Cambiamenti climatici: entro dieci anni rischio stop sistema economico. Altri dieci e poi possibile collasso

L’estate torrida e le altissime temperature raggiunte mostrano la devastazione dei cambiamenti climatici. Mentre in Italia la finzione ecologica rilancia il nucleare e vuol far credere in costi altissimi l’unico vero prezzo insostenibile è dietro l’angolo come in questi mesi hanno denunciato Guardian e BBC.

Cambiamenti climatici: entro dieci anni rischio stop sistema economico. Altri dieci e poi possibile collasso
Case distrutte a New York nel 1962, fonte: articolo Guardian del 5 luglio 2021, Bettmann/Getty/Guardian Design
«I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta».

Davanti quel che solo con un immenso sforzo di fantasia, e molta forzatura, si possono definire dibattiti torna alla mente la frase del Piccolo Principe di Antoine de Saint – Exupéry

I piccoli, i tanti piccoli che hanno fatto irruzione nella storia, non ancora si stancano completamente. Ma il giorno in cui avverrà sarà tra i più disperati di sempre. Le devastazioni ecologiche, la totale distruzione del Pianeta Terra per saccheggiarne le non infinite risorse fino a stravolgere anche il clima è tema di ricerca e dibattito scientifico già dagli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Milioni sono i libri e gli articoli scientifici pubblicati nei decenni. Ma nel fu Belpaese, sui grandi mass media, tra gli onnipresenti opinionisti senza opinioni dei talk show o nel cicaleccio dei Palazzi, siamo ancora al livello di un ministro che grida al «vi aumenteranno le bollette» (dove tra le energie «alternative» si continuano a sostenere le energie fossili) che in realtà aumenteranno per ben altri motivi, a chi si diverte con patetici insulti come gretini, al negazionismo più assoluto davanti ad ogni pioggia e simili. Eppure ormai mancano pochi mesi al trentesimo anniversario del “Vertice della Terra” di Rio de Janeiro. http://www.utopie.it/sviluppo_umano/vertice_della_terra_di_rio.htm

Due anni dopo il compianto Alexander Langer lanciò un appello ai supposti «Grandi della Terra» riuniti a Napoli per il G7: «silenziate un po’, per favore, i vostri altoparlanti, moderate le vostre televisioni, limitate le vostre pubblicità, contenete le vostre telenovelas! Date spazio e voce, ospitalità e megafono alle molte voci dei piccoli, alle voci del sud, alle voci di coloro che non scelgono di gridare, o che non hanno più fiato per farlo».

Aldo Capitini indicava le periferie – oneste, pulite e nonviolente – come luoghi da cui poteva giungere la risurrezione del mondo. Quel mondo oggi sempre più agonizzante, devastato, distrutto, impossibile da consegnare alle generazioni future. I «piccoli», i miliardi di «piccoli» nell’epoca del disordine globale continuano ad indicarla quella risurrezione, ad indicare la strada tracciata già decenni fa dal “Club di Roma” (https://fondazionefeltrinelli.it/il-club-di-roma-sui-limiti-dello-sviluppo/ ) fino alla mobilitazione intorno al vertice di Rio, passando per le mobilitazioni altermondialiste che videro protagonisti i «sotterranei della Storia» (come li definisce profeticamente Alex Zanotelli sin dagli anni di Korogocho) alle mobilitazioni per il clima indette dai giovani di tutto il Pianeta.

Gli insulti alla gretini e simili, i negazionismi davanti ad ogni minima pioggia (che testimoniano totale ignoranza scientifica in quanto quelle stesse perturbazioni dimostrano l’esistenza dei cambiamenti climatici), le pressioni decisive nei processi politici delle lobby energetiche, il battere cassa in nome di interessi di pochi sembrano egemonizzare il dibattito – anche se solo con immensa difficoltà lo si può definire tale – italiano.

Ma i fatti, i nudi e crudi fatti, irrompono sempre. E, così come uno scoglio non può fermare il mare, certo non vengono influenzati dalle italiche amenità. «L’attuale fase di fusione dei ghiacciai è iniziata negli anni ’50, dapprima lentamente e poi con un ritmo sempre più veloceriporta un’inchiesta del Corriere della Sera https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/citta-acqua-clima-riscaldamento-globale-cicloni-co2-emissioni-anidride-carbonica-migrazioni-cosa-ci-aspetta-se-scompaiono-ghiacciai/3ba04c74-156f-11ec-87fe-df13c0096efb-va.shtml - dalle ultime immagini della Nasa, relative a 217 mila ghiacciai (il 99,9% del totale) fra il 2000 e il 2019, si può stimare una fusione accresciuta del 130%, con una perdita del volume totale dei ghiacciai rilevati del 4%».  

«Dal 1975 al 2000 i principali ghiacciai dell’Himalaya hanno perso 4 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno, dal 2000 al 2016 la media è di 8 miliardi di tonnellate, con una riduzione di spessore media di circa 50 centimetri ogni 12 mesiriportano Milena Gabanelli e Francesco Tortora - secondo lo studio «The Hindu Kush Himalaya Assessment. Mountains, Climate Change, Sustainability and People», se il riscaldamento climatico aumenterà «solo» di 1,5 gradi Celsius rispetto all’epoca pre-industriale, dalla macroregione sparirà un terzo dei ghiacciai entro il 2100, che diventerebbero 2 terzi se invece si toccassero i 2 gradi. Questo causerà nel tempo la riduzione della portata dei fiumi himalayani, mentre la sovrabbondanza d’acqua nella stagione dei monsoni e la grave siccità in quella secca provocheranno crolli, inondazioni, la migrazione di milioni di persone e inevitabili scontri geopolitici per il controllo dell’acqua».

La destra italiana può esercitarsi in tutte le peggiori ironie (che non fanno ridere) pur di vomitare conati di odio contro gli abitanti del resto del mondo ma già oggi i migranti climatici e le guerre per l’acqua esistono. E sono fatti incontrovertibili contro cui le loro tastiere, propagande e ignoranze nulla cambia.

«La fusione dei ghiacciai continentali e polari ha causato negli ultimi 20 anni fino al 21% dell’innalzamento del livello del mare, circa 0,74 millimetri all’anno. Gli esperti prevedono che entro il 2100 gli oceani subiranno un innalzamento compreso tra i 30 cm e il metro mettendo a rischio metropoli e litorali in tutto il mondo, ovvero aree in cui vivono circa centoquindici milioni di persone – prosegue l’articolo - secondo le proiezioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, entro quella data città come Venezia e Giacarta rischiano seriamente di finire sott’acqua. Ma già entro il 2050, senza provvedimenti drastici contro il pericolo di inondazioni, l’IPCC segnala danni tra 1.600 e 3.200 miliardi di dollari per 136 grandi città costiere. Tra le più colpite ci sono anche New York, Mumbai, Tokyo, Shanghai, Miami, Rotterdam, Città del Capo».

L’inchiesta di Gabanelli e Tortora, almeno nel mondo dorato dei grandi mass media, rappresenta purtroppo una rarità per l’Italia.

Al contrario, soprattutto, della stampa anglosassone che analizza, approfondisce e documenta gli effetti dei cambiamenti climatici da tempo con vero piglio scientifico. La BBC ha lanciato l’allarme in questi giorni sull’aumento dei giorni con temperature superiori ai 50 gradi, raddoppiati nei dodici mesi dagli Anni Ottanta ad oggi. Mettendo a rischio sempre più anche la salute umana.

Il 25 Luglio il Guardian https://www.theguardian.com/environment/2021/jul/25/gaya-herrington-mit-study-the-limits-to-growth  ha pubblicato la notizia dell’avvio di uno studio partito dal «Club di Roma» che riprende «I limiti dello sviluppo» del 1972. Le conclusioni, scrive il Guardian, sono desolanti: i dati attuali sono allineati a quelli del 1972 e lo sviluppo economico potrebbe arrestarsi entro la fine di questo decennio e, nello scenario peggiore, entro i dieci anni successivi arrivare il collasso definitivo. Venti giorni prima un articolo del quotidiano https://www.theguardian.com/science/2021/jul/05/sixty-years-of-climate-change-warnings-the-signs-that-were-missed-and-ignored  sottolineava come veniamo da «sessant’anni di allerta sul cambiamento climatico» con «segnali mancati (e ignorati)» e «gli scienziati che collegavano i combustibili fossili al cambiamento climatico» che già negli anni sessanta «furono liquidati come profeti di sventura».

Nel 1974 persino la CIA produsse uno studio che arrivò ad una «diagnosi drammatica»: i cambiamenti climatici avrebbero causato l’aumento esponenziale di migrazioni e guerre.

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