«Abbiamo fatto un passo da gigante a Seregno che non finisce più»

SPECIALE SEREGNOPOLI/Parte quarta. Il presunto “accordo corruttivo” Mazza-Lugarà e gli intrecci fra gli affari del costruttore e la politica e sanità regionale. Stefano Gatti «longa manus di Lugarà negli uffici comunali»: la pratica G.A.M.M. era «la nostra cosa». Lugarà e i funzionari comunali: «Adesso telefoniamo in Segreteria, e vediamo se riusciamo a sbloccare»; «Provvederemo a sollecitare i tempi». L’ex assessore Ciafrone assolto, da pubblico ufficiale diceva a Lugarà che sulla sua pratica il sindaco «doveva tirare fuori i coglioni».

«Abbiamo fatto un passo da gigante a Seregno che non finisce più»
Il consigliere forzista Stefano Gatti (a sx) insieme al costruttore Antonino Lugarà, in occasione del rinfresco elettorale del 25 maggio al bar Tripodi - ph seregnotv.it

«Ciao Marco, sei andato a votare?»; «Ciao, sì, sì, sono già andato stamattina presto»; «Cosa hai votato, Forza Italia?»; «Eh sì!»; «Tuo padre è andato?»…

«Ciao Roberto»; «Ciao, dimmi»; «Sei andato a votare o non ancora?»; «No, dopo andiamo, più tardi!»; «Ah, ricordatevi! (…) diglielo a tuo suocero se non è and…»; (…) «Ma e… sempre Edoardo Mazza?»; «No, devi sbarrare solo il simbolo di Forza Italia e basta!».

Potrebbe trattarsi di meri suggerimenti di voto, in grado di spostare non più di una cinquantina di preferenze (come sostenuto dalla difesa). Ma, secondo i pm, le telefonate “porta a porta” effettuate dall’imprenditore calabrese in odore di ‘ndrangheta Antonino Lugarà ai suoi conoscenti la mattina delle amministrative seregnesi del 31 maggio 2015 sono la riprova - si legge nell’ordinanza del Gip di Monza - dell’«accordo corruttivo» intercorso fra lui e il candidato sindaco (e uscente assessore all’Urbanistica) Edoardo Mazza, finalizzato a procurare sostegno elettorale a quest’ultimo in cambio di un’accelerazione dei tempi di adozione e approvazione del piano attuativo relativo all’area Ex Dell’Orto, oltre che dell'avvenuta modifica ad Lugaram dell’art. 15 del Pgt.

Quella di Lugarà è descritta nelle carte come un’«indiscutibile posizione di preminenza derivantegli dalla sua pervasiva capacità di infiltrazione nel territorio e nella politica anche a livello regionale».

Relazioni a doppio filo quelle, ad esempio, con l’allora vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani (nella foto sopra), il «politico di riferimento» dell’imprenditore di Melito Porto Salvo («E noi forte forte. Adesso c’abbiamo il Mario»). Il quale organizzava il 27 maggio 2015, insieme al cugino Carmelo Mallimaci, un aperitivo presso il bar “Tripodi Pane & Caffè” (gestito dalla famiglia di Paolo Crea, già reggente della locale di ‘ndrangheta di Desio, e in particolare da Antonino Tripodi, condannato in via definitiva per detenzione abusiva di armi nell’inchiesta Infinito).

Presenti lo stesso Mantovani, Antonio Barba (incensurato, ma attenzionato dalle forze dell’ordine al tempo delle inchieste Infinito e Ulisse), Antonio Demasi (arrestato nel 2007 perché trovato in possesso di due chili di cocaina e due armi comuni da sparo; il suo nome compare - pur in assenza di specifiche imputazioni - nelle carte dell’inchiesta Freccia del 2020 - segnatamente a p. 439 o.c.c. -, come soggetto in rapporti con Umberto e Carmelo Cristello) e tre personaggi di spicco della sanità lombarda (non indagati per Seregnopoli): il dg dell’Asl di Monza e Brianza Matteo Stocco, il dirigente medico dell’ospedale San Gerardo di Monza Claudio Maria Franciosi e il direttore sociale dell’Asl di Monza e Brianza, nonché ex dg dell’Asl Milano 1, Giorgio Scivoletto.

In piedi c’è pure un ambizioso progetto immobiliare: 12 appartamenti da realizzare su quel che resta dell’Apprettificio di Arconate (dove Mantovani è stato sindaco per due mandati).

«Adesso dobbiamo fare un’operazione grossa insieme (…) lui (Mantovani, ndr) dice “io non voglio c’entrare un c…, sai che sono socio... ma io non voglio c’entrare niente”…» dice Giovanni Lugarà, figlio del costruttore, in una conversazione intercettata il 27 agosto 2015.

Ai primi di settembre Lugarà Sr. incontra l’ex luogotenente di Berlusconi in Lombardia proprio ad Arconate, sul luogo dell’ecomostro: gli chiede di intercedere, attraverso l’influenza di Scivoletto, a favore di alcuni medici brianzoli. Un mese prima lo stesso Lugarà era stato contattato da Franciosi in vista dell’imminente concorso per un posto di dirigente presso una complessa struttura ospedaliera a Voghera. Il 13 ottobre, però, Mantovani viene arrestato con l’accusa di corruzione, concussione e turbativa d’asta («Mariolino, è andata via la nostra punta di diamante!»), e nel luglio 2019 condannato insieme a Scivoletto. Sentito all’udienza del 14 settembre 2020 come teste dell’accusa, Mantovani ha dichiarato di conoscere Lugarà dal ’99: «Il mio rapporto con Antonino Lugarà è stato di stima tra elettore ed eletto. Sono sempre stato molto disponibile con i miei elettori. Sarà venuto due o tre volte in tre anni e mezzo che sono stato in Regione».

Una volta eletto Mazza, ad assecondare gli interessi del costruttore all’interno dell’amministrazione sarebbe stato, secondo l’accusa, il consigliere comunale Stefano Gatti (FI), prestanome di numerose società di Lugarà, autodefinitosi “in simbiosi” con quest’ultimo, e attualmente imputato di corruzione urbanistica (insieme allo stesso Mazza) e di corruzione per l’esercizio della funzione.

«Lo so… no, sono contento anche a Seregno dai… pian pianino vedrai che ci facciamo la nostra nicchia… poi verranno tutti da noi… già il fatto che mi hanno chiamato… (…) oh, abbiamo fatto un passo da gigante a Seregno che non finisce più (…) non sono uno che volta gabbana… quello che sono è perché ci sei te Antonio, dai, parliamoci chiaro… io sono bravo, bello e buono (…) però, però… rispetto agli altri anni… già avere una persona in consiglio… dai Antonio abbiam fatto un bel lavoro… è un altro peso… no… eh scusa», così Gatti in un’intercettazione del 26 giugno 2015.

Stando alle carte, il consigliere si sarebbe adoperato come «vera e propria longa manus» di Lugarà «all’interno degli uffici comunali di Seregno per ivi orientare le scelte pubbliche ai faziosi interessi di parte». In particolare, individuando personaggi chiave, come la figura del segretario comunale - Francesco Motolese, assolto in primo e secondo grado (in rito abbreviato) dall’accusa di abuso d’ufficio perché il fatto non sussiste - che consentissero a Lugarà di sollecitare interventi, fare pressioni e finanche “raccomandare” la pratica G.A.M.M..

Quella, cioè, che lo stesso Gatti definisce in conversazione telefonica captata il 19 ottobre 2015 «la nostra cosa». Dopo aver lamentato l’8 di settembre a Lugarà la “lentezza” di Mazza nel procedere all’approvazione del piano («perché giustamente poi fa la sua… il Sindaco non si muove») e aver manifestato per converso la determinazione di incidere sulla situazione in stallo: «Oh bisogna fare la voce grossa, te l’ho detto»; «bisogna stargli sotto a quella roba lì»; «uhm… fammi sapere che dopo intanto io domani mattina sono lì in comune a Verano, poi chiamo il Seg… sono lì con il Segretario e gli parlo al Segretario direttamente, eh!».

Quello stesso giorno, Lugarà raggiungeva telefonicamente il responsabile del procedimento di adozione della pratica G.A.M.M., Mauro Facchinetti, dipendente dell’ufficio tecnico, per chiedergli come mai non fosse ancora stata pubblicata la delibera di adozione, datata 30 luglio 2015:

FACCHINETTI: «finché loro non la pubblicano ufficialmente come Delibera, noi non possiamo partire col deposito dei quindici più quindici. Credo che lo fa… (…) fino a settimana scorsa non era ancora venuta a firmare la Segretaria Mancini, che era quella che c’era presente il trenta luglio. Giovedì ha firmato, abbiam portato a far le copie, adesso le copie ci sono tutte, sono in Segreteria, quando la Segreteria pubblica, noi il giorno… noi l’avviso ce l’abbiamo pronto. Se, se… se la pubblicano domani mattina, noi domani iniziamo col deposito. Se lo fanno giovedì…»

LUGARA’: «e… la pubblicano, fatemelo sapere sennò vado lì… ma è possibile che tutte le volte ci deve essere un perché? Non capisco, veramente…»

FACCHINETTI: «no, io credo che lo fa… Adesso telefoniamo noi in segreteria, dai, vediamo se… se riusciamo a sbloccare»

LUGARA’: «vediamolo sennò veramente adesso… m’incazzo veramente!»

Otto giorni dopo l’approvazione della pratica di Lugarà (il 28 ottobre 2015), nella saletta riunioni dell’ufficio tecnico tra i dirigenti e funzionari comunali - alcuni dei quali attualmente alla sbarra per abuso d’ufficio - si discute della fase esecutiva del progetto. A trasparire dalle conversazioni ambientali è, secondo l’accusa, la consapevolezza delle «criticità» e dei probabili «profili contra ius» della procedura seguita, nonché delle palesi tecniche messe in atto dall’imprenditore per tentare di «sollecitare e velocizzare la pratica» in vista del perfezionamento dell’accordo sottoscritto con la iN’s Mercato:

CAFORIO EDY (non indagata, ndr): «sì, però io non ho mica capito l’Antonella (Cazorzi, ndr): vuole vincolare la pratica edilizia alla bonifica! A parte che non l’ha mai fatto!! (…) Puoi rilasciare l’autorizzazione, l’importante è che se non è stata ancora fatta la bonifica gli… come si dice ingegnere… devi attuare il piano campagna! Non devi toccare i pavimenti!»

SANTAMBROGIO CARLO: «sì, sì.»

CAFORIO: «poi lì è che se questa cosa non gli va bene, non è un problema mio, eh!!»

SANTAMBROGIO: «provvederemo a sollecitare i tempi!»

CAFORIO: «allora: lui vuole fare una SCIA subito, perché così butta bia un po’ di roba! Dico: “probabilmente deve dimostrare che incomincerà a fare i lavori”»

SANTAMBROGIO: «sì, molto probabilmente, anche perché con l’inizio dei lavori…»

CAFORIO: «eeeeh! Per portare a casa…»

Tante le sfumature, tanti i profili di attrito, che a volte fanno spazio a giudizi di assoluzione. Insieme al già ricordato Motolese, lo scorso 22 gennaio è stato assolto in appello dall’accusa di abuso d’ufficio in relazione alla pratica G.A.M.M. anche l’ex assessore alla Protezione civile Gianfranco Ciafrone (nella foto sopra), perché il fatto non costituisce reato.

Lo stesso Ciafrone che il 23 luglio 2015 veniva intercettato dai carabinieri di Milano al telefono con Lugarà a parlare del sindaco Mazza, della pratica ancora da adottare e di una serie di “rallentamenti” da parte dell’assessore all’Urbanistica ai suoi occhi inaccettabili (dialogo interessante e indicativo del dispregio di Lugarà verso l’istituzione comunale):

LUGARA’: «però, Mazza, io ieri mattina sono andato a parlare con Mazza… e di cui gli ho detto “se non faccio…”»

CIAFRONE: «no ma non esiste… non esiste, io la… adesso avevo p… non t’ho potuto rispondere»

LUGARA’: «no, non esiste perché adesso ci sarà una guerra che non finisce più»

CIAFRONE: «no, no ma io non t’ho potuto rispondere perché stavo parlando… stavo parlando proprio di te. Difatti poi sono… quando sono sceso… perché io ero su con i ragazzi della Protezione Ci… quando sono sceso c’era Lillo (Grisafi Calogero) … eh… c’era Facchinetti, m’ha detto “guarda è stato qua, è stato qua…”»

(…)

LUGARA’: «gli ho detto “Edoardo, giovedì deve andare, io ho fissato venerdì con quelli de iN’s Mercato là che domani rescindo il contratto tanto io di soldi non ho presi, ho una fideiussione di cinquecentomila” che la do indietro, perché ho fatto anche quattro conti e c’ho ripensato, vabbè perché le cose quando vanno troppo per le lunghe… uno ci ripensa… (…)

Mazza ieri, al mattino, ha chiamato l’Assessore davanti a me, gli ho detto “Mazza, gli devi dire che giovedì sera voglio la giunta!” e non gliel’ha detto. Gli ha detto “manca”, m’ha fatto vedere che mancava una cosa che avevano già dal 2010, pensa… era un piano bonifica (…)

Allora io gli dico “caro Mazza, va che fai una figura di merda anche tu, perché tu l’hai firmata, doveva andare già in giunta, i documenti ci sono perché han firmato tutti… doveva andare in giunta prima, quanto tu eri ancora assessore…”»

CIAFRONE: «certo»

LUGARA’: «non sei andato, è arrivata questa… ogni giorno gli chiede un documento, ogni giorno, per una settimana che sta guardando ‘sta pratica.»

(…)

CIAFRONE: «No, Mazza deve tirare fuori i coglioni!»

LUGARA’: «…aveva l’obbligo di collaborare con l’Ufficio Tecnico perché gliel’ho detto anche a Grisafi stamattina, gli ho detto “Grisafi è colpa anche vostra”, allora lui ha detto “se è colpa mia me lo dimostri, io rassegno le dimissioni anche oggi” ha detto, davanti a Facchinetti e l’impiegato. A me non m’interessa poi Gri… l’ingegnere… che…»

CIAFRONE: «sì, difatti ho visto che era scocciato, fa “Mauro fai il cazzo che vuoi”, ha preso e se n’è andato, ho detto “Lillo non funziona così… fai il cazzo che vuoi… tu sei il dirigente, lui… lui è un tecnico, tu sei il dirigente, sei tu che devi mostrare i muscoli. Adesso, visto che l’Assessore ti sta chiedendo dei documenti tu gli devi dire ‘senta, la determina la... la… la firmo io, la firmo io!’”»

(…)

CIAFRONE: «io gli ho detto, gliel’ho detto a Mazza “guarda, te lo dico Nino, se…”, gli ho detto a Mazza venti minuti fa, non di più… “Edo, devi tirar fuori i coglioni, perché sennò qua ci prendono tutti per il culo»

LUGARA’: «no, non li ha tirati»

CIAFRONE: «”tutti per il culo… devi tirar fuori i coglioni” (…) “no, sai cosa devi fare? Chiami in ufficio, sia l’assessore (…) sia il vicesindaco e glielo dici “Giacinto (Mariani, ndr), c’è questa situazione, lei (l’assessore all’Urbanistica Barbara Milani, ndr) continua a chiedere documenti nonostante la pratica è portata, finita, pulita, completa, non c’ha più un cazzo da… da… da portare, continua a richiedere documenti. Allora, se deve fare l’Assessore che deve fare il… il tecnico e deve fare anche il Dirigente, deve fare tutto, non va bene! Lei deve fare l’Assessore. Se l’idea politica è quella di portare il prima possibile, ma non perché si chiama Lugarà, si chiama Schiatti o si chiama Ciafrone, perché al Comune servono gli introiti, ottocentomila euro.»

LUGARA’: «No, sono più di un milione…»

Incassare al più presto gli oneri di urbanizzazione. Questo, e non il favoritismo nei confronti di questo o quel costruttore, parrebbe - anche alla luce di successive argomentazioni difensive - il movente della vocazione affaristica di pezzi più o meno estesi dell’amministrazione. Da qui l’appoggio talvolta incondizionato di questi ultimi alle ragioni del privato, di cui spetterà alla magistratura valutare (fino al terzo grado di giudizio) la rilevanza penale o meno nei singoli casi.

È però difficile negare la gravità del ricorso a certe espressioni (specie se pronunciate all’interno di un ufficio pubblico), sintomo di una preminenza che gli interessi di munifici apportatori di capitali, voti e reti di relazioni rivestono rispetto ai principi di coesione e buon funzionamento dell’apparato pubblico - e le ostilità fra assessori e fra assessore e sindaco ne sono la naturale conseguenza.

4.continua

 

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