Da «Il vangelo secondo Stephen King» a «Waldemar»: intervista al Maestro Alessandro Tenaglia

L'INTERVISTA DI MAGGIE. Alessandro Tenaglia è un pianista classico, svolge attività concertistica in Italia e all'estero ed è docente di Musica da Camera e di Letteratura e Drammaturgia Musicale presso il Conservatorio "Jacopo Tomadini" di Udine, inoltre si dedica alla scrittura da anni.

Da «Il vangelo secondo Stephen King» a «Waldemar»: intervista al Maestro Alessandro Tenaglia


Alessandro Tenaglia è un pianista classico, svolge attività concertistica in Italia e all'estero ed è docente di Musica da Camera e di Letteratura e Drammaturgia Musicale presso il Conservatorio "Jacopo Tomadini" di Udine, inoltre si dedica alla scrittura da anni.

Ha pubblicato: La voce di Mignon. Viaggi nel canto tra Goethe e Schubert (Diastema 1999, seconda edizione riveduta 2017; audiolibro letto dall’autore 2021), Il periodo deve essere breve (Amazon.it 2012),  il saggio Schweitzer e la grande musica di Bach nel volume Il pensiero di Albert Schweitzer (Gabrielli Edizioni 2010), Il vangelo secondo Stephen King, (Claudiana Editrice 2016) L'aldilà è un soppalco - Uno sguardo teologico - e non solo- sull'opera di Paolo Sorrentino fino a "The young Pope" (La Tana dell'Orso 2019), Waldemar (Edizioni Libertà 2021).  Oggi, è ospite di WordNews.it

Buongiorno Maestro, partiamo subito dal titolo: Il vangelo secondo Stephen King, edito da Claudiana Editrice nel 2016, che oltre a creare un grande impatto comunicativo, suscita interesse e rispecchia una ricca fonte di sana ironia. Cosa ci può dire a proposito?

Questo libro mi è stato richiesto dalla Casa Editrice “Claudiana” per una collana che diversi anni fa è stata inaugurata negli USA con un libro analogo su Charlie Brown e amici. L’intento di questi libri è di fare divulgazione su temi teologici attraverso la lettura di opere e Autori che rivelino riferimenti biblici e che siano parte della cultura condivisa, la cosiddetta cultura “pop”. Ci può essere ironia in una simile operazione, certamente, anche se in particolare il mio libro, che è incentrato sull’analisi del romanzo It di Stephen King, ha affrontato tematiche forti e pesanti: il male nel mondo, prima di tutto, il male nelle relazioni, la sofferenza del crescere, la sofferenza della memoria non risolta, la ricerca della possibile vittoria sul male nelle sue varie sembianze, i simboli dell’inconscio, il narrare come forza di guida per il gruppo di amici che fronteggiano il male… Insomma, certamente l’ironia è una grande risorsa per affrontare le cose della vita, ma in questo mio libro forse la si trova solo nel titolo.

 

L’ironia può essere un’arma in più contro i problemi della vita?

Mi sono molto dedicato a Ignazio Silone, scrittore e uomo politico serio  e per molti serioso, che invece rivendicava a se’ una grande dose di ironia. Se ironia significa etimologicamente “distacco”, la vita intera di Silone è un’esistenza ironica, fondata sul distacco, innanzitutto dalla sua terra, l’Abruzzo, che è anche la mia terra d’origine, e poi dal Partito Comunista, e poi dalla Svizzera, sua patria d’ adozione negli anni dell’esilio nel periodo fascista, e poi dal mondo letterario ufficiale che ha sempre stentato a riconoscere il suo valore. L’ironia di Silone era anche capace di sorriso, nella vita quotidiana era un uomo di compagnia, ma il fondo del suo distacco era denso. Ecco: per me Silone rappresenta un tipo di ironia cui mi sento molto vicino.

 

Dai suoi libri emerge un grande amore per la sapienza, che esprime attraverso concetti logici e l’uso della ragione. Come è arrivato ad avere un pensiero così fluido e coerente?

Ah non so se ho un pensiero fluido e coerente! So che ho molti punti interrogativi non risolti! Da giovane avevo più risposte, invecchiando sto ringiovanendo, e il mio vero lavoro sta nell’inseguire delle domande sempre più focalizzate, cercando di non disperdermi troppo su quelle che in fondo contano poco, ma risposte… diciamo che la ricerca va spesso, se non sempre, a vuoto, risposte non ne trovo in realtà, ma le domande si chiariscono, e il percorso si fa più interessante, più vicino alla vita che si vive davvero.

Qual è la sua opinione sulla filosofia in epoca moderna?  

Come rispondere? Intanto io ho studiato filosofia da giovane, fa parte di me, ma sono un artista, non un filosofo (senza con questo darmi delle arie: che tipo di artista, se di bassa lega o magari decente non sta a me dirlo), e la mia ricerca personale avviene attraverso l’interpretazione della musica al pianoforte, attraverso la scrittura, per una quindicina d’anni addirittura attraverso le arti figurative, e  attraverso l’insegnamento. Si tratta di una ricerca di conoscenza, e in questo è molto affine alla filosofia, ma che passa attraverso la dimensione emotiva e  la ricerca della bellezza realizzata in  forme, e quindi è artistica. La filosofia oggi, come sempre del resto, è interessante per me se si occupa di conoscenza e di esistenza, nella sua intima correlazione con l’esistenza delle persone.

Esiste una connessione tra filosofia e eros?

L’eros non è forse l’istinto vitale in se’, nella forma più espansiva e comunicativa? Almeno, a me piace pensarlo così, e quindi sicuramente si! Esattamente come la filosofia nasce dal momento in cui si dà il nome alle cose, (il primo atto filosofico potrebbe quindi essere quello di  Adamo ed Eva che nel Giardino dell’Eden danno nome a tutto quel che vi si trova, e se lo comunicano, conoscendo, in questo dare nomi, ogni cosa presente; e nel mito biblico Adamo ed Eva sono i progenitori dell’umanità intera, eros primigenio assoluto e in atto!) e poi se ne trovano le connessioni evidenti e quelle possibili. Eros e filosofia sono molto simili nella ricerca di connessioni e nello spirito inesauribile di curiosità. Anche sono simili nella infinita e mai sostanzialmente compiuta ricerca di appagamento, che si rinnova in continuazione, rendendo interessante più il percorso  che l’esito, di cui si sa che sarà di breve durata anche se esaltante nel momento, tanto esaltante nell’attimo da voler essere ritrovato, e ritrovato, e ritrovato...

Parliamo del libro Waldemar, edito nel 2021 da Edizioni Libertà, in cui racconta un giovane tedesco che incarna l’eros assoluto e spontaneo con grande naturalezza. In questo romanzo è forse il corpo il vero protagonista?

Il mio romanzo Waldemar ha una struttura piuttosto complessa. Il suo protagonista si chiama Saverio, che si trova in un momento complicato della sua vita ad affrontare lo studio (da professore di anglistica quale egli è) dei romanzi americani di Christopher Isherwood. In questo studio incontra un personaggio, Waldemar appunto, che nella narrazione di Isherwood era una sorta di “ragazzo di vita” nella Berlino degli anni dell’ascesa del nazismo, e che per Saverio  rappresenta un simbolo di vitalità ed erotismo privi di senso di colpa.  Il mio libro si articola in 30 capitoli, 7 dei quali sono gli abbozzi del saggio che Saverio scrive su Isherwood, e ciascuno di questi 7 capitoli ha un titolo: cap. 3 Nudo; cap. 10 Reticenza; cap. 15 Waldemar; cap. 17 Uomo: con uomo e con donna; cap, 20 Acqua; cap. 23: Morte; cap. 25: Guerra; cap. 27: Estraneità. A questi 7 si alternano una serie di capitoli in cui, a salti, si racconta quel che avviene in una lunga giornata tra venerdì 4 novembre 2011 e sabato 5 novembre 2011, narrati al presente (il presente narrativo della storia), e una serie di capitoli, ancora a salti, in cui si narrano in terza persona i fatti della vita di Saverio, dalla sua infanzia negli anni sessanta ai tempi recenti segnati dal COVID.

Certamente la corporeità rappresentata nel simbolo-Waldemar è importante, e la corporeità informa la narrazione della vita e delle memorie di Saverio, ma si tratta di una corporeità che si connette in modo diretto con temi esistenziali fondamentali. La copertina del libro è un mio disegno con una rappresentazione di un giovane vigoroso in nudo frontale, con un’espressione giocosa e  quasi infantile nello sguardo, che rivolge l’indice della sua mano sinistra a chi lo guarda; il tratto grafico è ingenuo, eseguito coi pastelli, straniante con l’evidenza del nudo frontale non censurato. Lo stridore rappresentato si moltiplica poi alla lettura dell’indice del volume, con quei temi. Guerra. Morte. Estraneità. E con quelle date di un memoriale impazzito e apparentemente disordinato lungo quasi 60 anni. Lo stridore dell’esistenza di Saverio, che si condensa in quella giornata del novembre 2011, investendo tutto ciò che era successo prima e che succederà dopo quella giornata. Si: il corpo. E tanto altro.

Quando si parla di musica e filosofia, il primo nome che viene in mente è quello di Arthur Schopenhauer, il filosofo che ha avuto un ruolo decisivo all’interno del mondo delle arti: La musica coglie la Volontà nella sua purezza, ancora prima di oggettivarsi nelle Idee. Cosa può dirci a tal proposito?

Un personaggio come Waldemar è imparentato alla lontana con Lulu di Wedekind e Alban Berg, la stessa Lulu protagonista del famoso film muto di Pabst. E Lulu, incarnazione dello Spirito della Terra e della rovina del Vaso di Pandora , ha un legame con la filosofia di Schopenhauer e la sua concezione della Volontà.

Saverio è pianista, e la musica ha un ruolo importante nella narrazione di Waldemar, anche proprio nella strutturazione del romanzo stesso, oltre che nella presenza di ampie digressioni in cui si parla della musica che Saverio suona in connessione con le vicende della sua vita.

Il mio precedente romanzo, La voce di Mignon – viaggi nel canto tra Goethe e Schubert  era poi proprio incentrato su un personaggio fondamentale della letteratura e della musica e sull’emotività che Mignon rappresenta.

Non mi avventuro certo in una trattazione sul legame tra musica e filosofia in Schopenhauer, ma posso dire che il suo pensiero è parte del terreno in cui nascono i miei personaggi e le mie narrazioni.

 

Ci sono dei consigli che vorrebbe dare agli studenti di musica classica?

Non dimenticare mai quel momento speciale unico personale in cui ci si è innamorati della musica. Di solito questo momento appartiene alla prima infanzia. Gli studi severi e duri della musica classica possono purtroppo far dimenticare quel momento, mentre invece solo restando in quell’innamoramento originario spontaneo puro per la musica si potrà essere musicisti felici nella vita. La preparazione tecnica cui si dedica tanto tempo e tanto sacrificio, la preparazione culturale complessa richiesta per diventare musicisti professionali, hanno senso solo se quel tesoro di innamoramento iniziale resta vivo. In quel caso la vita sarà complicata ma piena di emozioni e di bellezza. Altrimenti molto meglio fare altro, guadagnare il necessario per vivere in modi meno impegnativi, e godersi una vita più facile.

Potrebbe dare un messaggio conclusivo ai lettori di WordNews.it?

Non inseguite la facilità, fatevi interrogare nella vostra curiosità più profonda, e date più ascolto a chi vi toglie la poltrona comoda in cui assopirvi e vi regala biglietti per viaggi misteriosi in terre ancora ignote in cui sentirvi vivi e respirare aria nuova.

 

Ringraziamo il Maestro Alessandro Tenaglia e ricordiamo che i suoi libri sono disponibili in libreria e nei negozi online.