Allarme giustizia

SCHIFORMA CARTABIA. Una riforma fortemente criticata da alcuni tra i più importanti magistrati italiani: Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita, Nicola Gratteri, solo per citarne alcuni. In particolare Nino Di Matteo da settimane sta cercando di spiegare, con motivazioni specifiche e tecnicismi che solo chi conosce la materia può utilizzare, il perchè questa nuova proposta di riforma risulti essere pericolosa e inappropriata.

Allarme giustizia

La magistratura sta attraversando un momento difficile, un momento di scarsa popolarità e fiducia tra i cittadini, non mancano sospetti e accuse gravi e tutto questo per gli ultimi gravissimi scandali che hanno interessato le toghe (pensiamo al caso Palamara, ma non solo).

Ma è anche vero il contrario: possiamo vantare magistrati eccellenti, preparatissimi, che hanno fatto e stanno facendo moltissimo per il Paese: nella lotta alle mafie, ad esempio, i risultati ottenuti da alcune Procure hanno portato a far luce su fatti tragici che hanno deviato per sempre il corso della storia italiana. Eppure la politica, senza esclusione di bandiere o schieramenti, non perde occasione per “attaccare” quei magistrati che portano avanti le indagini più delicate e “fastidiose” per il potere, per i famosi colletti bianchi.

Bene le indagini se riguardano poveri cristi o personaggi di secondo piano, ma quando si toccano le alte sfere, subito la politica si mette di traverso: o tace o propone riforme.

Negli ultimi 30 anni sono stati tanti i tentativi di mettere lacci alla magistratura indipendente e libera: Berlusconi ha provato tante volte (e per ovvi motivi potremmo dire), ma non è imputabile solamente a lui il tentativo di limitare il lavoro dei magistrati.

Da alcuni mesi si parla molto della riforma Cartabia, dal nome della ministra che la sta promuovendo.

Una riforma fortemente criticata da alcuni tra i più importanti magistrati italiani: Nino Di Matteo, Sebastiano Ardita, Nicola Gratteri, solo per citarne alcuni. In particolare Nino Di Matteo da settimane sta cercando di spiegare, con motivazioni specifiche e tecnicismi che solo chi conosce la materia può utilizzare, il perchè questa nuova proposta di riforma risulti essere pericolosa e inappropriata.

La sua è una critica motivata e dalle sue parole scaturisce una preoccupazione tangibile per la gestione della giustizia, soprattutto per quello che andrebbe a creare (una volta approvata) nei confronti dei cittadini che chiedono giustizia. Dice Di Matteo che queste normative rispondono a "una voglia di vendetta nei confronti di quella parte della magistratura che è stata capace di portare a processo la politica, la grande finanza, le grandi deviazioni dello Stato".

Il consigliere del Csm torna a spiegare i motivi delle sue ferme critiche alla riforma Cartabia in una intervista rilasciata a Giuseppe Pipitone per il Fatto Quotidiano.

Una riforma definita in parte dannosa e in parte inutile, il cui impianto - dice il magistrato - non è "diretto a incidere sui grandi mali della giustizia, ma a ridimensionare il ruolo del magistrato e renderlo servente nei confronti degli altri poteri dello Stato". Riguardo all’introduzione ad esempio del criterio di rendimento del magistrato, Nino Di Matteo dice: “I magistrati saranno più attenti ai numeri, alle statistiche, al gradimento degli avvocati piuttosto che a rendere giustizia. E dunque non affronteranno inchieste complesse, diventeranno sempre più impauriti e più soggetti a interferenze esterne (...),il pubblico ministero ideale non è quello che smaltisce il più alto numero di procedimenti”

Anche sulle riforme relative alla elezione i componenti del Csm muove critiche al prospettato sistema elettorale, dicendo che “Si dice di voler combattere la patologia dello strapotere delle correnti e invece non si combatte nulla. Anzi da un certo punto di vista si potenzia il sistema delle correnti, che evidentemente fa comodo a tutti, anche alla politica.”

E’ una materia molto tecnica, piena di passaggi che non sono facili da comprendere per noi cittadini: la riforma riguarda molti aspetti della macchina giudiziaria, ma gli effetti inevitabilmente ricadranno sull'amministrazione della giustizia e quindi su tutti noi.

Quello che ci chiediamo è come mai la politica non tenga conto delle osservazioni fatte da alcuni tra i migliori magistrati che quotidianamente vivono sulla propria pelle le difficoltà.

Osservazioni su un sistema giudiziario che sicuramente ha bisogno di alcune modifiche e accorgimenti tali da facilitare il lunghissimo percorso, sia in sede civile che penale, in cui incappano milioni di italiani all'interno dei tribunali. Un percorso che, al contrario, dovrebbe risultare certo, veloce, capace di assicurare giustizia alle vittime dei reati e garanzie agli imputati.

Ma di certo questo non potrà avvenire, a nostro parere, ponendo paletti alla magistratura, limitandone l’azione, o ancor peggio creando una magistratura servente nei confronti degli altri poteri dello Stato.

Se questo non bastasse, accanto alla riforma Cartabia ancora in discussione, Lega e Radicali hanno promosso cinque referendum in materia di giustizia, sui quali saremo chiamati a votare il 12 giugno, giorno delle elezioni amministrative.

Quesiti tecnici, specifici, che spaziano dalla separazione delle carriere dei magistrati al sistema elettorale del Csm, all’annullamento della legge Severino fino alla rivisitazione della custodia cautelare.

Cosa faranno i cittadini? Chi spiegherà loro i quesiti in maniera neutrale e leale, senza che vengano utilizzati dai partiti per becera campagna elettorale, come purtroppo si sta invece delineando?

La riforma della giustizia è questione difficile, ma ci riguarda tutti. Le modifiche dovrebbero garantire realmente l’uguaglianza di tutti i cittadini in un’aula di tribunale, così come il rispetto della legge e la realizzazione della giustizia.

Come dice Nino Di Matteo c’è necessità di una riforma che sia uguale per tutti “non una magistratura di chi vuole agire con la vecchia logica delle carte a posto, severa e rigorosa nei confronti dei criminali di strada e ossequiosa quando si tratta di crimini dei colletti bianchi”

Chissà se questo allarme lanciato da chi indossa la toga da oltre trent’anni verrà recepito o, ancora una volta, resterà inascoltato per lasciare il posto alle manovre di Palazzo tese sempre a difendere la casta.  

 

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