali argomenti affrontati dagli organi di informazione in questo periodo c’è, chiaramente, quello della sanità, un tema che continua ad essere al centro dei dibattiti in ambito politico, medico, e anche oggetto di discussione da parte dell’opinione pubblica in generale.

In particolare, a preoccupare alcuni cittadini ultimamente c’è il testo del decreto che è entrato in vigore a partire dal 6 agosto 2021: il decreto prevede l’obbligo di presentare il green pass in molti luoghi aperti al pubblico quali ristoranti, palestre, centri culturali (musei, biblioteche, università …), enti pubblici.

Come tutti sappiamo, il green pass è una certificazione che si ottiene dopo aver ricevuto almeno una dose di vaccino, oppure dopo essersi sottoposti ad un test sierologico con validità di 48 h che dimostra un esito negativo al virus.

Per quanto riguarda dunque i cittadini a cui non è stata somministrata alcuna dose di vaccino (per scelta degli stessi interessati o perché non sono ancora stati convocati dopo la richiesta), prima di ogni ingresso in un luogo pubblico tra quelli elencati, sarà necessario sottoporsi al test a spese proprie: questo potrà avvenire facilmente per partecipare ad eventi occasionali, ma non sarà certamente pratico per quegli impegni che si ripetono durante la settimana (come quelli legati al lavoro, allo studio, allo sport ...), perché il test si dovrebbe eseguire tutte le volte.

La richiesta del green pass nei luoghi di formazione, di cultura e di svago quindi esclude automaticamente da tutte le attività coloro che sono timorosi nel ricevere le dosi di vaccino: pur non essendo ancora obbligatorio per tutti, questo provvedimento, di fatto, costringe comunque i cittadini a vaccinarsi per non essere esclusi dalla società.

Naturalmente la tutela della salute è una priorità in tutte le società civili, e bisogna continuare ad avere fiducia nella sanità in generale e nell’efficacia delle vaccinazioni. Quello che dispiace è che nella gestione di questa emergenza sanitaria non si tiene mai conto dell’opinione dei cittadini: senza voler trasformare il tutto in una questione politica (che qui non ci interessa), si rivendica semplicemente il diritto di ciascun individuo di decidere autonomamente in merito alla propria salute, e il diritto dei genitori che devono scegliere per i figli minorenni, di poter fare la scelta giusta dopo essersi adeguatamente informati. Trattandosi di vaccini sperimentali infatti, creati per una malattia nuova e ancora oggetto di studio, sarebbe necessario a mio parere informare adeguatamente la cittadinanza relativamente alle tipologie di vaccino che ci sono e ai loro effetti sull’organismo. Solo una maggiore conoscenza di ciò a cui si va incontro potrebbe ridurre il numero degli scettici al vaccino, permettendo loro di convincersi spontaneamente a ricevere le dosi. La prevenzione infatti è sempre importante quando si parla di salute: ma per rendere un vaccino obbligatorio (o quasi) sarebbe giusto dimostrare che la sua somministrazione non comporti mai pericoli per la salute di chi vi si sottopone, mentre sappiamo che alcune (seppur infrequenti) reazioni alle dosi di AstraZeneca hanno creato allarmismo.

Tutti noi abbiamo fatto grandi sacrifici in questo periodo, sia dal punto di vista economico, sia modificando alcune delle nostre abitudini. Non mi sembra giusto che, per colpa di chi ha trasgredito le regole facendo assembramenti quando non era consentito, per colpa di chi è andato in vacanza all’estero favorendo la diffusione di nuovi focolai in Italia, per colpa di chi non indossa la mascherina in luoghi affollati, poi debbano pagare le conseguenze anche i cittadini che hanno fatto tutti i sacrifici necessari per proteggere sé stessi e i propri familiari.

Dopo il vergognoso stratagemma del “bonus vacanze” dell’estate scorsa, che sarebbe dovuto servire a riavviare l’economia (e che di fatto ha favorito semplicemente la divulgazione dell’epidemia e ha dato la libera uscita ai cittadini irresponsabili) il decreto di quest’anno penalizza ulteriormente chi si è già sacrificato e che, evidentemente, continuerà ancora a farlo. Infatti, se vogliamo studiare, lavorare, e vivere dobbiamo vaccinarci, anche contro la nostra volontà. E se il vaccino dovesse avere conseguenze sul nostro fisico, non ci risarcirà niente e nessuno. In ogni caso, anche volendo cedere al ricatto del vaccino, sappiamo che molti cittadini che hanno effettuato la prenotazione non sono ancora stati invitati a presentarsi: giustamente essi temono di non poter riprendere serenamente le proprie attività dopo la pausa estiva e restano in attesa.

Ma a preoccuparsi sono come sempre solo le persone responsabili, che hanno un lavoro, che studiano o che pensano alla famiglia: i noncuranti invece, nel migliore dei casi vanno in vacanza all’estero e riportano il virus a casa, mentre nel peggiore dei casi organizzano addirittura i rave party.

Il caso del rave party che si è svolto di recente a Viterbo sembra dimostrare che il rispetto delle regole sia solo per le persone per bene: mentre per andare a drogarsi e cannarsi tutti insieme in 10mila persone (tra malattie, sostanze stupefacenti, atti di violenza e scarsa igiene) infatti, il green pass non è necessario.