GLI ARTISTI ED IL DECRETO FANTASMA

Ma il nuovo DPCM non vale per tutti. Teatri, cinema ed arti dello spettacolo in generale sono state lasciate in disparte. Poche le direttive pronunciate su questa categoria considerata di minore importanza, d’altronde di arte non si mangia è stato detto. Ma in queste affermazioni si dimentica completamente che anche gli artisti sono dei lavoratori e che dietro ad un concerto o ad uno spettacolo ci sono diverse persone, si dimentica che esistono montatori, cameraman, truccatrici, parrucchieri e tutta la manovalanza del “dietro le quinte”.

GLI ARTISTI ED IL DECRETO FANTASMA

Ad una settimana dall’inizio della fase 2 non potevano mancare le violazioni dovute anche dalle poco chiare direttive date dai decreti che in queste settimane stanno invadendo l'Italia. Tra regole astratte e confusione dei cittadini, fioccano le multe per le persone che sembrano non aver capito le disposizioni.

Non è passato molto per avere le nuove informazioni per affrontare le prossime fasi, dove parrucchieri e ristoranti potranno, forse, beneficiare delle riaperture dei propri locali. Ma a che prezzo?

Dimezzamento dei posti a sedere e relativa capienza prestabilita, 4 metri quadrati per ogni cliente e due metri tra un tavolo e l’altro o in alternativa il montaggio di plexiglass tra i tavolini come barriere divisorie, raccomandato il ricambio d’aria naturale con porte e finestre aperte, tablet per le ordinazioni e dulcis in fundo sia all’ingresso che nei servizi frequente iginiezzazione degli ambienti.

Ovviamente non dimentichiamo le mascherine che dovranno essere utilizzate in fila alla cassa, in attesa del tavolo e per andare in bagno.

Insomma sembra che niente sarà più come prima, ma bisogna fare il necessario per evitare il ritorno dei contagi. Ma non tutte le regioni sono unite nelle scelte prese dal governo, cosi il governo ha concesso alle Regioni di muoversi in autonomia, garantendo linee guida uguali per tutti e differenziazioni territoriali a seconda della curva di contagio.

Ma in alcune Regioni arrivano le controproposte di orari più estesi, meno vincoli, e l’esenzione fino al 30 novembre del canone per l’occupazione permanente di spazi e aree pubbliche, questa decisione in particolare modo è già stata prevista nel comune di Torino, che ha come obiettivo consentire, in via straordinaria, che le attività possano avere l’opportunita di ampliare la superficie dei loro locali all’esterno.

Intanto Confesercenti fa sapere: «accogliamo con favore la decisione di anticipare al 18 maggio la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri. E' una strategia di buon senso, ma devono valere regole chiare».

Ma il nuovo DPCM non vale per tutti. Teatri, cinema ed arti dello spettacolo in generale sono state lasciate in disparte. Poche le direttive pronunciate su questa categoria considerata di minore importanza, d’altronde di arte non si mangia è stato detto. Ma in queste affermazioni si dimentica completamente che anche gli artisti sono dei lavoratori e che dietro ad un concerto o ad uno spettacolo ci sono diverse persone, si dimentica che esistono montatori, cameraman, truccatrici, parrucchieri e tutta la manovalanza del “dietro le quinte”.

Lavoratori autonomi ed artisti  resteranno ancora fermi, e gli scienziati dichiarano: «attori con le mascherine» scatenando le proteste di tutti. In questo modo sembra impossibile recitare o cantare, inoltre sembra impossibile considerare di posizionare gli artisti a distanza di sicurezza. Secondo il comitato tecnico scientifico questo è l’unico modo per riaprire cinema, teatri e festival. A giugno.

Gabriele Lavia allibito ha dichiarato: «Non so come possano venire in mente certe idee. Si potrebbe ridere se fosse una barzelletta e mi chiedo: questi scienziati sono mai andati ad uno spettacolo?  Capisco il bisogno di sicurezza, ma esistono molti mezzi per sapere se le persone sono contagiate. Questo sistema non aiuta il teatro: lo uccide».

Il comitato ha anche avanzato altre proposte come un tetto delle presenze stabilito sui 200 al chiuso, 1000 all’aperto, compreso artisti e personale. Tutto questo non tiene in considerazione che i grandi teatri o le orchestre supererebbero questo numero anche senza gli spettatori.

Sembrerebbe che non ci sia una soluzione, ma l’Associazione Nazionale Autori Cinematografici lancia una proposta, quella di scegliere pièce già realizzate e adattarle nella sceneggiatura, ambientarle in luoghi realistici, filmarle, utilizzando i cast da palcoscenico, trasmetterle poi sul piccolo o grande schermo e venderle anche all’estero. Un meccanismo, spiega il presidente Martinotti, non troppo costoso, con troupe ridotte e in poco tempo.