Che ridere/3

IL RACCONTO A PUNTATE. Terza Parte/ «I veri problemi, sono spuntati, come le orecchie appuntite dei lupi mannari, con il periodo dello sviluppo. La mia pelle, che fino ad allora era stata lisca come una pesca, in pochi mesi si riempì di peli ricci e neri. Per non parlare del viso, della voce, di tutto. Per me fu uno shock. Anche il mio primo orgasmo lo fu: non mi piacque per niente; ne rimasi quasi schifata. Solo con il tempo ho imparato a masturbarmi per il solo gusto.»

Che ridere/3

L'altro giorno, a casa dei miei, mi sono sentita amata, sono stata bene. Sarà perché da quando sono andata a vivere per fatti miei, mamma e papà, li vedo saltuariamente: un paio di volte al mese, diciamo. Sarà perché, da quando mio fratello si è sposato e ha regalato loro ben due nipotini, sono concentrati solo sui pargoli. Sarà perché... non so nemmeno io cosa, ma sono davvero molto tranquilli e non mi fanno più domande scomode e del cavolo che ogni genitore, in situazioni simili, farebbe. Ma come dagli torto?

Ovviamente, quando vado da loro, porto sempre con me Eleonora e vesto con abiti non molto succinti, senza rinunciare ai tacchi, ma lascio un pezzetto di spazio anche per Giacomo. In fondo, è stato lui a vivere tutti i malumori, tutte le paturnie, tutti i dolori dell'anima e i pianti di fronte al mare quando nessuno sembrava capirlo.

Lui, c'è e ci sarà sempre, ma starà in un angolo e osserverà che la donna da lui sbocciata, non si faccia male, almeno non troppo. Difficile però non farsi male, visto che quando si tratta di sentimenti non sono capace di capire niente e vado, categoricamente, a ficcarmi in situazioni più grandi, e inerpicate, delle Dolomiti e più turbolente del filo conduttore che lega le vicende dei poemi che si rispettino. Ebbene sì, lo ammetto: non sono capace di distinguere, almeno a pelle, l'orco cattivo dal principe azzurro; ammesso esista questa figura fiabesca che, in sella ad un cavallo bianco, arrivi a salvare le principesse dal male. Quindi, per evitare tutto ciò, preferisco osservare da fuori e lasciare al tempo il modo di scegliere, al mio posto, questa figura catartica che ogni principessa sogna d’incontrare. In fondo, a più di trent'anni, sono troppo cresciuta per giocare alla Cenerentola della situazione e sperare che, il principe azzurro, venga a mettermi la scarpina perduta. Che poi, per essere una donna, ho una fetta di piede non indifferente. Infatti, faccio sempre troppa fatica a trovare scarpe della mia misura.

Ogni volta che entro in un negozio e m'invaghisco di un paio di tacchi vertiginosi, devo prima fare i conti con le zavorre numero quarantatre che mi ritrovo. In più di qualche situazione, ho dovuto rinunciare al sogno di saltellare proprio sul modello che mi sarebbe piaciuto indossare, ma pazienza: la vita non si riduce ai soli tacchi anche se aiutano a fare la felicità. Anzi, dicendo tutta la verità, per me, i tacchi, sono la conquista più grande di cui questo cielo mi ha visto protagonista. I tacchi, mi aiutano a restare sospesa nel vuoto dei sogni che custodisco dentro fin da quando ero piccina.

Eh, ma da bimba ero totalmente fuori dalle righe generali che pretendevano, e pretendono ancora, senza indugiare, di uniformare ogni generazione alla formattazione della precedente e così via. Che tristezza non riuscire a togliere queste fottute ancore!

Sono stata una bambina sempre piena di idee che venivano sopraffatte, ogni santissimo giorno, da tutte le paure inculcatemi in testa dalle zavorre arrugginite dei discorsi “dei grandi” che di grande, non avevano niente se non l’età sulla carta d’identità. Tuttavia, ho sempre trovato il modo di coltivare i miei ideali, crescendo con essi. Per esempio, durante i pomeriggi degli anni delle medie, mentre mamma e papà erano a lavoro nel loro negozio di pelletteria e Frank, mio fratello, era a fare il tempo pieno alle elementari, finiti i compiti, aprivo l’armadio della camera dei miei e lasciavo correre la fantasia.

Così, tra un abito di seta e una vestaglia da notte elegante, tra collant e pellicce, tra gioielli e trucchi, la donna che in me era sopita, cominciava ad avere la sua identità ben delineata; sempre più delineata. Quelli sì che erano momenti spensierati dove, il mondo fuori, non esisteva e tutto sembrava una danza libera e infinta. Ah, passavo ore, dopo essermi vestita, a scegliere le scarpe giuste davanti allo specchio. Mi sono sempre piaciuta e mi piaccio allo specchio! Mi sento una gran gnocca!

Tutto sommato, ho avuto un’infanzia e una pre-adolescenza serene. I veri problemi, sono spuntati, come le orecchie appuntite dei lupi mannari, con il periodo dello sviluppo. La mia pelle, che fino ad allora era stata lisca come una pesca, in pochi mesi si riempì di peli ricci e neri. Per non parlare del viso, della voce, di tutto. Per me fu uno shock. Anche il mio primo orgasmo lo fu: non mi piacque per niente; ne rimasi quasi schifata. Solo con il tempo ho imparato a masturbarmi per il solo gusto.

Ma come già detto, lo faccio da sola e possibilmente di notte e al buio. Però, sento la necessità d’essere dominata, a letto ovviamente, perché, a fare sempre da sola, alla lunga, non è molto soddisfacente. 

Ho un'amica del cuore anch'io. Si chiama Elisir. Anche il suo nome, come il mio, inizia con la lettera E. anche lei è una donna trans, ma al mio contrario, ha un compagno. Mi dice spesso che si sono conosciuti sui social e si sono piaciuti subito.

Sostiene che, per lui, le sue gambe muscolose, i piedi importanti, gli zigomi quadrati, la voce grossa, non sono un problema; perfino i genitali non sono un problema per il compagno. La cosa non mi stupisce, perché sono dell'idea che, quando si è innamorati davvero, si ama senza preclusioni. D'altro canto, però, non capisco cosa ho io di sbagliato per meritare la solitudine del cuore. Quindi, la domanda giusta, a questo punto, dovrebbe essere più o meno questa: cosa ho, incarnato nel mio essere, di tanto sbagliato da farmi risultare trasparente? Bah! Quesito difficile, vero? Avrei mille sfumature per poter argomentare una risposta, ma in questi giorni non ho la testa per farlo: sono troppo presa dalle lezioni di yoga che assorbono tutto il mio tempo libero. Lo so, visto da fuori, lo yoga, potrebbe sembrare una paraculata, un nascondiglio perfetto dove riporre ogni timore, ma non è così. Sono abbastanza cresciuta e intelligente per capire se, e quando, è il caso di approfondire discorsi, esporre concetti, avanzare proteste, assecondare lamentele. E di lamentele, ne ho pieno l’ossigeno del cervello.

Appurato questo, preciso e ribadisco che nessuna donna è bella tanto quanto la sottoscritta. Tolta Sophia Loren che è inarrivabile e inimitabile, farei invidia alle icone femminili del cinema mondiale. Che soddisfazione!

Con Elisir ci vogliamo bene e tanto pure, soprattutto perché siamo in simbiosi perfetta. Lei è un'amica perfetta! Avrei tanto voluto un’ amica così nei momenti più bui della mia vita, ma pazienza; meglio tardi che mai. In fondo, devo tutta la forza che ho proprio a quel periodo impastato con il tempo passato, ormai andato, a piangere, a non capire più niente. Però, mi sono fortificata come le radici di una quercia. Sono una donna forzuta e sono viva da morire. Eh, giusto per intenderci meglio, la forza che ho, non l’ho mai allenata o stimolata in palestra, perché non sono per nulla sportiva, ma ho trovato un’allenatrice di caratura superiore a tutto l’acciaio, distribuito tra i pesi, di un qualsiasi centro sportivo. Come si chiama l’allenatrice in questione? … Vita; si chiama Vita e bisogna stare attenti a non trattarla male.

In genere non sono una persona attacca brighe e casini vari. Di natura, sono pacifica, ma nessuno può permettersi di trattarmi come una signorinella da bordello e zapparmi la terra sotto i piedi, perché potrei azzannare peggio di una vipera. Non ho mai accettato di cedere a ricatti, indossando “abiti di maniera” alcuni troppo stretti e bellissimi, ma altrettanto distanti dal mio mondo fatto di acqua, sale ed esseri umani.

Camminando tra la gente, negli anni, ho trovato il mio equilibrio e lo difenderò nelle aule di qualsiasi tribunale o teatrino abbia l’ardire di metterlo in discussione. Ho faticato troppo per centrarmi almeno un po’ e non intendo svendermi ai voleri di chicchessia. Ho molti sogni per restarmene sempre a dormire in panchina. Aver trovato un mio equilibrio, mi inorgoglisce tantissimo anche se, a volte, ho le vertigini per quanto alto è. Ma sì, lasciamo pure correre la presunzione, ovvia in questo caso.

Però, non è semplice stare in vetta e cercare di non sbagliare mai anche se, uno sbaglio, è concesso a tutti. Esatto, a tutti, tranne che a me. Perché? Semplice! Perché, io, non posso sbagliare, altrimenti, verrebbe meno la mia credibilità verso la mia stessa veridicità. Non sopporterei il dover ricominciare tutto da capo, non saprei come fare. Ho sempre preteso tanto da me stessa e non inizierò ora a essere meno esigente!

 Comunque, ritornando alla gente, c'è da specificare che l'amo prima ancora di farmela piacere. Verso essa, non provo mai odio ed i rancori non so, neppure lontanamente, cosa siano. Forse, l'unica persona verso cui ho qualche remora, ma solo perché si è presa la mia verginità in modo schifoso, approfittando di me nel bagno del suo locale, è quel maledetto del gelataio: un malato di sesso, sempre a caccia di "carne fresca", nonostante sia sposato, con figli e nipoti. Povera moglie, la piango!

Terza parte/continua