Che ridere/4

IL RACCONTO A PUNTATE. Quarta parte/ «

Che ridere/4

…Quella mattina, mi trovavo al mare con la mia famiglia. Avevo poco più di sedici anni. Sebbene fossi ancora Giacomo e non mi riconoscevo in un uomo, ero davvero un bel bocconcino. Sulla spiaggia ero l’attrazione per molte ragazzine e anche per tantissimi uomini gay. Io, non me ne rendevo conto al cento per cento, ma con il senno di poi, è andata bene così, altrimenti, le mie giovani frustrazioni non avrebbero fatto altro che crescere e sotterrarmi prima dei cento anni. Perché, che si sappia, Eleonora, camperà cent'anni tondi, proprio come Freya Stark, la grande scrittrice.

Ricordo che andai a fare la pipì, nel bagno della gelateria. Tutto d'un tratto, mi sentii afferrare con violenza. Poi, il buio sul mio giovane dolore. Mi pagò come una puttanella. Con quei soldi comprò il mio silenzio e la cosa che, ancora a distanza di tanti anni, mi fa incazzare è il mio aver accettato quel denaro. Mi lavai il viso e tornai in spiaggia a giocare a fare i tuffi. Quel giorno di luglio, fui vittima di uno stupro.

Quell'evento mi ha segnata, rendendomi vittima di un circolo vizioso che da sempre esiste e per sempre esisterà se, chi subisce questa violenza che va oltre ogni volontà e istinto umano, non avrà il coraggio di posare, realmente, gli attributi sul tavolo. 

Conclamato il mio stupro c'è da dire che, un'altra cosa che mi annoia da morire è la politica. Non ci ho mai capito molto, quasi zero in verità, e mi snerva da matti quando, non sapendo come passare la serata, magari piovosa e fredda, accendo la televisione e non c'è altro da vedere se non politica, e ancora politica su politica. Che nervi! Però, faccio subito a rimediare: spengo la televisione; il resto lo fanno un buon bicchiere di cognac, uno smalto nuovo appena comprato, quindi, da provare e mi godo la tranquillità del dolce far niente. Così, in pochi minuti, mi ritrovo a pensare a come sarebbe bello vivere in una spiaggia bianca dei Caraibi, dove fa sempre caldo, dove nessuno mi guarderebbe come la marziana della situazione, dove sarei sempre bella abbronzata senza il bisogno di spendere centinaia su centinaia di Euro per lampade solari per non incorrere nel rischio di arrivare alla bella stagione estiva bianca come una mozzarella di bufala che galleggia nel suo siero. Questo, non lo sopporterei, perché una donna abbronzata è sempre il top e non teme confronti.

Mi piacerebbe davvero vivere ai Caraibi non solo per appagare il mio ego da esteta, ma, e soprattutto, per mandare una cartolina alle "principesse sul pisello" che hanno reso gli anni del liceo i più brutti della mia vita. Ero terrorizzata da loro, dai loro dispetti e ricatti. I loro indirizzi ce li ho e so che fanno le sfigate. Sognavano il lavoro in magistratura o alla cattedra e, invece, a chi è andata meglio, si ritrova a spalare cacca di mucca all'azienda agricola del marito. Che bell’ossimoro gli ha servito la realtà! Ci godo come un cane con l’osso in bocca: che si sappia! Sulle cartoline di quelle quattro oche da cortile, scriverei "ehilà oca, come ti butta la vita? Io me la godo su una spiaggia! Baci stellari". Sarebbe davvero bello, ma non posso farlo perché, le spiagge dei Caraibi, non le ho viste neanche sulle cartoline, ma solo sui libri o sui documentari. Pazienza.

Anche io sogno la pensione, ma può darsi non arrivi mai visti i tempi e l'età pensionabile che aumenta sempre più. Mi rendo conto da sola che, prima della pensione, devo aver maturato i contributi e, per una donna che lavora fissa da soli due anni, il traguardo è lontanissimo.

Nessuno mi ha mai regalato niente e tutto ciò che ho, me lo sono guadagnata sudando il doppio del normale. Questo non perché sono una donna trans, bensì perché sono, semplicemente, una donna e noi donne, nonostante siamo la creatura più bella di Dio, dobbiamo sempre dimostrare il doppio, se non il triplo, di un uomo per farci rispettare. Cambieranno i tempi? Noi donne verremo prese più in considerazione senza pregiudizi? Sono incognite, queste, alle quali non so rispondere e non voglio farlo. Non voglio rispondere per un solo motivo: mi sono esposta troppo negli anni e troppe bastonate e critiche ho ricevuto, senza poter avanzare difese.

Ora, preferisco restare in sordina e osservare quel che succede. Mal che vada, mi tengo ciò che ho; ma almeno non devo stare con il patema di essere licenziata perché ho fatto un reclamo, di essere aspettata fuori dal negozio e picchiata per aver sbattuto le ciglia a un bel ragazzo, di essere condannata agli estremi della società perché sono la "tipa strana". Ammesso che di società si possa ancora parlare. In realtà, la società perfetta, disegnata a misura sulle esigenze di ogni singolo individuo, non esiste. Su questo non ci piove e la Storia ne è la prima testimone.

Tuttavia, troppo spesso, i fatti di cronaca mi fanno vergognare di far parte di questa umanità. Ma è un problema mio, come è solo mio il disagio che provo al lunapark quando compro una buona bibita fresca e mi vergogno di berla con la cannuccia, così, per non essere costretta a superare questo stupido imbarazzo, al primo angolo, la butto a terra. Lo so: è un atteggiamento più che malato. Però non posso farci niente. Cosa compro a fare una buona bibita fresca al lunapark? Semplicissimo! La compro per sentirmi la diva della situazione mentre faccio la fila e tutti mi osservano. Mi piace essere osservata, soprattutto se indosso delle calze a rete che mettono in evidenza il mio favoloso stacco di coscia. Cosce come le mie, con dei quadricipiti prepotenti e slanciati, è difficile trovarle in giro.

Negli anni, sono diventata brava anche ad abbinare i colori, anche se quelli che preferisco sono il giallo con il nero, il rosa con il nero, ma più di tutti, l’abbinamento che preferisco è il rosso con il leopardato. Quest’ultimo accostamento cromatico mi fa sentire la regina della savana selvaggia in cerca di sfide, la dea del male incarnata nel bene, una rosa da annusare e carezzare, la vera scommessa che ho vinto. Vestirmi a macchia di leopardo mi porta fin sulle stelle e, lì, inizio a sognare tra le galassie e stringo amicizia con le nane rosse e bianche, con la cometa e, nella notte di San Lorenzo, con le stelle cadenti; anche il sole è mio amico.

Dopo essere stata tra le galassie, ritornando sul pianeta Terra, mi accorgo che non c’è colore che regga il confronto con la mia bellezza. Addosso a me, farebbe fatica ad emergere anche un tessuto ricamato in oro da tessitrici esperte, perché sono una perla rara, un diamante raffinato che aspetta solo di essere corteggiato. Ma dove sono i corteggiatori? Non ne vedo mica la fila, purtroppo! L’unica fila che vedo è quella sulla tangenziale. Odio il traffico, e le code interminabili, anche per andare a fare una semplice uscita di shopping, soprattutto quando ho più soldi da spendere e fremo per poterli esaurire. 

Sarei capace di tornare a casa con la carta di credito in negativo, quando si tratta di comprare vestiti e scarpe, per non parlare delle lingerie. Amo l’intimo e potrei uccidere per accaparrarmi l’ultima collezione di qualsiasi marca. Nei negozi di intimo, metto a tacere ogni perplessità e, se un reggiseno mi piace a tal punto da farmi provare orgasmi, uno dietro l’altro, alla sola vista, non mi creo problemi se ilcosto è pari a una cifra a più zeri a maggior ragione se è di pizzo nero. Bisogna gratificarsi per vivere bene con se stessi!

Fino a qualche anno fa mi piaceva tantissimo prendere la macchina, fare il pieno di gasolio che costava la metà di ora, schiacciare il piede sull'acceleratore, mettere la quinta e lasciare le gomme sull'asfalto. Percorrevo così, centinaia di chilometri.

Facendo questo, ho scoperto posti davvero suggestivi, oltreché bellissimi. Che bei ricordi. Una volta, mi sono beccata anche una multa e il ritiro di sei punti sulla patente. Sul verbale rilasciatomi da quel pezzo di uomo del vigile urbano, c'era scritto che avevo superato il limite di velocità di ben cinquantacinque chilometri orari in centro abitato. A pensarci bene, anche quella multa, l'unica fin'ora, della mia carriera alla guida, ha un posto nel cassetto dei bei ricordi. Non posso etichettare come un bel ricordo, invece, il lungo periodo della mia transizione, soprattutto per i dolori fisici che, riuscivo a lenire con quelli dell'anima che molti hanno usato come secchio della spazzatura, buttandoci dentro il loro vomito più schifoso e maleodorante. Dopo essermi comprata un paio di tette eccellenti e prosperose, dal chirurgo plastico, ho scelto un bel paio di labbra carnose. Le ho scelte così abbondanti in modo che potessero trattenere quando più rossetto possibile, proprio come la pasta rigata che trattiene il doppio del sugo rispetto alla sorella liscia. E io odio la pasta liscia! Dopo labbra e seno, ho deciso di ingrossare i glutei così da renderli più tondi e sodi e, in modo sfrontato, competitivi con le mie meravigliose spalle.

Poi, la svolta: il chirurgo, mi propose il laser per eliminare la barba. Non ci pensai due volte e, in diverse sedute, ripetute a intervalli regolari in più di un anno e mezzo, il mio viso divenne liscio, senza peli e senza bisogno di raderlo tutti i giorni o, addirittura, più volte al giorno. La scelta del mio futuro nome fu semplicissima: mia nonna si chiamava così.

Nonna Eleonora, era il mio mito. Oggi, sono esattamente nove anni che ha issato le vele ed è salpata verso orizzonti migliori. La sua morte fu una perdita catastrofica, almeno per me. Tuttavia, il pensarla felice mi ha aiutato a lasciarla andare; ma non è stato affatto facile. Sarebbe stato meno impattante camminare sui carboni ardenti come quei tipi strani che si azzardano a compiere giochi di prestigio: i così detti maghi. Mia nonna mi ha lasciato in eredità il suo lato migliore: l’anarchia.

Quarta parte/continua