Confische, a Seregno un solo bene destinato. «Col progetto pilota Anci, verrà adottato un regolamento»

CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. Parla il presidente della Commissione “Legalità” Davide Ripamonti (Pd): «Seregno ha aderito al progetto pilota di Anci per un percorso di valorizzazione dei beni confiscati nei vari Comuni: adotteremo un regolamento per definire la destinazione dei beni». Tre le situazioni individuate sul territorio e fatte oggetto di sopralluogo. Tempi lenti per l’impiego dei beni a fini sociali: «L’Agenzia va sollecitata. Altrimenti, diventa difficile riprenderli in mano». Il ruolo della Commissione? «Abbiamo gli strumenti e un sistema di controlli per arginare le infiltrazioni mafiose».

Confische, a Seregno un solo bene destinato. «Col progetto pilota Anci, verrà adottato un regolamento»
Davide Ripamonti, consigliere comunale e presidente della Commissione

Non poche sono le criticità riscontrate nella gestione dei beni confiscati in Brianza. Uno dei tanti è il caso di Seregno dove, secondo le stime di OpenRegio, risultano presenti 46 immobili confiscati. Tra questi si annoverano 15 appartamenti in condominio, 18 box e garage, una casa di cura, due laboratori, un negozio e 6 terreni. A completare il quadro, ci sono anche 2 aziende: un esercizio commerciale e una costruzione.

Per la maggior parte, sono beni di cui l’amministrazione comunale non conosce nemmeno l’esatta collocazione: a causa del lungo iter previsto per l’emanazione dei decreti di destinazione (a cui l’Agenzia dovrebbe provvedere una volta che la confisca diventa definitiva), si dilatano anche i tempi di attesa per una piena identificazione degli stessi beni.

Può capitare che un consigliere o un’associazione si accorga dell’esistenza di un bene confiscato sul territorio comunale, e induca quindi il Comune a sollecitare l’Agenzia all’avvio delle procedure per l’acquisizione. Di norma, però, l’amministrazione ne viene a conoscenza solo al momento della destinazione. Col risultato che passano anni prima che qualcosa si muova. Così, le possibilità di recuperare utilmente le proprietà inquinate dal cancro mafioso si assottigliano sempre più.

Dei 46 beni confiscati nel territorio di Seregno, solo uno è stato destinato dall’Agenzia: un bilocale di 51 mq in via Maroncelli 20 (sopra nella foto), acquisito al patrimonio indisponibile del Comune per effetto della delibera del Consiglio comunale n. 28 del 23 maggio 2017. Data simbolica in un momento altrettanto simbolico: otto giorni prima, infatti, il nome di Seregno compariva nelle carte dell’operazione ‘Security’ coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Milano e condotta dalla Gdf e dalla Squadra Mobile contro 15 tra imprenditori e faccendieri accusati di contiguità con il clan Laudani, originario del catanese ma con interessi nei floridi appalti del Nord. Affari gestiti perlopiù attraverso un gruppo di società e cooperative con sede a Cinisello Balsamo. È in questo contesto che il Centro Sportivo Polaporada, con un bando del valore di 400mila euro, sarebbe passato alla storia come l’“affare Seregno” (di certo non il primo né probabilmente l’ultimo).

Quanto all’appartamento di via Maroncelli, il Comune di Seregno indiceva poco dopo l’acquisizione un bando per manifestazione di interesse alla stipula di una convenzione per l’utilizzo dell’immobile a fini sociali, e in particolare per far fronte all’emergenza abitativa. Ad aggiudicarselo è stata una cooperativa sociale di Monza attiva nei servizi di housing sociale, in virtù di una concessione in comodato d’uso gratuito del bene di durata triennale.

Oltre a questo bene, ci sono altri 3 siti nel territorio seregnese di cui - si apprende dal verbale di una seduta della Commissione “Legalità” datato 13 febbraio 2020 - risulta nota l’ubicazione: un capannone in via Marsala/Calatafimi e due complessi di appartamenti in via delle Grigne e in via Adige.

«Sono immobili che abbiamo già sottoposto a sopralluogo tecnico e alla verifica dell’eventuale presenza di persone», ha spiegato a WordNews il consigliere comunale Davide Ripamonti (Pd), presidente della Commissione “Legalità”.

A che punto è adesso la situazione? «A seguito di questa verifica, è stata inviata all’Agenzia dei beni confiscati una relazione sullo stato degli immobili. Poi l’Agenzia, una volta acquisita la documentazione, farà il passaggio successivo, che è quello della manifestazione d’interesse sulla base della quale il Comune può acquisire questi beni al proprio patrimonio indisponibile. Noi siamo in questa fase».

Una fase che si trascina ormai da un anno, benché in occasione della stessa seduta del 13 febbraio 2020 Ripamonti avesse proposto di «fare pressione verso l’Agenzia» per un disbrigo celere della pratica.

Sempre un anno fa, però, Seregno insieme ad altri Comuni aveva preso già qualche iniziativa. «Riguardo ai beni confiscati - prosegue Ripamonti - abbiamo aderito al “progetto pilota” lanciato da ANCI Lombardia, in cui noi siamo stati scelti come ente-pilota per creare un percorso condiviso e sostenibile attraverso la definizione di un regolamento, da adottarsi a livello comunale sulla base di un modello predisposto da Anci, per la valorizzazione e la destinazione dei beni al patrimonio indisponibile dei Comuni. Per cui abbiamo adesso terminato la prima fase, relativa al regolamento, alla fine di gennaio. Quindi, i referenti del Comune appositamente individuati hanno partecipato a quest’attività di Anci. Noi stiamo trattando adesso la fase successiva, per l’adozione vera e propria del regolamento. Detto questo, in tutto questo tempo non siamo rimasti fermi. Tutt’altro. Ciò a cui puntiamo è arrivare ad avere dei beni confiscati sul nostro territorio che possano diventare patrimonio del Comune. Questo è l’obiettivo che la Commissione “Legalità” si è posta, e che mi auguro possa portare termine in questa amministrazione. Purtroppo, non è così semplice né scontato il percorso che c’è da seguire».

Quali informazioni ha a disposizione la Commissione sugli altri beni? «Il Comune ha stilato un elenco dei beni confiscati, che aggiorna periodicamente. Però quelli di cui noi abbiamo contezza, e in questo momento abbiamo fatto la verifica, sono quelli riportati nel verbale di cui ho detto. Nell’elenco viene indicato il tipo di immobile, ma non è specificato dove si trovi, a chi appartiene, ecc.».

Quali sono le intenzioni del Comune riguardo agli altri 43 beni? «Le strade percorribili - osserva Ripamonti - sono quelle previste dalla legge sui beni confiscati, quindi il mantenimento del bene alla proprietà del Comune o la concessione del suo utilizzo a enti o associazioni per scopi sociali. Tutto dipende dall’esito del progetto pilota a cui il Comune di Seregno ha aderito. Il progetto, come ho detto, è giunto al termine della prima fase, la stesura del regolamento. Per cui nel regolamento che andremo ad approvare in Consiglio comunale verrà specificato il tipo di destinazione a cui possono essere assoggettati i beni confiscati. Prima, però, faremo un passaggio in Commissione, una volta che il regolamento sarà definito e si potrà apprendere cosa andrà a regolamentare rispetto al bene confiscato. Quando il regolamento sarà pronto, convocherò la Commissione».

Al di là della ristrutturazione dei beni fatiscenti, che rappresenta comunque un costo non indifferente per le casse comunali, non converrebbe magari percorrere la via del contributo regionale a ristoro delle spese sostenute per la messa a nuovo del bene e, in second’ordine, “scaricare” i costi di gestione, manutenzione, ecc. sull’associazione o sulla cooperativa che si aggiudichi la concessione?

«Questi aspetti - dichiara Ripamonti - dipenderanno ancora una volta dal regolamento e dalle intenzioni che il Comune manifesterà, al di là della convenienza più o meno economica che può significare concedere in uso il bene piuttosto che riservarlo alla proprietà del Comune. Comunque, l’obiettivo della confisca e della destinazione del bene è quello di ridare ai Comuni un patrimonio che in un certo qual modo è stato sottratto dall’attività criminale. Questo è l’aspetto più importante».

Concorda sul fatto che, nel contesto brianzolo, ci sia una conclamata inattuazione della legge sui beni confiscati? «Preferisco non entrare nel merito, sinceramente. Nel senso che quello che è importante è il valore della legge, il valore della confisca. Dopodiché ci sono i tempi lunghi della burocrazia, che sarebbe necessario accorciare, questo è vero. Spero che possano essere più celeri, perché effettivamente poi questi beni confiscati rimangono lì con tutto quello che ne può conseguire in termini di degrado, oltre alla conseguente difficoltà di riprenderli in mano».

A suo parere, la Commissione “Legalità” non dovrebbe occuparsi maggiormente di tutta quella serie di fenomeni trasversali, come il mondo degli appalti e del movimento terra, le licenze commerciali, le concessioni edilizie, tutti settori notoriamente permeabili agli interessi della criminalità organizzata? «Su questo fronte - è la risposta del consigliere Ripamonti - attraverso il Piano triennale anticorruzione, su cui a dicembre abbiamo fatto un primo incontro, possiamo dire che il Comune si sia dotato degli strumenti per intervenire e di tutto quel sistema di controlli che consente di arginare l’eventualità di infiltrazioni. Si aggiunga poi l’incontro che abbiamo fatto a maggio 2020 su “I movimenti e le strategie della ‘ndrangheta durante la pandemia”, con la partecipazione della dott.ssa Silvana Carcano, consulente della Commissione parlamentare Antimafia, e del giornalista sotto scorta Michele Albanese. Credo sia stato un incontro estremamente importante e valido, per affrontare appunto il tema degli affari della ‘ndrangheta in tempo di pandemia.

Sono state portate alla nostra attenzione da parte della Commissione parlamentare Antimafia alcune puntualizzazioni sui fenomeni di infiltrazione della ‘ndrangheta nella nostra economia, che abbiamo poi tradotto in concreto nell’invio al mondo imprenditoriale della zona di lettere con i vari recapiti telefonici, le mail, ecc. delle istituzioni e delle associazioni, per fare un lavoro di sensibilizzazione sul rischio di usura.

In occasione di questi eventi sono state spiegate, in particolare, le modalità di penetrazione della ‘ndrangheta negli appalti. E da lì, come amministrazione, a seguito di queste indicazioni, abbiamo partecipato e stiamo partecipando tuttora a un progetto di Anci sull’antiriciclaggio, per creare competenze specifiche in questa materia e consentire agli addetti ai lavori di inviare alla Uif (Unità d’Informazione Finanziaria, ndr) le segnalazioni di operazioni sospette.

Questi - conclude Ripamonti - sono dei temi che la Commissione ha affrontato, anche in occasione del primo incontro con gli esponenti degli sportelli “Riemergo” delle Camere di Commercio. Io e l’assessore alla Partita abbiamo provato a verificare le possibilità di una collaborazione. Perché, tanto nella convocazione della Commissione di febbraio, quanto nei contenuti che ne sono emersi, abbiamo subito notato i rischi di un rafforzamento del potere mafioso legato alla pandemia in tutti i settori evidenziati».

 

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