COVID e diritto allo studio: «È questo modello di scuola a dover essere ripensato»

MEDA. WordNews intervista Chiara Arioli, giovane rappresentante del collettivo studentesco “Curievolution” del liceo Curie di Meda. Sotto la lente il nodo - ancora da sciogliere - dei tanti problemi connaturati nel nostro sistema scolastico: «La pandemia non ha fatto altro che far emergere questi problemi. La DAD non è vera didattica: ci viene negato il diritto allo studio. Il ministro parla di futuro quando ci è stato tolto il presente. La scuola ha perso la sua funzione pedagogica: occorre costruire un nuovo modello di società».

«È da ormai oltre un anno che noi studenti viviamo una vera e propria crisi pedagogica: dall’inizio della pandemia da Covid, e quindi dalla chiusura delle scuole, è passato troppo tempo, e la situazione non fa altro che peggiorare. Noi studenti viviamo tutte le contraddizioni di questo periodo».

A denunciare lo stato di emergenza didattica ed educativa in cui versano le scuole superiori di Monza-Brianza e Como è la giovane Chiara Arioli, rappresentante del collettivo studentesco “Curievolution” presso il liceo “Marie Curie” di Meda e referente locale del gruppo OSA (Opposizione Studentesca d’Alternativa). L’abbiamo intervistata per poter fare luce sui problemi del sistema scolastico odierno, e non solo in tempo di pandemia.

Pandemia che, infatti - precisa la studentessa - «non ha fatto altro che accelerare, aggravare e far emergere tutti i problemi già presenti in questo modello di scuola. È da un anno e mezzo che il nostro diritto allo studio è compromesso, chiaramente per una mancata continuità didattica».

Problemi a cui la didattica a distanza non ha certo ovviato. «Perché chiaramente - denuncia Chiara Arioli - la DAD non è vera didattica, non è “scuola”, non può in alcun modo sostituire quella che è la didattica in presenza. Di più, c’è da dire che non erano “scuola” neanche quelle poche settimane di presenza che abbiamo fatto: non solo per la mancata socialità, ma anche e soprattutto perché siamo tornati fra i banchi di scuola senza recuperare tutta la didattica persa, ossia le lacune che, per forza di cose, abbiamo riscontrato. E, come se non bastasse, siamo stati inondati di valutazioni, di verifiche, di interrogazioni che abbiamo dovuto affrontare su nessuna base, o meglio sulla base di un diritto allo studio negato.

Infatti - specifica la Arioli - si parla anche della perdita da parte della scuola di quella che dovrebbe essere la sua funzione centrale, quella pedagogica, emancipativa, di formazione di un pensiero critico: questa funzione è stata messa all’angolo e sostituita da un modello di scuola che, come fine, ha la “valutazione”, ha le “competenze”. La scuola delle competenze è quella che è in perfetta linea con il modello di scuola dell’Unione europea e con le competenze che vengono richieste a noi, nuove generazioni, che saremo quelle classi lavoratrici che dovranno soddisfare quelle richieste. Tant’è che anche il nuovo Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha parlato molto di futuro dei giovani, però mi chiedo io: “quale futuro, se ci è stato tolto anche il presente?”. È un futuro che noi giovani non vediamo».

È in questo stato di cose che, negli anni, è emersa tutta l’inadeguatezza dello Stato a soddisfare i reali bisogni educativi di chi la scuola la vive. Motivo per cui, secondo la giovane militante, l’iniziativa per cambiare veramente le cose deve partire proprio dagli studenti: «Noi giovani abbiamo un’esigenza che è quella di un modello di scuola diverso, proprio perché la funzione centrale della scuola non deve essere quella delle “Invalsi”, dell’“autonomia scolastica”, dell’alternanza scuola-lavoro, delle competenze. Dev’essere la “scuola delle conoscenze”, che ci deve preparare a vivere nella società. Dev’essere uno scambio di idee, idee volte al bene della collettività, cosa che anche negli ultimi anni abbiamo visto in un certo senso calpestata.

Perciò - dichiara la Arioli - la necessità è proprio quella di ripensare a 360 gradi, radicalmente, questo modello di scuola. Sappiamo che questo compito spetta a noi, a chi la scuola la vive, spetta agli studenti, ma - se vogliamo - occorre anche in generale ripensare un’idea di società che possa mettere al centro le esigenze della popolazione, le esigenze della collettività. Questo, ovviamente, spetta a tutti coloro che subiscono sulla propria pelle le contraddizioni, e che devono poi pagare il peso e le conseguenze di questa crisi pandemica, che è poi, per forza, anche una crisi sociale. Si tratta quindi ora di confrontarci, partire dalla discussione e dal dialogo per poi organizzarci all’interno delle scuole come in ogni luogo per ripensare una società diversa e costruirla giorno dopo giorno».

D’altra parte, è anche vero che la DAD si è rivelata un surrogato di certo perfettibile, ma comunque indispensabile per assicurare un livello dignitoso di continuità nella programmazione scolastica, specie nei periodi di lockdown generalizzato. Oltre che - chioserebbero magari alcuni - una forma di innovazione e digitalizzazione dell’educazione, proiettata verso il futuro. «La didattica a distanza - afferma in proposito la rappresentante di Curievolution - è stata necessaria, forse lo è anche ad oggi, dato l’aumento dei contagi, dei morti, ecc. Torno su uno slogan che abbiamo usato nella giornata di agitazione del 23 marzo, che è: “L’emergenza costante è questa scuola”, quindi sia con la didattica a distanza sia con la didattica in presenza l’emergenza è questo modello di scuola e questa idea di scuola che gli studenti vivono tutti giorni.

Poi - aggiunge - i problemi legati alla didattica a distanza, gli enormi effetti che questa ha portato sulla nostra vita si vedono e li sentiamo in una maniera molto forte. Io penso che le persone che sostengono che la didattica a distanza sia un’opportunità siano solamente quanti non vivono la scuola. Lo stesso ministro dell’Istruzione ha detto di voler continuare con quel modello di scuola, partendo dal lavoro svolto dalla ministra Azzolina ma, in realtà, come loro hanno fatto tutti i ministri che negli ultimi 30 anni si sono succeduti. Si è sempre portato avanti un modello che finisce per pesare sulle spalle degli studenti e delle fasce più deboli».

Qual è in definitiva la soluzione? Come si possono riportare effettivamente gli studenti “al centro” del sistema formativo e didattico? Chiara Arioli ribadisce: «L’alternativa a questo modello di scuola, a tutti i problemi che ci sono, alle contraddizioni, ai vari fallimenti che abbiamo visto, non può che venire dagli studenti e l’unico modo per dare inizio a questo futuro, che vogliamo riprenderci, è proprio quello di organizzarci all’interno delle nostre scuole.

Penso ai collettivi, il collettivo della nostra scuola ne è un esempio, ma poi anche l’Opposizione Studentesca d’Alternativa, un’organizzazione con cui noi condividiamo un percorso volto a consentire agli studenti di organizzarsi, per poi agire nel concreto tutti i giorni, andare a puntare il dito contro tutte le contraddizioni che viviamo, e cercare di superarle attraverso la lotta fatta giorno dopo giorno».

 

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata