Fascette editoriali (dis)oneste

Numerose case editrici, per rendere appetibile l’acquisto di un libro su cui puntano particolarmente, gonfiano eccessivamente i dati delle presunte vendite.

Fascette editoriali (dis)oneste
Foto d'archivio

“Già bestseller mondiale”, “In ristampa per la terza volta”, “500.000 copie vendute in una settimana”. Entrando in libreria l’occhio del cliente/lettore che vuole acquistare la novità del momento cade, inevitabilmente, (specialmente se non ha le idee chiare su quale pubblicazione acquistare) prima che sul titolo del libro, sulla fascetta promozionale che lo avvolge. E poco importa se l'ignaro lettore non ne ha mai sentito parlare e se tenta di ripescare nella memoria il nome dell’autore: c’è quella fascetta dai colori forti ed accattivanti che, a caratteri cubitali, promette e assicura emozioni letterarie a buon mercato. Ma quanto di vero c’è nelle parole riportate da queste famigerate fascette promozionali? Molto poco, a ben vedere.

Da una recente ricerca pubblicata qualche tempo fa su Il Fatto quotidiano è emerso che numerose case editrici, per rendere appetibile l’acquisto di un libro su cui puntano particolarmente, gonfiano eccessivamente i dati delle presunte vendite che quel particolare libro ha totalizzato, con il risultato che il volume appare “dopato” ad hoc: i numeri delle copie stampate vengono infatti fatte passare per copie effettivamente vendute e spesso si passa velocemente dalla prima alla seconda pubblicazione dopo che l’esemplare ha venduto l’irrisorio numero di 100 copie, numero che non giustifica di certo una seconda ristampa. Ma facciamo un esempio concreto per comprendere al meglio questo "diabolico" meccanismo: la casa editrice x per promuovere il libro y publicizza l’opera in questione come quella che, in una settimana appena, è già alla seconda ristampa con 20mila copie. In realtà però il libro y, a quattro settimane dall’uscita, ha venduto appena 1.500 esemplari. E’ questa dunque la scellerata politica di marketing portata avanti da molte (grandi) case editrici che, per invogliare i lettori ad acquistare un determinato volume, utilizzano il meccanismo delle fascette editoriali che letteralmente “danno i numeri” (falsi).

Ma il vaso di Pandora nasconde altre meraviglie: non ci si limita semplicemente a mettere insieme (e a caso) delle cifre sproporzionate. Alcune case editrici infatti, oltre a millantare numeri da capogiro, riportano spesso anche il giudizio o commento di uno scrittore o critico eminente che incensa con parole lusinghiere la pubblicazione in questione. Spesso però il libro non si rivela come il "capolavoro" annunciato e al povero lettore viene naturale pensare: “tale personalità di spicco quanto è stata pagata per scrivere giudizi così avventati?” Ma questo è un altro paio di maniche.

E se anche una nota e seria casa editrice si riduce anch’essa ad utilizzare le famigerate fascette disoneste per pubblicizzare un libro (che da solo non si venderebbe mai), ci si rende conto che il marketing si è impossessato completamente del mondo editoriale, soggiogato da logiche di mercato che sacrificano in nome della quantità una qualità delle pubblicazioni sempre più rara.