Ex Ilva. Per il sindacalista: «esiste un clima di terrore all’interno della fabbrica»

L'INTERVISTA. Abbiamo parlato con Giuseppe Romano, segretario generale FIOM di Taranto.

Ex Ilva. Per il sindacalista: «esiste un clima di terrore all’interno della fabbrica»
Giuseppe Romano, segretario FIOM Taranto

In merito al licenziamento del lavoratore delle acciaierie di Taranto Riccardo Cristello da parte della ArcelorMittal, per un post su Facebook, abbiamo parlato con Giuseppe Romano,segretario generale FIOM di Taranto.

Perché Riccardo è stato licenziato?

«Il lavoratore ha condiviso un post su fb, nel quale invitava a seguire la fiction e , in maniera un po' pesante, dava degli “assassini” all’azienda: questo non giustifica un provvedimento così spropositato come il licenziamento. L’azienda lo ha interpretato così ed ha disposto il provvedimento; per di più vi è un’aggravante in quanto un altro lavoratore ha fatto la stessa cosa, poi sostanzialmente ha chiesto scusa pubblicamente sempre con un post e per lui l’azienda ha disposto solo tre giorni di sospensione. Diciamo che è una situazione ancora più imbarazzante.»

Oltre alla gravità di un provvedimento che viola il diritto di espressione e la libertà di pensiero, garantiti dalla Costituzione, questa reazione da parte della dirigenza ArcelorMittal non crea inevitabilmente un clima di terrore all’interno della fabbrica?

«Ma certo, un clima di terrore che già esiste all’interno della fabbrica; tempo fa un rappresentante Fiom è stato sospeso e quattro operai sono stati licenziati:il delegato stava facendo il proprio dovere all’interno di un reparto, dove poi si è verificato un banale incidente per motivi tecnici. Nella motivazioni dei provvedimenti si parla sempre di “compromissione del rapporto fiduciario”: c’è una lunga serie di licenziamenti sotto questa gestione, è proprio un modus operandi.»

Cosa farete come Fiom, parteciperete  allo sciopero proclamato dall'Usb per il 14 aprile?

«L’Usb ha proclamato lo sciopero, ma non si capisce perché ha messo dentro tutta una serie di motivazioni. Noi non partecipiamo, da lunedì abbiamo programmato una serie di assemblee con i lavoratori e  abbiamo chiesto un incontro con il ministro del lavoro Orlando,perché questa situazione è imbarazzante. Chi deve dare risposte si deve muovere, attendiamo  un intervento del Governo: al netto dei provvedimenti disciplinari, noi con questa gestione-ArcelorMittal-non abbiamo più nulla da discutere. Il Governo deve intervenire e mettere risorse altrimenti la situazione così com'è non la risolviamo. Oggi si sono fermati altri due impianti e questo significa un aumento del numero dei lavoratori in cassa integrazione. Pensiamo quindi ad una mobilitazione più generale concordata insieme ai lavoratori; non escludiamo anche una manifestazione a Roma.»

Il 13 maggio ci sarà la sentenza del Consiglio di Stato e da Taranto molti cittadini si sono organizzati per essere presenti per quella data a Roma.

«Questo dice molto sulla frammentazione della società tarantina; già il fronte ambientalista non si capisce da quante associazioni è composto, non c’è unione.»

Anche sul fronte del sindacato sembrate abbastanza divisi e distanti: le chiedo,come mai non riuscite a fare  fronte comune davanti ad un licenziamento tanto grave e assurdo come quello di Riccardo Cristello?

«La domanda è un’altra: come mai non lo abbiamo fatto per i vari licenziamenti che ci sono stati? Perchè ognuno ha pensato di gestirli separatamente. Bisognerebbe agire sempre allo stesso modo. Piena solidarietà all’operaio, dopodichè va spiegato che la proclamazione dello sciopero può durare un giorno, poi con un sistema di produzione a ciclo continuo fare uno sciopero con l’obbligo per alcuni lavoratori di essere presenti sull’impianto è complicato.» 

Qualche giorno fa è avvenuto l’ennesimo incidente all’interno di un reparto, per fortuna senza conseguenze gravi. Allo stato attuale qual è il livello di manutenzione e sicurezza all’interno dello stabilimento?

«Questo è un pezzo fondamentale delle nostre rivendicazioni: da troppo tempo denunciamo che le manutenzioni ordinarie e straordinarie,in un impianto come questo ad altissimo rischio di incidente, non vengono fatte. Ci viene detto che mancano soldi, non ci sono gli investimenti: anche in questo ultimo episodio solo per un caso è andata bene e la possiamo raccontare ancora una volta. Bisogna darsi una mossa sul piano degli investimenti, ecco perché guardiamo al Governo: questa multinazionale ormai l’abbiamo conosciuta ed è inaffidabile. La ArcelorMittal non si è dimostrata all’altezza di gestire un impianto così grande e complicato come quello di Taranto.»

Parliamo del terribile problema ambientale; di fronte alla catastrofe sanitaria che vivete come lavoratori e come cittadini, sareste favorevoli alla chiusura della fabbrica e ad una riconversione dell’intera economia di Taranto o pensate sia giusto investire sull’attuale impianto nell’ottica di una prosecuzione dell'attività, anche in vista dei cospicui fondi europei stanziati?

«Non prendiamoci in giro: dire che chiudiamo significherebbe mettere per strada circa 15 mila lavoratori senza bonificare nulla e tenendoci l’inquinamento. L’unica strada è quella di una vera riconversione con le nuove tecnologie disponibili; abbiamo capito che così com’è la situazione non è più sostenibile, bisogna pensare ad un vero utilizzo delle nuove tecnologie.

Lo hanno fatto nel resto d’Europa (penso alla Germania) dove si produce acciaio a ciclo combinato, mentre solo in Italia non siamo mai riusciti a fare un investimento concreto per tenere basso l’impatto ambientale e garantire una produzione che è ancora strategica. Qui non è stato fatto nulla per ottenere un vero cambiamento negli impianti; siamo tutti d’accordo che così non la reggiamo più perché la produzione è troppo impattante. Chiudere significherebbe poi affrontare un dramma socio-economico in una città dove 15mila lavoratori non possono essere sostituiti dalla sera alla mattina.»

In queste ore i rappresentanti politici, sia locali che nazionali, si sono espressi su questo licenziamento che tanto risalto sta avendo anche grazie ai social?

«Non ancora. Attendiamo l’intervento del ministro Orlando per ciò che riguarda il licenziamento e fondamentale sarà la posizione del Ministro Giorgetti per affrontare la situazione industriale nel suo complesso.»

 

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