Giornata mondiale dell’uomo nello spazio

59 anni fa, nel 1961, Jurij Gagarin arrivò per primo in orbita ed ebbe la possibilità di ammirare la terra da un altro punto di vista.

Giornata mondiale dell’uomo nello spazio
Ph, fonte archive.unric.org

Quest’anno la Pasqua capita nella giornata mondiale dell’uomo nello spazio. Ben 59 anni fa, nel 1961, Jurij Gagarin arrivò per primo in orbita ed ebbe la possibilità di ammirare la terra da un altro punto di vista. A bordo della navicella Vostok, fu il primo uomo a uscire dall’atmosfera terrestre ed ad essere cosi ribattezzato il “Cristoforo Colombo dei cieli”.

All’epoca si era all’oscuro delle conseguenze provocate dall’assenza di gravità sul sistema celebrale, circolatorio o respiratorio del corpo umano. L’esperimento dimostrò che l’uomo poteva decollare verso lo spazio, orbitare in gravità per poi rientrare sano e salvo sulla Terra. Le prime parole che pronunciò Jurij Gagarin furono: «Vedo la terra, è blu, che meraviglia».

La giornata fu fortemente voluta dalle Nazioni Unite, che attraverso l’apposito ufficio dedicato all’universo, l’Unoosa, volle ricordare i progressi del genere umano. Diversi i traguardi raggiunti successivamente, come nel 1965 con il russo Aleksej Leonov, cosmonauta sovietico, che fece una passeggiata tra le stelle. Fu il primo nella storia dell’umanità a lasciare la capsula spaziale per restare sospeso nello spazio liberamente.

Successivamente nel 1969 Neil Armstrong fu il primo uomo che toccò il suolo lunare. «Un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità» fu la celebre frase che pronunciò non appena compì il primo passo sulla Luna. Nell’equipaggio dell’Apollo11 Armstrong fu comandante di missione, fu lui a compiere manualmente la manovra di atterraggio. Negli anni successivi furono molte le teorie complottiste, volte a screditare la missione ed a definirla un grande set cinematografico guidato dal regista Stanley Kubrick.

Teorie smentite più volte in quanto migliaia di persone collaborarono alla buona riuscita della missione e nessuna di esse ha mai smentito l’avvenimento. Dopo che gli Stati Uniti d’America erano riusciti ad allunare, l’Unione Sovietica iniziò con la progettazione di stazioni spaziali per permettere all’uomo una permanenza prolungata nello spazio.

Cosi nel 1971 terminarono la creazione della stazione sovietica Saljut, quella che fu poi definita la “prima casa” nello spazio. Successivamente le scoperte sono state molteplici, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’astronauta Samantha Cristoforetti che nel 2014 raggiunse la stazione spaziale restando nello spazio per 199 giorni. L’uomo ha sempre guardato le stelle facendosi molte domande su cosa ci fosse oltre il cielo visibile ad occhio nudo, domandandosi se fosse solo nell’Universo o se ci fossero altre forme di vita.

Queste scoperte hanno risposto in parte ad alcune di queste domande, ma ci sono ambiziosi piani per il futuro, come quello della Nasa che ha come obiettivo di portare l’essere umano su Marte. Una storia antica ma ancora tutta da scrivere. L’Onu sostiene che la tecnologia spaziale possa fornire un importante contributo per gli obiettivi di sviluppo sostenibile e di conseguenza per migliorare ed aumentare il benessere dei popoli.