Carbone avvelenato a Taranto

DALLA PARTE DEGLI "ULTIMI" E DI CHI NON HA VOCE. Se il decreto venisse convertito in legge la situazione di Taranto potrebbe ulteriormente peggiorare. I tarantini non molleranno mai, instancabili difensori della loro terra. Ma adesso occorre una netta inversione di tendenza: investire nella bonifica e realizzare un piano industriale che metta al primo posto la salute e non più il denaro.

Carbone avvelenato a Taranto
(immagini dalla pagina fb di Associazione genitori tarantini)

In un momento in cui la pandemia tiene banco e i cittadini sono preoccupati e distratti dalla questione sanitaria,il governo dei migliori riesce ad infilare nel famigerato decreto milleproroghe tutto e il contrario di tutto. La politica muove i fili di un paese sempre più in confusione, spesso destinato a pagare a caro prezzo scelte scellerate fatte esclusivamente per favorire gruppi di potere, interessi privati, sistemi economici.

Tra le tante cose inserite in un decreto immenso e sconosciuto ai più, c'è una parte dedicata all'ex Ilva di Taranto. Quello che si prospetta ha del surreale.

Come sempre i cittadini tarantini portano avanti una lunga e difficile battaglia a tutela della propria salute, in una terra avvelenata dai fumi tossici di un sito siderurgico che, a quanto pare, sta molto a cuore ai politici locali e nazionali, più di quanto non lo siano la salute e la sopravvivenza dei tarantini stessi.

Ecco allora che una manina, veloce e ben orientata, ha inserito nel decreto (non ancora convertito in legge), una serie di modifiche relative ai fondi da investire su Taranto: ipotesi che fanno veramente rabbrividire, ma vediamole nel dettaglio.

E’ fatta richiesta che i fondi, precedentemente stanziati per la bonifica del sito siderurgico ex Ilva, vengano dirottati sulla produzione e parliamo di 575 milioni; si prospetta una revisione dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) qualora venga rivista la Valutazione del danno sanitario (VDS), dato che l’azienda (Acciaierie d’Italia) si è rivolta ad esperti in epidemiologia per rimettere in discussione proprio la VDS; altra questione legata alla produzione è la prospettata accelerazione dei ritmi di sfornamento coke che comporterebbe, inevitabilmente, una maggiore emissione di sostanze tossiche nell'aria.

Ancora una volta la salute pubblica viene calpestata in nome del guadagno e della produttività a tutti i costi.

La vita delle persone scende nella classifica delle priorità della politica; Acciaierie d’Italia non si fa problemi e chiede al “super” Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani (che definisce radical chic gli ambientalisti) di declassare il rischio cancerogeno da non accettabile ad accettabile.

Naturalmente, scopo ultimo per l'azienda, è quello di evitare una riduzione della produzione di coke e acciaio,per continuare a produrre senza restrizioni, pur in presenza di una drammatica e ampiamente certificata situazione ambientale. L'entrata dello Stato nella proprietà avrebbe dovuto essere una garanzia almeno in termini di tutela della salute e della salubrità del territorio, ma allo stato dei fatti questa sembra rimanere una mera illusione.

Inutile ribadire la fondatezza delle preoccupazioni dei cittadini di Taranto di fronte a dati sanitari stranoti, alle gravi malattie che colpiscono la popolazione, alle pesantissime ricadute sui bambini in quanto soggetti fragili e maggiormente esposti ai veleni sprigionati dai camini dell’acciaieria. Altissimo il numero dei decessi rispetto al dato nazionale.

Poche settimane fa la città è stata oggetto di studio e analisi da parte di relatori inviati dall'Onu che si sono confrontati con istituzioni, medici e società civile. Il loro rapporto su inquinamento e sulla violazione dei diritti umani a Taranto, ha ribadito le gravi criticità emerse,poi esposte alle autorità competenti per richiamare ancora una volta il Governo italiano alle proprie responsabilità.

Il 5 gennaio i tarantini si sono ritrovati in piazza, sotto un grande manifesto illustrato nel quale, una befana arcigna, getta carbone e ceneri sui bimbi della città: quello che accade quotidianamente da anni.

Bambini costretti a respirare i fumi che colorano il cielo di Taranto di un veleno rosso; bambini costretti a sottoporsi a cure dolorosissime che condizionano pesantemente gli anni della spensieratezza e del gioco; quelle troppe morti che condannano i genitori alla sofferenza più grande che possa esistere. Chissà cosa risponderà il Ministro Cingolani alla alla associazione Peace Link che gli ha inviato l'ennesimo report relativo ai valori sulle emissioni registrate dalle centraline di rilevamento per il mese di dicembre: si registra un gravissimo sforamento nel quartiere Tamburi quello più a ridosso dello stabilimento. Dati allarmanti in un quartiere nel quale i bambini presentano un quadro di ritardo cognitivo e danni al neurosviluppo, se paragonati ai coetanei che vivono lontani dalla fonte inquinante rappresentata dall’industria.

Scrive Alessandro Marescotti dell'associazione: “In questo dicembre vengono registrati valori mai rilevati nei mesi di dicembre degli anni precedenti. Come si può vedere dall'andamento del grafico, assistiamo ad un aumento del benzene nel quartiere Tamburi quando il benzene aumenta nella cokeria dell'impianto industriale.” 

Se il decreto venisse convertito in legge la situazione di Taranto potrebbe ulteriormente peggiorare. I tarantini non molleranno mai, instancabili difensori della loro terra. Ma adesso occorre una netta inversione di tendenza: investire nella bonifica e realizzare un piano industriale che metta al primo posto la salute e non più il denaro.

 

 

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