CoVID-19 e animali domestici: è possibile considerarli

Un grande dilemma che sta destando preoccupazione tra tutti i proprietari di animali domestici: il SARS-CoV-2 può essere trasmesso agli uomini da cani e gatti?

CoVID-19 e animali domestici: è possibile considerarli

Un grande dilemma che sta destando preoccupazione tra tutti i proprietari di animali domestici è il seguente: Il SARS-CoV-2  può essere trasmesso agli uomini da cani e gatti?     

Per rispondere a questa domanda è necessario fare una breve ma essenziale premessa sul Coronavirus.

In realtà CoVID-19 (dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" che indica l'anno in cui si è manifestata) è la malattia respiratoria provocata dal nuovo Coronavirus, che è stato battezzato SARS-CoV-2. Il nome, che corrisponde a "Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”, gli è stato dato dall'International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTVche si occupa della designazione e della denominazione dei virus). Quindi il CoVID-19 è, in realtà, la malattia respiratoria provocata dal nuovo Coronavirus.

Cos’è il SARS-CoV-2?  E’ una sottofamiglia di virus facente parte della famiglia Coronaviridae.  I coronavirus sono virus a RNA positivo, della grandezza dell’ordine dei nanometri e quindi non è possibile osservarli ad occhio nudo.                                                Al microscopio elettronico salta all’occhio la peculiare morfologia esterna del virus: l’aspetto a “corona”, da cui trae il suo nome. Questa struttura è fatta da numerosi “spike” (spicole) letteralmente chiodini, ossia delle glicoproteine che circondano la parte centrale del virus.  La proteina “Spike” detta anche “S” è quella che permette al virus di aderire alla membrana di una cellula ospite.

La famiglia dei Coronaviridae è classificata in quattro generi di coronavirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta- e Gammacoronavirus. Quelli di capaci di infettare l’uomo attualmente includono:

  • Alphacoronavirus: HCoV-229E e HCoV-NL63;
  • Betacoronavirus: HCoV-OC43, HCoV-HKU1, SARS-CoV, MERS-CoV e 2019-nCoV (ora denominato SARS-CoV-2);

Questi coronavirus sono noti per colpire le vie respiratorie e possono provocare una sintomatologia di diverso livello di gravità.

Ma da dove hanno origine? Molti di questi virus sembrano provenire da un serbatoio animale come il SARS-CoV che risiede nei pipistrelli e il MERS-CoV che è stato isolato nei cammelli. Il SARS-CoV ha scatenato tra il 2002 e il 2003 una grave sindrome respiratoria acuta, molto simile a quella dell’attuale CoVid-19.                                                                    Come già detto il SARS-CoV, probabilmente originato da pipistrelli, è stato trasmesso agli umani nei mercati aperti della Cina meridionale. I successivi focolai si sono verificati nel 2003 a Hong Kong, Hanoi, Toronto e Singapore e potrebbero essere ricondotti direttamente a un paziente “0” che ha contratto l’infezione e si è recato a Hong Kong. Un'epidemia mondiale è stata fermata attraverso gli sforzi dell'Organizzazione mondiale della sanità, che ha risposto rapidamente a questa minaccia emettendo un allarme globale, rigorosi sforzi di contenimento locale e creando una rete di esperti internazionali per combattere il virus.         Alla fine “solo” 8096 persone si ammalarono e 774 persone morirono.

Sono evidenti le strette correlazioni tra il SARS-CoV e l’attuale SARS-CoV-2.  Entrambi i virus hanno avuto probabile origine da un serbatoio animale che è stato trasmesso all’uomo, durante uno dei mercati aperti situato in Cina. Anche se non ci sono ancora prove scientifiche definitive, uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Virology, identifica il pipistrello “a ferro di cavallo” come la principale fonte del SARS-CoV-2. Esiste la possibilità che la trasmissione agli umani abbia coinvolto anche un ospite intermedio, e su questo ci sono ricerche in corso. Negli questi enormi mercati ci sono commerci illegali di animali selvatici vivi, che vengono venduti e macellati sul posto. Pur essendo una realtà limitata alla Cina occidentale, la promiscuità tra specie animali selvatiche e l’uomo facilità la trasmissione di agenti patogeni. Bisogna considerare che queste sono condizioni che normalmente non accadono, perché naturalmente nessun pipistrello o altro animale selvatico vive cosi in stretto contatto con l’essere umano.

Si arriva ad un’altra questione importante: come fa il Coronavirus a trasmettersi da una specie all’altra?

 Una delle caratteristiche principali del Coronavirus è la capacità di effettuare lo “spillover” ossia il “salto interspecifico”. Il salto di specie sarebbe il momento in cui un patogeno passa da una specie ospite a un’altra, in questo caso da animale a uomo. E’ probabilmente cosi che il SARS-CoV-2 è riuscito ad infettare l’uomo. Dunque è una caratteristica insita nella famiglia dei Coronaviridae, la capacità di trasmissione da una specie animale ad un’altra. Il Coronavirus riesce ad aderire alle cellule dell’epitelio respiratorio dell’ospite grazie alle sue proteine di superficie (Proteine “S” o “Spike”).             Si può immaginare che le cellule siano delle porte, ognuna delle quali ha dei recettori che fungono da serratura.  Le proteine S del Coronavirus sono le chiavi passepartout con le quali tenta di forzare le porte.                                                                                              Secondo uno studio pubblicato su Nature, la proteina S del virus sembrerebbe subire diverse mutazioni, che favorirebbero l’adesione ai recettori delle cellule del nuovo ospite. E di conseguenza permetterebbero il suo ingresso nella cellula per replicarsi. E’ come se le chiavi passepartout andassero incontro ad un rimaneggiamento per riuscire a sbloccare le serrature di nuove porte. In questo modo il Coronavirus riesce ad effettuare il salto di specie e ad adattarsi alle cellule del nuovo ospite.

Per rispondere alla domanda inziale, secondo l’OMS (Organizzazione Mondale della sanità) attualmente non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo nella diffusione del nuovo Coronavirus che riconosce, invece, nel contagio interumano la via principale di trasmissione. Il virus ha trovato territorio fertile nell’essere umano, avendo la vantaggiosa caratteristica di essere altamente contagioso. Questo insieme alla sua capacità di manifestarsi con una sintomatologia blanda o assente, ne aumenta la pericolosità.  Molte persone essendo paucisintomatiche o asintomatiche, ovvero sviluppando pochi o nessun sintomo, costituiscono la via di diffusione più dannosa.

Ad oggi gli animali domestici non possono essere considerati degli “untori” perché non ci sono prove scientifiche che possano dimostrarlo. Quindi avere il proprio animale in casa non costituisce un pericolo.

Ufficialmente fino ad ora sono solamente 4 i casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia: due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio. Inoltre è risultata positiva una tigre di 4 anni che si trova nello zoo del Bronx. In tutti i casi, gli animali sarebbero stati contagiati dai loro proprietari risultati positivi al Coronavirus. La stessa tigre era stata a stretto contatto con il guardiano dello zoo, asintomatico e risultato positivo. Questi dati fanno presupporre che gli animali domestici siano suscettibili al CoVID-19. Infatti possono sviluppare la malattia, anche se in forma molto lieve o asintomatica. Nei due cani e nel gatto osservati ad Hong Kong, l'infezione si è evoluta in forma asintomatica. Il gatto descritto in Belgio ha, invece, sviluppato una sintomatologia respiratoria e gastroenterica a distanza di una settimana dal rientro della proprietaria dall'Italia. L'animale ha mostrato anoressia, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie e tosse ma è andato incontro a un miglioramento spontaneo a partire dal nono giorno dall'esordio della malattia. 

Sono in corso studi per comprendere meglio la suscettibilità di diverse specie animali al virus SARS-CoV-2 e per valutare la dinamica dell'infezione nelle specie animali sensibili.

I risultati preliminari di studi di laboratorio suggeriscono che, tra le specie animali infettate sperimentalmente finora, i gatti sono le specie più sensibili al COVID-19 e sembra che riescano a trasmettere la malattia tra di loro. Anche i furetti e i cani sono risultati sensibili, ma meno rispetto al gatto. Il livello di crescita del virus nei cani era molto basso. Non è stata riscontrata la diffusione del coronavirus in nessuno dei cani né è stata trasmessa l’infezione ai cani vicini in gabbia. 

Tuttavia, si raccomanda comunque che le persone malate di CoVID-19 limitino il contatto con i propri animali. E’ importante implementare misure igieniche di base quando ci si prendere cura degli amici a 4 zampe. Ciò include il lavaggio delle mani prima e dopo essere stati in giro o aver maneggiato gli animali, il loro cibo, le ciotole e le cucce, nonché evitare di baciare, leccare o condividere il cibo. Il SARS-CoV-2, essendo un virus che colpisce le vie respiratorie, può resistere su alcune superfici per un certo periodo di tempo. Quindi particolare attenzione va posta all’igiene del cane al rientro dalla passeggiata. A causa di una cattiva informazione (e di uno scarso buon senso) alcune persone hanno disinfettato le zampe e il pelo dell’amico a quattro zampe utilizzando la candeggina. Essendo un prodotto irritante e caustico il risultato è stato quello di aver danneggiato gravemente la zona trattata. Secondo le linee guida fornite dall’OMS una pulizia efficace e non traumatica si ottiene con prodotti senza aggiunta di profumo (es. acqua e sapone neutro). Per il mantello si consiglia di spazzolarlo e poi passare un panno umido. Il rischio di persistenza sul pelo non è superiore a quello di altre superfici, quindi massimo 72 ore

Le persone che si trovano in quarantena domiciliare per CoVID-19 e hanno un cane, posso chiedere aiuto al vicino di casa o ad amici non conviventi per prendersene cura e portarlo fuori. Ovviamente avendo sempre l’accortezza di rispettare tutte le norme igieniche

Trattandosi di un virus nuovo, occorre intensificare gli sforzi per raccogliere ulteriori segnali dell’eventuale comparsa di malattia negli animali da compagnia, evitando tuttavia di generare allarmi ingiustificati.

Nonostante la sua via d’azione subdola, i riflettori scientifici di tutto il mondo sono puntati sul SARS-CoV-2 e la ricerca sta viaggiando velocissima, raggiungendo rapidamente ottimi risultati. Bisogna considerare che il virus ha fatto il suo ingresso da pochi mesi. Tutte le più importanti istituzioni scientifiche tra cui L’OIE nonché la FAO e l’OMS, stanno collaborando per raccogliere più informazioni possibili.