Gli anni più belli: il film

Una generazione la nostra, fatta di sogni, di tanta immaginazione, spinti come eravamo da una forza interiore che per un momento ci ha fatto sentire al centro del mondo e per questo, capaci di modificarlo!

Gli anni più belli: il film

E’ uscito nelle sale il 13 febbraio il nuovo film di Gabriele Muccino, dal titolo: "Gli anni più belli",  dopo mesi di martellante campagna pubblicitaria dovuta anche ad importanti collaborazioni, prima fra tutte quella alla colonna sonora che vede protagonista Claudio Baglioni con l’inedito che dà il titolo al film. Gli anni più belli è, innanzitutto, un film generazionale.

Il film di Gabriele Muccino è un vero e proprio tuffo nel passato, perché sono tanti i richiami alla storia recente, quella storia che necessariamente ci ha plasmati lasciandoci dentro tante emozioni, a volte anche dolorose, che riemergono. Ecco allora tanti frammenti di una vita che ci è appartenuta: il modo di trascorrere le serate,  le uscite con gli amici in gruppo, il motorino tipico degli anni '70 e '80, quella scena che fa il verso al famoso ballo lento del film Il tempo delle mele, un frammento del processo Enimont dove Antonio Di Pietro interrogava Forlani, poi le Torri Gemelle e tanto altro.
Una generazione la nostra, fatta di sogni, di tanta immaginazione, spinti come eravamo da una forza interiore che per un momento ci ha fatto sentire al  centro del mondo e per questo, capaci di modificarlo!
Ci sono gli errori della giovinezza, i grandi amori che tradiscono, i problemi con la famiglia e una società a volte poco accogliente. All’interno della pellicola ci sono i problemi della vita vera, le difficoltà materiali che spengono i sogni, la società che troppo spesso si mostra ostile e cattiva.

Ma il film e’ attraversato da un filo rosso che tutto unisce: l’amore nella sua accezione più ampia e soprattutto quel sentimento vero, l’amicizia che (e lo diciamo senza retorica) riesce a superare veramente ogni cosa: il tempo che passa, i comportamenti scorretti, i diversi percorsi della vita, i successi, gli insuccessi,  i matrimoni andati male. L’amicizia quella vera resta immutata, insieme a tutte le esperienze che fanno crescere insieme: guardando il film riemerge la bella sensazione che accompagna ogni individuo negli anni della crescita, anni in cui la vita vera è quella vissuta fuori casa, per strada, all’interno del microcosmo abitato degli amici.
E così il film di Muccino lascia sentimenti contrastanti: da una parte ci fa sentire piccoli, fragili e riusciamo a guardarci come eravamo; dall’altra parte lascia un po’ di amarezza, quella di non essere stati capaci a difendere i nostri sogni fino in fondo rinunciando alle ambizioni personali per paura, per mancanza di coraggio, quel non essere stati forse abbastanza grintosi di fronte agli ostacoli della vita.

È proprio bello il film di Gabriele Muccino, un’analisi sulla vita e sul trascorrere inesorabile del tempo; è bello potersi ritrovare in tante scene, come quella in cui i protagonisti cantano a squarciagola, con lo stereo dell'auto a tutto volume, il famoso ritornello della canzone di Claudio Baglioni Mille giorni di te e di me.

Un cast meraviglioso con Pierfrancesco Favino, che riesce a raggiungere la ricchezza dimostrando poi che nella vita la felicità non è data dal denaro ma da tutto ciò che non si può comprare; Michaela Ramazzotti, una donna meravigliosa che perde il suo primo grande amore per poi riunirsi a lui dopo un percorso travagliato; Kim Rossi Stuart forse il personaggio più positivo, più coerente, quello che meno ha rinunciato ai propri sogni e riesce alla fine a ritrovare la donna amata da sempre. 

Sullo sfondo una meravigliosa Roma che regala sempre immagini di una bellezza eterna fra romanticismo e malinconie, con la fontana di felliniana memoria a cui anche Muccino fa omaggio.