Auguri e bilanci per un tempo nuovo

Forse anche questa volta stiamo perdendo una buona occasione, comprendere che fare gruppo, restarsi accanto, tendere una mano a chi rimane indietro è la sola salvezza che ci resta. Certo è difficilissimo guardarsi intorno, soprattutto nei momenti di difficoltà e sconforto personale; ma pensare al bene collettivo ci rende parte integrante di quella collettività, il tassello di un puzzle che esiste solamente se guardato nel suo complesso.

Auguri e bilanci per un tempo nuovo
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Si è chiuso un anno che ricorderemo per sempre: per molti uno dei peggiori, terribile per chi ha sofferto e perso qualcuno a causa della pandemia che ci è caduta addosso improvvisamente e ancora non intende abbandonarci.

Ecco allora che in questo capodanno il bilancio è fortemente condizionato da questa preoccupante presenza che gestisce i nostri comportamenti, dettandoci un nuovo svolgersi del tempo.

Ma a grandi linee i bilanci, i messaggi di auguri e le frasi di addio al vecchio anno ripetono nel complesso sempre le stesse nenie. Passa il tempo, attimi o secoli che siano, eppure l’animo umano difficilmente si modifica in maniera significante: provando ad analizzare le parole, scritte soprattutto sui fogli del nuovo mondo del virtuale, si ritrovano egoismi e personalismi che non riusciamo proprio a scrollarci di dosso.

Cerchiamo la felicità, illusi come siamo che arriverà impacchettata con un corriere, aneliamo alla soddisfazione personale, sogniamo la pace interiore, includiamo al massimo in questa ricerca, legittima ma a tratti senza senso, i nostri affetti più cari.

Pochi pochissimi coloro i quali gettano uno sguardo di insieme in questo laboratorio dei desideri espressi. L’egoismo e una parcellizzata visione della realtà restano, secondo me, le principali cause di malessere e tristezza che tolgono colore alle nostre esistenze.

L’emergenza sanitaria ne è un esempio molto efficace; se in una prima fase la paura e la poca conoscenza della situazione ci ha portato a fare gruppo, ponendoci gli uni accanto agli altri in una ritrovata solidarietà che ben lasciava sperare, con il trascorrere del tempo questa comunità sentimentale si è andata via via disperdendo e subito siamo nuovamente tornati a marciare separati, con lo sguardo sospettoso verso il vicino di casa.

Probabilmente la cosa più difficile per ognuno di noi è restare costanti negli atteggiamenti e mantenere una lucida attenzione sul fatto che siamo individui che fanno parte di una comunità. Stato, nazione, patria, cittadinanza sono parole che tornano di moda solo nei momenti di grossa difficoltà riuscendo, in quei frangenti, a manifestare il caldo cuore italico capace a compiere azioni straordinarie che hanno fatto grande questo nostro paese.

Ma in situazioni di apparente normalità torniamo quasi tutti a rinchiuderci nella mediocrità dell’egoismo che non solo non costruisce niente di buono, ma ci tiene in ostaggio dell’isolamento esistenziale. A tutto questo, purtroppo abbastanza tipico nell’essere umano, si associa la poca tolleranza alle regole che ci caratterizza come italiani, non possiamo negarlo.

Ecco allora la fuga in avanti: feste di capodanno fatte di nascosto, spostamenti non giustificati, violazioni delle ordinanze contro botti e fuochi d’artificio. E la gara è al più furbo che riesce ad aggirare la normativa nel migliore dei modi; perché spesso vi è la convinzione che la furbizia sia un pregio, per molti il furbo si fa eroe e modello da seguire. Ma citando Bacon “Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi”. 

Forse anche questa volta stiamo perdendo una buona occasione, comprendere che fare gruppo, restarsi accanto, tendere una mano a chi rimane indietro è la sola salvezza che ci resta.

Certo è difficilissimo guardarsi intorno, soprattutto nei momenti di difficoltà e sconforto personale; ma pensare al bene collettivo ci rende parte integrante di quella collettività, il tassello di un puzzle che esiste solamente se guardato nel suo complesso. Ci sono concetti che si concretizzano solo se attuati come società che opera nel suo complesso e con un occhio a chi è più fragile e solo: giustizia, uguaglianza, benessere, crescita, opportunità.

Ogni volta i nostri bilanci per la fine di un altro anno che se ne va, vedono la somma delle gioie e dei dolori che hanno attraversato il nostro cuore. Valutiamo solamente l’illusione di un benessere che sale sopra un treno passato soltanto per noi, mentre invece i binari della vita sono attraversati da un lungo convoglio ricco di esistenze solitarie, ma legate da un filo che le unisce e le rende per questo indissolubili.

Dovremmo provare tutti insieme a guardare più lontano, oltre noi, verso quell’orizzonte abitato da un'umanità accomunata dalle stesse sofferenze e dalle medesime aspettative. 


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