De Magistris: «Ecco perchè mi candido in Calabria»

L'INTERVISTA. «E’ il presupposto di una rivoluzione culturale necessaria, quella di cui parlavano i nostri maestri Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Purtroppo in Calabria  resistono ad oggi forti commistioni nella politica e nelle istituzioni, perciò questa attività diventa ancora più importante: il lavoro della magistratura insieme ad un progetto come quello che noi stiamo mettendo in campo crea una operazione di rottura del sistema e di ricostruzione di una capacità di governo.»

De Magistris: «Ecco perchè mi candido in Calabria»
Luigi De Magistris

Abbiamo intervistato Luigi De Magistris, ex magistrato, Sindaco di Napoli e candidato alle prossime elezioni regionali in Calabria che si svolgeranno il prossimo aprile.       

Sindaco De Magistris, iniziamo dalla politica nazionale: cosa pensa di un governo Draghi e delle prospettive in campo?

«Il Presidente della Repubblica nel momento in cui si è reso conto che non c’erano le condizioni per proseguire con il Presidente del Consiglio Conte e con la maggioranza che lo sosteneva fino a qualche giorno fa, nell’urgenza e nella preoccupazione di avere un governo nel pieno delle sue funzioni, in un momento di così drammatica pandemia sanitaria e con una pandemia sociale ed economica che si consolida sempre di più, ha individuato in Mario Draghi la persona che meglio di altre potesse costruire un governo solido con una maggioranza diversa da trovare in Parlamento rispetto al Presidente del Consiglio.

Io comprendo questo quadro da uomo delle istituzioni, da sindaco, da chi fa politica e vede il momento drammatico che sta vivendo il nostro paese. Da un punto di vista dell’analisi politica ovviamente ci troviamo di fronte ad uno scenario incompatibile con il mio pensiero politico già nel solo immaginare un governo con dentro tutti, che se apparentemente può apparire come un governo forte, in realtà in breve tempo mostrerà le contraddizioni di una coalizione all’interno della quale ci sono tutti gli schieramenti politici. Vedremo eventuali equilibri con la formazione del governo. Quindi se comprendo la scelta istituzionale, io sono impegnato a Napoli come fra poco in Calabria a costruire la politica della chiarezza, dei valori coerenti, della credibilità, una politica della diversità che però non può diventare una eterogeneità politica e valoriale.»

 

Lei sarà candidato alle prossime elezioni regionali in Calabria: come nasce la sua candidatura e cosa la lega a questa terra?

«Io sono legato indissolubilmente alla Calabria da sempre, per averla attraversata nelle villeggiature da bambino, da adolescente e da ragazzo, per esserci arrivato come prima sede dopo aver vinto il concorso in magistratura e dove sono rimasto a lavorare per nove anni. Non sono mai andato via da quella terra alla quale mi legano da tempo affetti familiari perché mia moglie è calabrese. La scelta di candidarmi alla presidenza della regione Calabria è una scelta d'amore. Mi è scattata dentro una molla di entusiasmo, di passione, di conoscenza di quella terra; ho consapevolezza che si può costruire un percorso con tanti calabresi che sia un'alternativa politica, ma anche etica e sociale. A maggior ragione, in un momento così asfittico della politica nazionale e dello scenario romano, la Calabria può rappresentare un laboratorio politico, l'alternativa basata sulla credibilità, sulla coerenza dei programmi e dal sud diventare quell’elemento che indica una visione nuova in cui non prevalgano poteri forti e giochi di palazzo per decidere chi deve gestire il recovery fund, ma dove prevalga il mettere al centro del progetto la giustizia sociale, la fratellanza, la libertà, la lotta alla criminalità organizzata e alle sue infiltrazione nella politica e nelle istituzioni. Vogliamo costruire qualcosa di forte in Calabria, una terra che non ha mai avuto possibilità di questo tipo.»

 

L’esperienza di Napoli dimostra che una buona politica è ancora possibile. Attraverso il confronto e la partecipazione dei cittadini si può lavorare ad una rinascita civica e culturale che è alla base della trasformazione sociale: lei crede che ci sarà anche in Calabria questa necessaria assonanza di intenti? E lei sarà accettato o c’è il rischio che venga percepito come un “corpo estraneo”?

«Un corpo estraneo non credo proprio perché i calabresi hanno conosciuto la mia storia. I calabresi per bene e onesti, che sono la stragrande maggioranza, hanno capito l’amore, la tenacia, l’onestà e la dedizione che ho dato alla loro terra pur non essendo calabrese. Un amore più grande di quello di chi vive lì da tanti anni, ma che quella terra l’ha tradita e non penso solo al sistema criminale, penso anche a quel ceto politico dominante che ha asfissiato la terra di Calabria. Il ritornare e metterci la faccia, con il rischio e le difficoltà inevitabili dopo tutto quello che ho subito, credo sia la conferma definitiva per chi avesse ancora qualche dubbio. Posso dire di essere calabrese a tutti gli effetti, forse ancora di più! Perché se qualcuno può “immolarsi” per la propria terra, farlo in una regione dove non si è nati sottolinea il forte legame e la scelta coraggiosa, una strada tutta in salita. Quindi un corpo estraneo proprio no: in tutti questi anni moltissimi calabresi mi hanno dimostrato gratitudine e riconoscenza per quello che ho fatto per loro, così come io non ho mai mancato di manifestare anche pubblicamente il profondo senso di gratitudine nei confronti dei tantissimi che mi hanno sempre sostenuto. Anche la decisione di candidarmi nasce da sollecitazioni di calabresi che mi hanno esortato a candidarmi alla Presidenza della regione. La mia scelta non può essere vista come una operazione calata dall’alto.»

 

In Calabria una rivoluzione è già iniziata e porta la firma del procuratore Nicola Gratteri, eppure gran parte della politica e dell’informazione, soprattutto nazionale, sembra sottovalutarne la portata. Affiancare alla magistratura una politica attenta ed efficace soprattutto in tema di lotta alle mafie, potrebbe essere un decisivo punto di svolta per la Calabria?

«Questo è fondamentale: ho avuto l’onore e l’onere di vivere all’interno delle istituzioni dal punto di vista dell'analisi sulle patologie, nell’intervento su ciò che si è già realizzato. Affinché si possa rendere verità e giustizia, attraverso la politica, occorre agire con lo stesso spirito di onestà e di legalità. Solo così si può svolgere un’azione di prevenzione per ridurre gli interventi sulla patologia. Se in un contesto come quello calabrese, pur nella assoluta diversità di ruoli, con autonomie diverse e nel rispetto reciproco, l'attività della magistratura, autonoma e indipendente, venisse affiancata da una politica capace di spezzare il legame tra criminalità organizzata, affari e istituzioni, si realizzerebbe qualcosa che in Calabria fino ad ora io non ho mai visto. È il presupposto di una rivoluzione culturale necessaria, quella di cui parlavano i nostri maestri Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Purtroppo in Calabria resistono ad oggi forti commistioni nella politica e nelle istituzioni, perciò questa attività diventa ancora più importante: il lavoro della magistratura insieme ad un progetto politico come quello che noi stiamo mettendo in campo crea un'operazione di rottura del sistema e di ricostruzione della capacità di governo.»

 

Mimmo Lucano, ph ilmessaggero.it

Altra personalità dirompente nella terra di Calabria è Domenico Lucano, ex sindaco di Riace e che lei ha incontrato: avrà un ruolo attivo nel suo progetto politico?

«Sicuramente Mimmo è una di quelle storie che avrà un ruolo nella Calabria della rinascita, della riscossa, dell’orgoglio e del senso di appartenenza alla terra; lui a Riace ha ricostruito una comunità basata sull’umanesimo, sulla fratellanza, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale. La nostra sarà una squadra di donne e uomini credibili, ci saranno tante storie che cammineranno insieme a noi nella campagna elettorale, nella costruzione del programma, così come nelle liste e nella squadra di governo, in quel bacino culturale e sociale che stiamo mettendo in campo per ridare energia e forza ad una terra che è stata inquinata dal virus sistemico degli intrecci come dicevo prima. Quindi Mimmo Lucano rappresenta al meglio una di quelle storie protagoniste di questa avventura che abbiamo da poco cominciato.»

 

Lei crede che il centrosinistra, compreso il Movimento 5 stelle, riuscirà a fare gruppo attorno al suo nome tanto da essere lei il candidato unico alla presidenza della regione? E quanto peso avranno i soggetti civici così come è accaduto a Napoli?

«Io non sono e non sarò mai un candidato di centro sinistra. Io sono un uomo di sinistra che parla e parlerà a tutti i calabresi, fuori da ogni forma di recinto e di liturgie tradizionali della politica. La Calabria è stata in parte distrutta e annichilita dal trasversalismo del partito unico della spesa pubblica che attraversa tanto il centrodestra quanto il centrosinistra. Io mi farò affiancare da storie credibili, dalle storie di movimenti, associazioni, reti civiche, militanti, di amministratori locali. Non è una crociata contro i partiti, ma la nostra vuole essere una coalizione civica fatta di idee, contenuti, di radicalità valoriale, di politica ispirata alla Costituzione e fatta soprattutto dal basso. Poi non escludo che in questa coalizione possa trovarsi un punto di intesa: penso ad esempio al Movimento 5 stelle, se vedo la base già orientata su questa coalizione civica e poi il Movimento non è compromesso con il governo della cosa pubblica in Calabria. Per quanto concerne le altre forze di sinistra credo convoglieranno in questo nostro progetto che si pone come assoluta novità. Il Partito Democratico per come ha governato e per come si è compromesso in questi anni in Calabria con i suoi vertici, non può essere compatibile al nostro progetto. Altra cosa sono gli elettori e gli esponenti di quel partito: penso ai tanti amministratori locali, ai consiglieri, ai militanti, i quali hanno tutto l’interesse che questa operazione vada in porto perché è una operazione fortemente caratterizzata da valori anche di sinistra. Come è accaduto a Napoli so che posso rivolgermi ed essere votato dagli elettori moderati di sinistra e parlare ai tanti delusi che non si riconoscono più in una destra che ha governato in maniera inefficace e opaca la regione.»

 

Quali sono le due cose, per lei fondamentale, che vorrebbe attuare appena eletto Presidente?

«Immediatamente la legge regionale sull’acqua pubblica: come Napoli è stata la prima e dopo dieci anni ancora l’unica città d’Italia ad aver attuato il referendum sull’acqua, così la Calabria sarà la prima regione ad avere l’acqua pubblica. Poi l’interruzione di ogni forma di commissariamento a cominciare da quello nella sanità. Occorre pretendere che il governo si faccia carico dei debiti che non hanno contratto i calabresi, ma che sono frutto della malapolitica e dello Stato attraverso le gestioni commissariali. Non è giusto che a pagare siano i cittadini per colpe non loro.»

 

Caso Palamara: l’ex presidente dell’Anm sta aprendo un vaso di pandora in gran parte noto a molti. Tra le cose ha detto: “Luigi De Magistris è stato vittima del sistema marcio delle toghe”, cosa può dirci?

«Palamara è efficace nella sua narrazione perché confessa e lo fa da intraneo a quel sistema. Quando fui fermato da magistrato, lui era Presidente della Associazione Nazionale magistrati. A conclusione di quell’operazione, che per me rappresenta un golpe contro una parte di magistrati onesti che facevano solo il proprio lavoro, Palamara disse “Il sistema ha dimostrato di avere gli anticorpi”. A distanza di dieci anni ha confessato di farne parte e dice: “De Magistris è stato fermato perché era fuori dal sistema”. In particolare sono stato fermato quando ho cominciato a fare indagini che colpivano anche esponenti del governo del centrosinistra dell’epoca. Nelle mie indagini rientravano esponenti tanto del centrodestra quanto del centrosinistra, le mie indagini erano socialmente pericolose per il sistema, toccavano i fili dell’alta tensione. A quel punto si è chiuso il cerchio. Dopo Csm, Ministero della Giustizia, Procura generale della Cassazione e Anm, come dice Palamara, e come io ho sempre sostenuto in questi anni nelle sedi opportune, la bollinatura finale di quella operazione che io reputo golpista da un punto di vista istituzionale, viene messa dal Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano, nda) Sono il primo caso in Italia in cui un magistrato, insieme ai suoi collaboratori, viene fermato con il tritolo professionale per il livello di inchieste che avevamo raggiunto. Purtroppo è così, ma almeno la posso raccontare…».

 

 

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