«Esprimiamo stima per il lavoro del Procuratore, ma respingiamo quanto da lui sostenuto»

CARCERI. FP CGIL: «gravi affermazioni del dott. Gratteri sulla Polizia Penitenziaria». L'installazione di inibitori di cellulari nelle carceri, a prescindere dalla frase contestata dal sindacato, resta una soluzione necessaria per eliminare le comunicazioni (vergognose e fuori controllo) dei carcerati. La nostra testata la sposa in pieno.

«Esprimiamo stima per il lavoro del Procuratore, ma respingiamo quanto da lui sostenuto»

“Riteniamo essere gravi le affermazioni del procuratore Gratteri sulla Polizia Penitenziaria, auspichiamo una giusta rettifica”. La Fp Cgil Polizia Penitenziaria interviene dopo la parole del procuratore capo di Catanzaro, pronunciate ieri sera nella trasmissione televisiva Otto e mezzo, su La7, riguardo al posizionamento di inibitori di cellulari nelle carceri che, secondo il magistrato calabrese «provocherebbe la rivolta della Polizia Penitenziaria perché, invece di controllare cosa succede nelle carceri, non potrebbero più giocare con i telefonini.»

La reazione della FP Cgil non si è fatta attendere. «Pur riconoscendo e apprezzando lo spessore istituzionale del magistrato - ha dichiarato il coordinatore Nazionale Fp Cgil Polizia Penitenziaria, Stefano Branchi -, non condividiamo assolutamente quanto dichiarato. Si tratta di affermazioni gravi e lesive per l'immagine del corpo di Polizia Penitenziaria, per il nobile e orgoglioso lavoro quotidiano di donne e uomini al servizio dello Stato. I nostri poliziotti penitenziari e le nostre poliziotte penitenziarie garantiscono sicurezza, svolgono attività preventiva, repressiva, di osservazione e trattamento, nonché salvano vite umane, in condizioni lavorative sempre più difficili e articolate, specie in questo periodo emergenziale e preoccupante. Certamente non ‘giocando al cellulare’, strumento, tra l'altro, non consentito neanche per uso personale durante il servizio. Auspichiamo e chiediamo una giusta rettifica, così da poter evidenziare meritata nitidezza alla Polizia Penitenziaria.»

L'installazione di inibitori di cellulari nelle carceri, a prescindere dalla frase contestata dal sindacato, resta una soluzione necessaria per eliminare le comunicazioni (vergognose e fuori controllo) dei carcerati.

La nostra testata la sposa in pieno.