È DIRITTO DELLE DONNE

La questione dell'aborto farmacologico rientra in un quadro ben più ampio che e' quello dei diritti riproduttivi, dell'autodeterminazione delle donne, del diritto ad un parto sicuro se si sceglie di avere figli o di un aborto altrettanto sicuro e gratuito in caso contrario.

È DIRITTO DELLE DONNE

Aborto sicuro e contraccezione gratuita: questo lo slogan del presidio che si svolgerà domani a Roma al Ministero della Salute, organizzato dalla rete italiana contraccezione e aborto PRO-CHOICE.
Gli organizzatori da mesi sollecitano le istituzioni chiedendo un incontro al Ministro che ancora non ha risposto; interessati sono anche il Consiglio Superiore della Sanità e l'Aifa, agenzia italiana per il farmaco.
Verranno consegnate domani le oltre 80 mila firme raccolte attraverso una petizione nazionale nella quale si chiede la piena attuazione dei diritti sessuali e riproduttivi ed una reale e concreta attuazione della legge 194 nel suo complesso.

Ci dice la dottoressa Marina Toschi, ginecologa umbra fortemente impegnata in questa battaglia di civiltà, che l'Italia è indietro di circa 20 anni in materia di diritti sessuali e riproduttivi: quello che è accaduto in Umbria, dice la dottoressa Toschi, con la delibera regionale che prevede l'obbligo del ricovero ospedaliero in caso di aborto farmacologico, ha solo scoperto un "vaso di Pandora" che contiene molto di più. La politica in maniera trasversale non ha mai realmente attuato nel nostro paese provvedimenti volti a garantire le donne e la loro autodeterminazione in tema di maternità.
In particolar modo, ci spiega ancora la dottoressa, l'utilizzo dell'aborto farmacologico è sempre stato ostacolato dalla politica ora con la delibera della giunta a guida leghista in Umbria, ma occorre ricordare le disposizioni della Ministra Lorenzin che portarono alla eliminazione delle ultime pillole abortive non a pagamento creando quindi ulteriori difficoltà alle fasce deboli, con un regime farmaceutico il nostro che prevede prezzi altissimi per questi dispositivi (fra l'altro con un sistema sanitario che garantisce la gratuita’ dell'aborto ma non quella dei sistemi di contraccezione, assurdo!).
 
Domani molte associazioni in piazza quindi per fare richieste precise alla politica e ai soggetti preposti: per denunciare le difficoltà che comporta l'obbligo del ricovero in caso di aborto farmacologico, ma anche la inadeguatezza del termine delle 7 settimane, previste per la somministrazione del farmaco, deciso dall'Aifa, contro le 9 settimane negli altri paesi.

Un metodo quello dell’aborto farmacologico ancora poco utilizzato da noi, solo il 20% con percentuali ancora più basse in regioni dove molte strutture hanno perso di operatività per la sistematica riduzione del personale e per i tagli alle risorse: è necessario rafforzare il regime ambulatoriale e le procedure di telemedicina come avviene negli altri paesi europei.

Ci dice ancora la Dottoressa Toschi che la scelta della donna in caso di aborto, per ciò che concerne tempi e modalità, è lungamente valutata insieme al proprio ginecologo, non è mai una scelta presa con superficialità. Anche questo andrebbe ribadito alla politica…

La questione dell'aborto farmacologico rientra in un quadro ben più ampio che è quello dei diritti riproduttivi, dell'autodeterminazione delle donne, del diritto ad un parto sicuro se si sceglie di avere figli o di un aborto altrettanto sicuro e gratuito in caso contrario.

A Roma domani una mobilitazione delle donne innanzitutto, ma anche dei sanitari e di chi da sempre chiede una reale attuazione della legge 194 del 1978 e l’estensione a tutte le donne dei diritti acquisiti in anni di battaglie. 

La delibera voluta dalla giunta leghista dell'Umbria riaccende i riflettori su un problema sempre attuale che troppo spesso si fa ideologico e politico, anziché mettere al primo posto la salute delle donne, i loro diritti e la libertà di scegliere.

Anche in Umbria qualcosa si muove: il Consiglio Comunale di Narni ha deliberato una mozione con la quale si chiede la abrogazione della delibera regionale e la piena applicazione della legge 194, ponendo in essere le condizioni necessarie a rendere  l'aborto farmacologico sicuro e gratuito in tutte le strutture sanitarie della Regione a partire da quelle dei capoluoghi di provincia, Terni e Perugia, dato che la Ru486 non è disponibile in gran parte delle strutture ospedaliere (in Umbria è possibile farne ricorso solo in 3 strutture sulle 11 esistenti).

Appuntamento domani a Roma
Ore 11:00 - Piazza Castellani, Lungotevere Ripa