Cristian Moroni e il suo essere attore

Ultimamente ha partecipato al mediometraggio "Io ho denunciato", tratto dall'omonimo libro (edito da Romanzi Italiani).

Cristian Moroni e il suo essere attore

Teatro, cinema e televisione: questo è Cristian Moroni. Classe 1982, è un attore emergente. Ultimamente ha partecipato al mediometraggio "Io ho denunciato", tratto dall'omonimo libro (edito da Romanzi Italiani).

Di quest'utimo progetto e non solo abbiamo parlato con lui.

Cristian, tu e il mondo dello spettacolo. Quando è nato questo legame?

«Da sempre, esattamente dalla mia nascita, il 9 settembre 1982. L'arte è dentro di me da sempre».

Quali sono i pro i i contro di farne parte?

«Fà parte di te, fai l'artista perché ti fa stare bene, nessuno ti ordina di fare l'artista, non sei costretto, se sei un artista è perché ci sei nato, continui a farlo perché ti rende felice, e quando una cosa ti rende felice, non esistono contro ma solo pro».

Secondo te quando una serie tv è definibile di successo?

«In un progetto audiovisivo emergono i sentimenti del regista, è un lavoro favoloso, ci vuole precisione chirurgica, ognuno il proprio ruolo ma soprattutto devono esser tutti professionisti, nessun dilettante, in primis gli attori che sono coloro che danno credibilità al progetto. Mai essere convinti che basti scegliere solo il protagonista bravo, tutti gli attori devono essere bravi. Un'idea originale, attori bravi, una sceneggiatura brillante, un produttore in gamba e non deve essere solo colui che finanzia il progetto, ma deve essere lui il primo artista, conoscere perfettamente la sceneggiatura e seguire in maniera maniacale ogni fase di lavorazione. Non solo tv, ma anche cinema e teatro, ma cosa vuol dire interpretare un ruolo? E' una grande responsabilità. La prima cosa che faccio mentre studio un copione e mettermi nei panni dello spettatore, capire cosa fare in quel momento, come guardare, come e quando battere un ciglio, come respirare, capire cosa portare in macchina da presa. Ci vuole tempo, calma e pazienza, se sei stato scelto per quel ruolo la regia sa che quel ruolo appartiene a te; a quel punto non ti resta altro che fidarti ciecamente di te stesso, studiare, fare tante prove».

E' difficile essere attore oggi?

«Sai di essere un attore, sai benissimo dentro di te di essere un attore, certo non puoi dire di essere un attore dall'oggi al domani, io ho sempre saputo di esserlo. La mia vita in età adolescenziale ha preso purtroppo una strada diversa; posso dire di essermi smarrito per più di 15 anni, il mio inconscio mi comunicava qualcosa, sapeva che dopo i 35 anni incominciava ad accadere qualcosa, piccoli eventi che mi avrebbero aiutato a trovare finalmente la strada giusta. La cosa difficile oggi soprattutto in Italia è lavorare come attore, specialmente nel cinema, esprimere le tue capacità, potenzialità, etc. Spero possa accadere anche a me di essere scelto dal cinema».

Hai partecipato anche al mediometraggio "Io ho denunciato", scritto da Paolo De Chiara. Per quali motivi hai accettato?

«Il regista Gabriel Cash mi ha proposto di interpretare un mafioso appartenente a un clan di Cosa nostra e ho subito accettato per l'amicizia che ci lega, il ruolo era interessante. Sono l'opposto nella vita, non grido mai, non faccio male a nessuno, non prendo a schiaffi nessuno e non faccio rapire i bambini. Amo la pace. Nella scena, mentre colpisco con due ceffoni il protagonista, pensavo ad una persona mentre abbandona il proprio cane sull'autostrada, ecco quella è la mia vera reazione se dovesse capitare di beccare qualcuno mentre abbandona un cane».