Arcore, 40 anni fa la truffa sulla compravendita di Villa San Martino

ANNIVERSARI. La redazione di WordNews ha tentato - a più riprese - di mettersi in contatto con la contessa Rangoni Machiavelli per una intervista. Ma ogni volta la segretaria che prendeva la chiamata dalla residenza padronale di Piazza di Spagna opponeva un veto insindacabile a qualunque sorta di interferenza.

Arcore, 40 anni fa la truffa sulla compravendita di Villa San Martino
La villa di Arcore, venduta con raggiro a Silvio Berlusconi, come spiegato da Ruggeri e Guarino nel loro libro (ph tratta da quotidiano.net)

Un edificio di sobrio gusto barocco (per quanto possa apparire ossimorico) affacciato sulla piazza comunale di Muggiò, nel cuore della Brianza. È quanto si può ammirare della elegante Villa Casati Stampa, soltanto una delle tante residenze nobiliari sparse nell’hinterland milanese, storicamente appartenute alla blasonata famiglia Casati Stampa di Soncino. La domus brianzola ospita ora il municipio cittadino, il suo parco è aperto al pubblico, ma - quel che più importa - del patrimonio della prosapia meneghina faceva parte anche Villa San Martino di Arcore, acquistata da Silvio Berlusconi a cavallo degli anni ‘70 e ’80 grazie alla mediazione dell’avvocato Cesare Previti, in danno della giovane marchesina Annamaria Casati Stampa, all’epoca dei fatti ancora minorenne.

L’origine della vicenda non potrebbe essere più tragica. Un fatto di sangue a sfondo passionale si consuma nella notte a cavallo fra il 29 e il 30 agosto 1970 a Roma, in via Puccini 9: il marchese Camillo Casati Stampa uccide a fucilate la moglie Anna Fallarino (entrambi nella foto a lato) e il suo amante Massimo Minorenti, per poi rivolgere l’arma contro di sé e togliersi la vita. Alle spalle, una relazione sopra le righe, svariati episodi di perversione e voyeurismo, e la fatale infatuazione della nobildonna per uno dei tanti - diremmo oggi - “ragazzi immagine” pagati dal marchese.

Ad ogni modo, la figlia Annamaria, diciannovenne, si trova d’un tratto unica erede di un patrimonio stimato in 2 miliardi e 403 milioni di lire lordi. Una manna per i Fallarino, che non tardano ad avventarsi sul malloppo chiedendo assistenza a un giovane rampante avvocato, Cesare Previti.

Ma il tentativo di far valere le proprie pretese sull’eredità cercando di dimostrare la priorità del decesso di Camillo (cosa improbabile, data la natura di omicidio-suicidio) si rivela inutile.

Viene così nominato tutore di Annamaria Casati l’avvocato di famiglia Giorgio Bergamasco, allora senatore del partito liberale, che da lì a poco sarebbe diventato ministro per i rapporti con il Parlamento del governo Andreotti, nel 1972.

La figlia del marchese, però, non ne vuole più sapere: lascia l’Italia alla volta del Brasile, estenuata com’è dal pressing mediatico su uno scandalo che ha avuto enorme eco a livello nazionale. Sua unica disposizione quella di vendere Villa San Martino, esclusi però gli arredi, la pinacoteca, la biblioteca e i 246 ettari di terreno agricolo circostante (nei pressi di Cusago). È a questo punto che, abbandonata la nave a se stessa, entra di nuovo in scena la figura di Previti.

Questi, guarda caso, si è ritrovato ad essere vice di Bergamasco e poi, per un combinarsi di circostanze favorevoli, a prendere il toro per le corna (o dandone l’impressione) nella gestione di un patrimonio del valore di circa 2 miliardi di lire, al netto di tasse e debiti.

Per l’acquisto di Villa San Martino si fa avanti proprio l’imprenditore Berlusconi. La sua offerta: 500 milioni di lire, a fronte del prezzo già assai basso (750 milioni) a cui la villa, tra asportazioni di mobili e qualche crollo, viene stimata, rispetto al valore originario di 1 miliardo e 300 milioni di lire. Grazie agli astuti raggiri di Previti - e a definirli tali sono a più riprese Giovanni Ruggeri e Mario Guarino in Berlusconi. Inchiesta sul signor Tv (Kaos editore, 1987), già vittoriosi nel processo per diffamazione intentato nei loro confronti da Previti stesso - il patron di Fininvest non solo riesce nel suo intento ma ottiene dall’infedele patrocinante - in palmare elusione delle istruzioni impartite dalla giovane ereditiera - anche la biblioteca, che verrà affidata a Marcello Dell’Utri, nonché gli arredi e il parco, nei quali si insedierà il mafioso Vittorio Mangano.

Come può questo subdolo passaggio di mano avvenire alla luce del sole? In una risalente intervista comparsa sull'Unità nell'agosto 2010, la contessa Beatrice Rangoni Machiavelli, politica e attivista per i diritti delle donne nonché cognata di Annamaria Casati, dichiarava di esser riuscita all'epoca a portare in Brasile dossier e altre prove su quanto stava succedendo. Nonostante l'immediata revoca delle procure, ormai restava poco da fare.

Quando il fratello si presenta alle porte della villa, viene accolto da Mangano “con tanto di fucile”. “Abbiamo provato negli anni a riprendere almeno qualche quadro, un Annigoni, ad esempio”, ricordava la contessa. “Berlusconi ci chiese quanto volevamo per venderlo a lui. Ma noi non volevamo venderlo. Lui non ce l’ha mai reso. Così come le 14 stazioni della via Crucis di Bernardino Luini, nella cappella di famiglia”.

 

La redazione di WordNews ha tentato - a più riprese - di mettersi in contatto con la contessa Rangoni Machiavelli per una intervista. Ma ogni volta la segretaria che prendeva la chiamata dalla residenza padronale di Piazza di Spagna opponeva un veto insindacabile a qualunque sorta di interferenza.

Ma tornando agli aspetti più reconditi di questo 'cold case': oltre alla truffa della vendita, altri elementi vanno a condire il quadro. Dal 1977 Cesare Previti e Padre Umberto sono membri del collegio sindacale di Immobiliare Idra Spa. A questa viene intestata Villa San Martino, che andrà poi a sommarsi a una dozzina di altre residenze berlusconiane. Il che consente alla società, fra l’altro, di usare il complesso di Arcore come garanzia per accendere due mutui presso Cariplo e Monte Paschi per oltre 7 miliardi di lire. Inoltre, il pagamento della villa verrà liquidato solo nel 1980, una volta rogitato - esattamente 40 anni fa, il 2 ottobre 1980 - dal notaio Guido Roveda l’atto di compravendita fra Annamaria Casati Stampa, rappresentata dall’avv. Bergamasco, e l’amministratore unico di Immobiliare Idra, il prestanome Giovanni Del Santo. Ma fino ad allora, la giovane nobildonna ha continuato a pagare le tasse.

Tra la primavera e l’autunno 1979 una serie di operazioni rimpinguano i fondi delle società riconducibili a B.: l’aumento di capitale, attuato in realtà in denaro contante, per 2 miliardi di lire alla società Coriasco (controllata dalla fiduciaria Saf) e quello deliberato in favore della Holding 1-6 per 6 miliardi provenienti da un soggetto non identificato (4,8 mld) e da Fiduciaria Padana del gruppo B. (1,2 mld) in seguito alla permuta di tre società con Fininvest Roma.

La contessa Rangoni Machiavelli spiegava sempre ai giornalisti dell'Unità l’ultimo anello della catena di frodi: le famose proprietà terriere intorno ad Arcore. Berlusconi ha interesse ad averle perché vuole costruirci sopra il quartiere di Milano 2. La vendita di queste, con la solita mediazione di Previti, si perfeziona per 1 miliardo e 700 milioni di lire. L’ennesimo inganno. “Avevano frazionato i terreni in tante Srl e poi li hanno resi edificabili”, raccontava la contessa. Si tratta delle operazioni Ponte e Palina, dal nome delle società rappresentate, rispettivamente, dal prestanome Enrico Porrà, invalido 75enne colpito da ictus, e dalla signora Itala Pala, presso la cui abitazione sono domiciliate le altre Srl. Attraverso vorticose movimentazioni fra le holding di B., vengono fatti arrivare sul conto della società Ponte 11 miliardi e alla Palina 27,68 miliardi. Frutto, in entrambi i casi, del trading azionario a valore gonfiato di migliaia di titoli della Cantieri Riuniti Milanesi, società che fa capo a Dell’Utri.

“Quando ce ne siamo accorti - continuava la contessa nell'intervista del 2010 - abbiamo scoperto che ogni Srl era intestata a vecchini con l’Alzheimer pensionati all’ospizio della Baggina".

'Lei non mi può denunciare, io conosco tutti' ci disse Berlusconi. E aggiunse: 'e poi domani scioglierò tutte le Srl'. Ci riuscì, tranne che per poche pezzature di terreni di cui ci fece avere in tre giorni i soldi”. Il danno patrimoniale è inquantificabile. Tanto più se si pensa che questo improbabile scambio di beni per azioni (peraltro nemmeno quotate) della Cantieri Riuniti non ha portato ai Casati Stampa alcun profitto. Il valore risultante dall’operazione è 2,56 miliardi, ma 1,7 - come detto - è il valore liquidato da Palina Srl alla marchesina.

Come se non bastasse, in quell’ottobre di quarant’anni fa, di fronte allo stesso notaio di Arcore, viene stipulato un atto di permuta di tutti i terreni esclusi dal precedente affare. Il valore si aggira sui 250 milioni di lire, destinati a Immobiliare Briantea Srl gestita da Giovanni Bottino (altro prestanome) in cambio di azioni della Infrastrutture Immobiliari Spa per un valore complessivo di soli 55 milioni. Altra beffa per Annamaria Casati, che finisce per rimetterci sulla partecipazione, perché minoritaria.

Fino all’ultimo, insomma, le trame di B. & P. spolpano una dopo l’altra le fortune della marchesina Casati Stampa. E, per giunta - causa prescrizione - restano impuniti.

 

FONTI:

https://www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=5406

https://www.mag24.es/2019/04/07/berlusconi-e-la-reggia-di-arcore-pochi-sanno-che-la-compro-per-quattro-soldi-grazie-ad-un-abile-raggiro/

http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1702-berlusconi-e-previti-arcore-e-le-loro-truffe-milionarie-contro-casati-stampa

https://www.facebook.com/notes/berlusconi-chi-è/la-contessa-rangoni-machiavelli-così-berlusconi-ha-truffato-mia-cognata/427051754239/

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