Coronavirus, tra speranza e realtà

da BARI. «Ho pensato a mia sorella da sola a casa, costretta a stare lontano dal suo compagno per badare a 3 persone anziane: mia madre malata di 84 anni e le due mie zie di 87 e 91 anni con i loro acciacchi e con le esigenze e i capricci tipici delle persone di quell’età».

Coronavirus, tra speranza e realtà

“Caro amico ti scrivo,
così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò...”

Mai come ora sono vere queste parole dei versi della canzone di Dalla che ho voluto prendere a prestito per iniziare questa mia lettera per te.

Mi distraggo un po’ nello scriverti perché è anche questo lo scrivere: distrazione per non pensare a questo fantasma/guerriero che ormai da un mese serpeggia tra noi esseri umani; che ci trova indifesi e impreparati sia come persone singole che come Sistema. Un Sistema che spero non collassi perché sarebbe il collasso di ognuno di noi.

“Più forte ti scriverò”: perché è l’unico modo ora per far sentire la nostra presenza a distanza. Mantenere le distanze mantenendo i rapporti scrivendo “più forte”.

Ieri sera ancor più forte di prima ho avvertito la paura. La paura di quello che stiamo vivendo oggi, ma, soprattutto, di quello che potrebbe essere tra qualche mese.

Ne discutevo a casa con mia moglie: e se fossimo costretti ancora a stare rinchiusi, tra qualche mese che ne sarà della nostra mente? Della nostra psicologia robusta o fragile che sia? Che ne sarà delle nostre relazioni con noi stessi, con chi ci sta vicino e chi ci è lontano?

Non voglio pensare a questo perché mi fa paura.

Ho pensato a mia sorella da sola a casa, costretta a stare lontano dal suo compagno per badare a 3 persone anziane: mia madre malata di 84 anni e le due mie zie di 87 e 91 anni con i loro acciacchi e con le esigenze e i capricci tipici delle persone di quell’età.

Che ne sarà della sua mente tra qualche mese se questa situazione dovesse protrarsi per colpa dell’incoscienza di tanti che non hanno capito che siamo in guerra?

Che questa è veramente la terza guerra mondiale e ancora molti non se ne rendono conto.

E ho pensato anche a tutte quelle persone che vivono sole: anziani e non anziani.

Che magari vivono in pochi metri quadrati.

E anche a chi una casa sulla testa non ce l’ha.

Che ne sarà di loro?

Ieri sono uscito di casa dopo una settimana e ho respirato un’aria surreale, un po’ come quell’atmosfera che si respira nei film di fantascienza dove la terra viene colpita da un virus che debella l’umanità.

E lì mi sono reso ancor più conto che non stiamo vivendo un film di fantascienza, ma è tutto reale… a livello inconscio facevo fatica a respirare per paura di infettarmi passando accanto ad altre persone nel supermercato.

Esagerato?

Non lo so, perché io la cosa l’ho presa molto seriamente tanto che, a un certo punto, mi sono reso conto che stavo facendo tutto di fretta per tornare a proteggermi stando in casa. A casa dove, fortunatamente, la giornata non mi pesa perché ho tanto da fare, da lavorare e da stare con la mia famiglia.

Questo è il risvolto positivo di questa situazione assurda.

Stiamo cambiando le nostre priorità e le abitudini.

Questa GUERRA finirà, perché finirà, ma con tutta l’angoscia che serpeggia nella nostra mente con la domanda di quando finirà.

E quando finirà auspico che finirà tutto lo schifo che ha caratterizzato il nostro mondo prima dell’arrivo di questo nemico invisibile. Spero che il mondo si risvegli migliore di quello che è stato fino a un mese fa; forse ora Occidente e Oriente, Cristiani e Musulmani, le nazioni, le regioni da nord a sud dell’Italia, noi stessi come singoli, ci stiamo finalmente rendendo conto, una volta per tutte, che di fronte a Dio (qualsiasi Dio si voglia pregare) siamo tutti uguali.

Il virus non ti chiede chi sei, quale titolo hai, quanti soldi hai in banca e che tipo di potere detieni nella società. Per lui siamo tutti uguali.

Mai furono più azzeccate le parole dell’immensa poesia di Totò “‘A Livella”: di fronte alla morte siamo tutti uguali:

“ ‘Nu rre, 'nu maggistrato, 'nu grand'ommo,

Trasenno stu canciello ha fatt'o punto

C'ha perzo tutto, 'a vita e pure 'o nomme”

E di fronte a questo nemico, che non guarda in faccia nessuno, abbiamo il dovere di essere tutti uniti, solidali e, soprattutto, responsabili e responsabilizzati. Abbiamo tutti la possibilità di usare la stessa arma che non costa nulla in termini economici: restarcene a casa. Forse solo così riusciremo a battere il nemico.

Non abbiamo scelta se non quella di starcene a casa.

Un abbraccio Anto’.