E anche la verde Umbria diventa arancione

EMERGENZA COVID. In questi mesi poco è stato fatto dalla giunta dell’Umbria; non sono stati incrementati a dovere i posti letto nelle intensive, non sono stati assunti medici, infermieri, anestesisti. In poche settimane gli ospedali sono arrivati a livelli preoccupanti, con il numero dei malati che si è innalzato a dismisura così come quello dei positivi asintomatici non più tracciati e, per questo, liberi di essere fonte inconsapevole di contagio.

E anche la verde Umbria diventa arancione
Perugia, ospedale di campo

L’annuncio tanto temuto è arrivato. Anche l’Umbria diventa, da mercoledì 11 novembre, una regione a criticità arancione. Una regione che, durante la prima ondata, aveva sostenuto bene l’emergenza sanitaria, tanto da essere presa a modello per il resto del paese: poi il crollo e i numeri ogni giorno più allarmanti. In questa seconda fase della pandemia.

Una gestione più che discutibile quella della giunta leghista guidata dalla presidente Donatella Tesei, affiancata da un assessore alla sanità latitante e fin troppo silente, Luca Coletto, importato in terra umbra dal lontano (ma leghista) Veneto.

In questi mesi poco è stato fatto dalla giunta dell’Umbria; non sono stati incrementati a dovere i posti letto nelle intensive, non sono stati assunti medici, infermieri, anestesisti. In poche settimane gli ospedali sono arrivati a livelli preoccupanti, con il numero dei malati che si è innalzato a dismisura così come quello dei positivi asintomatici non più tracciati e, per questo, liberi di essere fonte inconsapevole di contagio.

Da qui la fretta di attuare misure di urgenza che hanno portato alla trasformazione dell’ospedale di Spoleto in struttura solo Covid lasciando scoperto un vasto territorio con un importante bacino di utenza e con la chiusura degli ospedali di Narni e Amelia nel ternano (con una disponibilità totale di 129 posti letto), trasformati in questa fase in rsa e svuotati del personale medico e infermieristico mandato a rafforzare l'organico a Spoleto oramai in grossa difficoltà. Un sistema che sta creando disservizi e ritardi nella gestione dei pazienti no Covid interessati da altre patologie. E se attualmente in Umbria i posti in terapia intensiva occupati sono 73 su 97, le rassicurazione della giunta su un aumento degli stessi a 123 non sono di certo sufficienti, dato l’esponenziale andamento dei ricoveri.

Quello che si sta facendo, con enorme ritardo e con un elevato dispendio di denaro pubblico (si parla di oltre tre milioni di euro) è la realizzazione di un ospedale da campo che andrebbe a creare una struttura con 38 posti disponibili. Per seguire i lavori la Giunta ha arruolato una vecchia conoscenza in tema di emergenze: Guido Bertolaso, che si occuperà della realizzazione dell’ospedale da campo montato accanto all’ospedale Silvestrini di Perugia. Una chiara soluzione emergenziale che forse si sarebbe potuta evitare se, in sette mesi, si fossero fatte assunzioni per compensare una grave carenza di organico negli ospedali umbri e se fossero stati opportunamente investiti i 25 milioni inviati dal governo su strutture già esistenti.

L’aver esultato per una Umbria gialla si è rilevato irresponsabile e fuori luogo. L'immobilismo della politica locale non ha di certo aiutato l'avanzare di una pandemia che sta mettendo in ginocchio una piccola regione che, fino a pochi mesi fa, era Covid free.