Genetica e obesità: la prevenzione inizia dal pancione

Un bambino obeso ha un'alta probabilità di diventare un adulto con chili di troppo. La predisposizione all'obesità, determinata da fattori genetici, in una società "obesogena" come la nostra, è un fattore da non sottovalutare. La prevenzione dell'obesità infantile parte già dalla gestazione; cosa può fare la mamma a riguardo?

Genetica e obesità: la prevenzione inizia dal pancione

L’elevata prevalenza del sovrappeso e dell’obesità tra bambini e adolescenti costituisce un problema di sanità pubblica a livello mondiale. Il numero di bambini europei sovrappeso è stato stimato aumentare di 1,3 milione per anno, tra cui più di 300.000 diventano obesi annualmente. Un dato ancor più significativo è quello che rileva che, al momento attuale, oltre il 60% dei bambini in sovrappeso prima della pubertà rimane in tale condizione anche nella giovane età adulta. 

Le cause comportamentali che conducono alla condizione di obesità sono ormai chiare a tutti: abitudini alimentari scorrette e sedentarietà sono l’occhio del mirino da anni, da quando ci si è resi conto che, se queste si instaurano fin dalla giovane età, contribuiscono a determinare e mantenere quella che può essere definita una vera e propria pandemia.                                       

Quello che però spesso si ignora è che, anche se in minima parte, anche la genetica e, ancor di più, l’epigenetica, possono giocare un ruolo fondamentale nella patogenesi dell’obesità. Nella prevenzione dei fattori genetici, l’alimentazione e lo stile di vita della madre giocano un ruolo cruciale.

Prima di addentrarmi nella descrizione della vasta evidenza a scientifica che c’è a riguardo, è doveroso fare qualche precisazione: l’obesità è una patologia multifattoriale; questo significa che la sua insorgenza riconosce l’interazione tra più fattori, genetici e ambientali.                     

In questo contesto, le mutazioni genetiche e le patologie che portano all’obesità rappresentano solo una percentuale molto bassa, circa il 5%. Sto parlando ad esempio di persone con alcune patologie genetiche, come la sindrome di Prader Willi, che hanno come manifestazione patogenetica della malattia l’obesità stessa, oppure soggetti che presentano una serie di mutazioni geniche particolarmente importanti per la regolazione del peso corporeo e del comportamento alimentare, come la mutazione del gene per la leptina o per il suo recettore.

La predisposizione all’obesità, ossia la presenza di determinati fattori genetici in un dato soggetto, non è sinonimo di assoluta e certa manifestazione della malattia, ma sta a indicare semplicemente che quello stesso individuo avrà più probabilità di sviluppare tale condizione se, e soltanto se, sarà sottoposto a condizioni ambientali obesogene, aspetto che, ai giorni nostri, non è affatto da sottovalutare.

Chiarito questo aspetto, in che modo la nutrizione materna durante la gravidanza andrà ad influenzare il futuro metabolico del bambino?

E’ stato dimostrato che durante la gestazione i segnali provenienti dall’ambiente intra-uterino influenzano lo sviluppo del feto e, in maniera particolare, lo sviluppo dei sistemi integrati di regolazione dell’omeostasi, inclusa la regolazione del peso corporeo e del comportamento alimentare; insomma, è in questo periodo che si ha quella che viene chiamata “programmazione metabolica del futuro bambino”. Se la mamma durante la gestazione conduce uno stile di vita malsano, questo comportamento andrà ad influenzare in maniera impattante la regolazione metabolica e lo sviluppo del feto, ponendo le basi per la possibilità di una futura problematica in termini di peso corporeo e comportamento alimentare del bambino.

Dagli studi è emerso che i bambini nati sottopeso a causa di una cattiva alimentazione materna che, in questo caso specifico, si traduce con iponutrizione,  presentano:

  1. Alterazioni strutturali e morfologiche di alcuni centri dell’ipotalamo, i cosiddetti centri della fame e sazietà, implicati nel comportamento alimentare.
  2. Aumento del NeuroPeptide Y, un fattore importante nella segnalazione della “fame”. E’ chiaro che chi presenta  eccesso di NPY avrà una disregolazione del comportamento alimentare, con uno squilibrio a favore di un’aumentata “patologica” sensazione di fame.
  3. Aumento della resistenza alla leptina e all’insulina ipotalamica, ormoni responsabili della sensazione di sazietà. Se questi bambini presentano un’aumentata resistenza centrale a questi ormoni, il loro comportamento alimentare non sarà regolato adeguatamente.
  4. Aumento della sensibilità insulinica da parte degli adipociti. L’insulina ha, fisioligicamente, un’azione lipogenica e antilipolitica sugli adipociti bianchi; se questi ultimi sono più sensibili all’azione dell’ormone, saranno anche più pronti a captare e accumulare il grasso corporeo e a trattenerlo al loro interno, con una conseguente alterazione del normale metabolismo lipidico.
  5. Aumentata risposta dell’iperplasia all'ipernutrizione. L’iperplasia è quel fenomeno per cui un tessuto si espande aumentando il numero delle cellule che lo compongono; è chiaro che maggiore sarà il numero di adipociti, maggiore sarà la capacità del tessuto adiposo di accumulare grasso. Ci tengo a sottolineare che l'iperplasia è un fenomeno irreversibile: il numero di cellule adipose non si modifica, nemmeno con interventi dietetici e di attività fisica.

In realtà, quelli descritti in precedenza non sono altro che meccanismi di controllo che l’organismo mette in atto di fronte ad una situazione di pericolo, che in questo caso è rappresentata dall’iponutrizione materna: una mancanza di nutrienti in età fetale, predispone il bambino ad essere programmato in “modalità di accumulo”.

Anche i bambini nati sovrappeso, causato da un’ipernutrizione materna, avranno più probabilità di sviluppare problematiche legate alla regolazione del peso e del comportamento alimentare. Nello specifico, è stato visto che i neonati sovrappeso presentano:

  1. Aumento della proliferazione dei neuroni oressigeni, soprattutto nelle ultime due settimane di gestazione. Questi neuroni sono preposti alla produzione di fattori oressizanti, che aumentano cioè la sensazione di fame. Se il numero di questi neuroni aumenta in maniera spropositata, si tenderà all’iperfagia e, di conseguenza, all’accumulo di grasso in eccesso.
  2.  Aumento del NeuroPeptideY, come abbiamo visto anche per i bambini sottopeso.
  3. Aumento della preferenza di gusto per gli alimenti ipercalorici, i cosiddetti alimenti palatabili, ricchi, contemporaneamente, di grassi e zucccheri. Se già dalla vita fetale il bambino è stato sottoposto ad una serie continua di stimoli e rinforzi a causa dell’ipernutrizione della madre, la programmazione metabolica dell’infante tenderà alla preferenza per questi stimoli (cibi palatabili e dieta ipercalorica).
  4. Aumentata programmazione adipogenetica, che si traduce in una predisposizione all’utilizzo del meccanismo dell’iperplasia per espandere il tessuto adiposo.

Da questi presupposti, risulta chiara l’importanza di una prevenzione non solo per il bambino, ma già della gestante, che attraverso piccoli accorgimenti relativi ad alimentazione e stile di vita, può proteggere il feto da una predisposizione genetica all’obesità che, come abbiamo visto, può contribuire alla manifestazione clinica di tale fenomeno fin da bambini e a mantenerla in età adulta.

In modo particolare, già nel periodo precedente la programmazione di una gravidanza, andrebbero rafforzati tutti quei fattori protettivi che riguardano l’alimentazione e lo stile di vita nel complesso, compresa la promozione di un’adeguata attività fisica.

Durante la gravidanza, un adeguato aumento di peso è necessario per far fronte alle necessità del feto; altrettanto importante per la salute della mamma e del nascituro è iniziare la gravidanza con un peso “normale”. Una magrezza eccessiva, oltre ad essere un fattore di rischio per la fertilità, può compromettere la crescita fetale, che avrà un più elevato rischio di basso peso alla nascita, con tutte le conseguenze metaboliche che ne derivano e che abbiamo visto precedentemente. D’altro canto, anche l’eccesso ponderale aumenta il rischio di partorire bambini grandi per età gestazionale, che a loro volta avranno un maggior rischio di sviluppare obesità infantile.

L’aumento di peso auspicabile delle gestanti e il loro fabbisogno aggiuntivo di energia differiscono in relazione all’Indice di Massa Corporea (IMC) pre-gravidanza. In generale, è possibile dare le seguenti indicazioni:

  • Per chi inizia una gravidanza con un IMC < 18.5 (sottopeso) le necessità energetiche sono maggiori, e l’aumento di peso auspicabile è fra 12.5 Kg e i 18 Kg.
  • Per chi inizia una gravidanza con un IMC compreso tra 18.5 – 25 (normopeso) , l’aumento di peso auspicabile è fra gli 11.5 e 16 Kg. Nel complesso, il valore di riferimento per questa categoria è 12 Kg.
  • Per chi inizia una gravidanza con un IMC > 25 (sovrappeso), è auspicabile contenere l’aumento di peso tra i 7 e gli 11.5 Kg.
  • Per chi a inizio gravidanza ha un IMC > 30 (obeso), il guadagno di peso raccomandato è pari a 5-9 Kg.

Tralasciando il discorso sicurezza alimentare, a livello quantitativo l’alimentazione in gravidanza non si discosta molto da quella degli altri periodi della vita della donna, benchè debba coprire anche i fabbisogni nutritivi del nascituro e garantire il regolare decorso della gravidanza stessa.

La richiesta supplementare di energia per la gestazione è relativamente contenuta, variabile a seconda del periodo, con un aumento trascurabile durante il primo trimestre, di 250 Kcal/die nel secondo e di circa 500 Kcal/die nell’ultimo trimestre. Risulta abbastanza chiaro che questi quantitativi sono abbastanza esigui e tali da non comportare cambiamenti rilevanti nelle normali abitudini alimentari della futura mamma.

Il comune pensiero che la gestante debba “mangiare per due” è quindi un’affermazione errata, non corrispondendo ai reali bisogni. Quello che invece bisognerebbe fare è “mangiare due volte meglio”, nel senso che in questo momento particolare della vita di una donna dovrebbe essere curata in particolar modo la qualità di ciò che si mangia, in relazione soprattutto alle proteine, al tipo di grassi e ad alcune vitamine e minerali.                                  

Dunque, volendo riassumere dando qualche spunto di riflessione:

  • L’obesità infantile è una problematica reale ed estremamente diffusa, a cui contribuiscono cattive abitudini a tavola e scarsa attività fisica.
  • Gli interventi di prevenzione primaria in questo ambito sono essenziali, ma se il bambino ha una predisposizione genetica, sarà più propenso ad adottare dei comportamenti malsani fin da subito e in maniera molto più preponderante rispetto a soggetti normali.
  • Il momento della gestazione è il periodo più importante per la crescita del feto, ma anche per la sua programmazione metabolica: squilibri nutrizionali nella madre potrebbero alterare importanti meccanismi implicati nella regolazione del comportamento alimentare e del peso corporeo del futuro bambino.
  • Per tali ragioni, curare alimentazione e lo stile di vita durante la gravidanza risulta essenziale, sia da un punto di vista qualitativo, per assicurare alla madre e al feto tutti i nutrienti necessari per il benessere di entrambi, ma soprattutto per prevenire tutte quelle alterazioni metaboliche correlate ad una maggior predisposizione all’obesità.

 

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