Che ne sarà della Torre di Chia, rifugio di Pier Paolo Pasolini?

Ai piedi di tale Torre, Pasolini fece costruire la sua "casa luce" come lui stesso amava chiamarla: la struttura fu costruita con l'intento di non rovinare ciò che avesse intorno, bensì di accarezzarlo e rispettarlo. Pasolini in questo luogo trovava la sua intimità, le sue energie e soprattutto la sua amata solitudine. Conosceva gli abitanti della frazione e creò una squadra di calcio per i ragazzi.

Che ne sarà della Torre di Chia, rifugio di Pier Paolo Pasolini?
Pier Paolo Pasolini a Chia
Che ne sarà della Torre di Chia, rifugio di Pier Paolo Pasolini?

Ci sono posti destinati ad essere mete, arrivi e case destinate ad essere inizi, intimità, rifugi.

Pier Paolo Pasolini aveva trovato la sua fuga dal mondo nella Torre di Chia. Fu amore a prima vista tra il regista e quella Torre (risalente al 1200) che si trova in una frazione di Soriano, nel Cimino in provincia di Viterbo. Pasolini girò la scena del battesimo ne Il Vangelo Secondo Matteo (1964) nelle Cascate del Fosso di Castello di Chia e, proprio girando quelle scene, rimase folgorato e decise così di comprare la Torre di Chia, riuscendo nel suo intento nel Novembre del 1970: finalmente Pasolini avrà il suo agognato rifugio.

Ai piedi di tale Torre, Pasolini fece costruire la sua "casa luce" come lui stesso amava chiamarla: la struttura fu costruita con l'intento di non rovinare ciò che avesse intorno, bensì di accarezzarlo e rispettarlo. Pasolini in questo luogo trovava la sua intimità, le sue energie e soprattutto la sua amata solitudine. Conosceva gli abitanti della frazione e creò una squadra di calcio per i ragazzi.

Nel suo rifugio Pasolini riceveva anche i suoi amici più cari come Laura Betti, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola. Chi è entrato nelle stanze di Chia ricorda la cucina piccolissima, poiché a Pasolini non interessava cucinare per poi passare nell'abbraccio delle grandi vetrate che coinvolgevano il panorama. La sua Torre sarà custode della stesura di Petrolio (Einaudi, 1992) e di Lettere Luterane (Einaudi, 1976). Dino Pedriali, con la sua macchina fotografica, catturerà per sempre gli ultimi giorni di vita di Pier Paolo Pasolini nella sua Torre. Il 31 Dicembre 1974 sempre nella sua Torre di Chia, ignaro di ciò che gli sarebbe accaduto nel 1975, lo scrittore festeggerà la vigilia di capodanno. Lo stesso Pasolini scriverà nel Poeta delle ceneri (1966) dei versi dedicati a questa torre che oggi è soltanto un casale. 

[...]Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,
che io vorrei essere scrittore di musica,
vivere con degli strumenti
dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare,
nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto
sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta
innocenza di querce, colli, acque e botri,
e lì comporre musica
l’unica azione espressiva
forse alta, e indefinibile come le azioni della realtà...

Ad oggi ci chiediamo, considerato lo stato in cui versa la struttura, che cosa può fare il singolo cittadino per difendere questa bellissimaTorre? Difendere ogni singola pietra, certamente. Ma non basta. Nel 2018 la dimora ha rischiato di diventare una casa vacanze e dal 2019 la casa luce è aperta una volta al mese al pubblico. Oggi leggiamo che è in vendita.

Che ne sarà? Chi proteggerà questo rifugio? Di chi potrà essere se non della cultura?