Costantino Visconti continua ad attaccare Nino Di Matteo e Saverio Lodato/4

PARTE 4. Venerdì 27 ottobre, alla facoltà di Scienze Politiche a Palermo, c'è stato un incontro organizzato da “Repubblica” dopo una lettera scritta da oltre 100 studenti qualche mese fa in merito alle sue dichiarazioni nell'intervista data a “Il Foglio”.

Costantino Visconti continua ad attaccare Nino Di Matteo e Saverio Lodato/4

Inizia adesso la parte clou dell'incontro.

Arrivano adesso le risposte del professore Visconti:

Antimafia della fuffa non è cosa mia. È un titolo del giornale. Il punto è lo Stato marcio. Le stesse cose che scrivete voi confermano l'idea che voi avete la visione dello Stato che non fa tutto la sua parte, che è inquinato e infiltrato. Perché dobbiamo girare attorno a questa cosa.

Assumetevi la responsabilità di questo punto che è pure quello di Di Matteo e Lodato che ovviamente non sono così rozzi da andare nelle scuole e dire lo Stato è marcio. Ma vanno nelle scuole su un punto, anche nelle dichiarazioni di Di Matteo rispetto al mio pezzo non dice nulla.

L'obiezione che io faccio di fondo è che questo cavolo di questo processo Trattativa, che è finito come è finito, ha dato l'idea e si è fatto in modo che desse l'idea di una trattativa permanente, che forse concentra lo Stato l'idea che tratta con la mafia. Il che ha un fondamento storico. Tutti noi dobbiamo prendere atto che è un problema risolto, almeno quello lì. Poi ci sarà il politico colluso, figurarsi. Ma sempre con una enormissima differenza in cui con il passato, nel quale lo Stato coabitava.”

Poi, in diverse battute con lo studente Jamil El Sadi in cui afferma che “parte dello Stato è marcio”, il professore afferma “Io non sono d'accordo siamo apposto. Io non sono d'accordo. Punto.” replica El Sadi “Quindi secondo lei parte dello stato non è marcio? “

No – afferma il professore e continua – questa è, basta. E se lo pensa Di Matteo, come io credo che lo pensi come voi, io discuto l'opportunità che Di Matteo e Lodato vadano nelle scuole.”; replica Jamil “perché dicono che parte dello Stato è marcio”; risponde Visconti: “Da soli non ci possono andare, ci deve essere qualcuno che gli spieghi che lo Stato...”.

Continua con gli interventi lo studente Luigi Tallarita:

“Voi avete parlato, giustamente, dio come si combatte la mafia del '92, la mafia degli anni '90. È giusto con delle manifestazioni e andare lì a dire questo è giusto e questo è sbagliato.

Adesso la mafia si è evoluta e si combatte in maniera totalmente differente. L'antimafia, quindi, non è più andare a dire lo Stato è colluso e marcio.

L'antimafia è lavorare, da un punto di vista di istruzione, affinché noi noi politici, dirigenti amministrativi del futuro possiamo renderci conto dove avviene la corruzione. L'antimafia si fa attraverso uno studio. Cosa fa Visconti nel dettaglio?”

Interviene adesso uno studente del professore Visconti:

“Ho sentito tanto parlare oggi ma non ho sentito nessuno parlare della criminalità di oggi. Oggi, effettivamente, questa criminalità si combatte di più fuori con i megafoni? Praticamente che facciamo ogni giorno?”

Interviene Andrea La Torre, studente delle scuole superiori:

“Parliamo di criminalità organizzata nelle scuole attraverso vari incontri, anche con il dottore Di Matteo anche su input degli studenti stessi; e mi dispiace che ci siano professori che ricoprono anche incarichi istituzionali, che possano dire che fino a che nelle scuole vengono invitati a parlare il dottore Di Matteo e il giornalista Saverio Lodato e [...] storce anche il naso.”

immagine tratta dal Giornale di Sicilia

Successivamente interviene il professore emerito Fiandaca, che dopo aver detto tutto ciò che ha fatto, afferma:

“Ho una curiosità. A vostro avviso, in un contesto come quello di oggi, io sarei legittimato a dire qualche cosa.

Vi dico con molta franchezza che mi ha molto colpito, certo non positivamente, la reazione aggressiva di due o tre giovani di quando io mi ero permesso di tentare di dire una cosa al proposito del concetto dell'antimafia della fuffa che è un'espressione, come tutte le espressioni sintetiche e ad effetto e certamente non dotata di valore conoscitivo, ma che è una espressione invalsa del linguaggio giornalistico.”