I MOSTRI del Circeo

A breve andrà in onda una “crime story” che ricostruirà il massacro del Circeo. Ma perché portare in tv una delle pagine più tragiche di cronaca nera? Cosa spinge il pubblico a ricercare, talvolta con morbosità, come testimonia l’audience di programmi televisivi incentrati sulla cronaca nera, notizie di tragici e truci assassini? 

I MOSTRI del Circeo
Ph fonte Sky tg24

Ore 2:50, una notte di ottobre del 1975, nella Roma “bene”.

Rumori, gemiti flebili, ma insistenti, che cercano disperatamente di rompere il silenzio di un quartiere elegante e signorile della Capitale. E’ un metronotte in servizio a capire rapidamente che qualcosa di orribile si staglierà di lì a poco dinanzi ai suoi occhi. Provengono dal bagagliaio di una Fiat 127 bianca. Il bagagliaio viene forzato e ad uscire fuori è uno dei peggiori fatti di cronaca nera della storia italiana.

Nel baule della autovettura c’è una giovanissima donna, Donatella Colasanti di 17 anni, col volto madido di sangue, lo sguardo perso nel vuoto di chi ha visto e vissuto una violenza indicibile e, non sa come, è ancora viva. Accanto a lei l’amica, torturata, seviziata, senza vita. Era Rosaria Lopez, 19 anni, avvolta in un plaid e coperta da un telo di plastica.

La macchina è di Gianni Guido. L’artefice del massacro, il “mostro”. Angelo Izzo e Gianni Guido, ventiduenni, sono i suoi amici con cui lo stesso ha compiuto il più orrendo fatto di cronaca che sconvolse l’Italia. Sono loro i “mostri del Circeo”. La barbarie avviene il 29 settembre a partire dalle 18, quando le giovani adescate da Izzo e Guido vengono condotte nella villa di Ghira al Circeo. Guido estrae una pistola e, sotto minaccia dell’arma, rinchiude le giovani in un bagno senza finestre.

Di lì a poco inizierà per le povere vittime un girone infernale, durato 35 ore, fatto di sevizie, torture ripetute e stupri di ogni genere. Alle 17:00 del 30 settembre, giunge nella villa il proprietario Andrea Ghira che, spacciandosi per il sequestratore del Clan dei Marsigliesi, si unisce alla barbarie accanendosi su Rosaria Lopez. I mostri, coadiuvati da anfetamine e cocaina, proseguono esaltati in un crescendo di brutalità infierendo sulle giovanissime che invano imploravano pietà.

Alle 19:30 viene loro iniettato del sonnifero, la Lopez trascinata al secondo piano da Izzo e Guido. Quella che la attende sarà una ulteriore e definitiva escalation di brutalità. La Colasanti rimasta al piano inferiore non potrà che ascoltare inerme le grida strazianti dell’amica. Fino a non sentirla più. Ma quello che attende lei non sarà da meno, trascinata nuda per tutta la casa, colpita selvaggiamente con pugni, calci e una spranga di ferro alla testa. La povera Donatella capisce che l’unico modo per avere ancora speranza di sopravvivere è fingersi morta. I tre, ormai stanchi ed appagati nelle loro pulsioni aggressive, la ritengono cadavere. Sono le 21:00 del 30 settembre

Caricano i corpi nel bagagliaio e fanno rientro a Roma, parcheggiando la macchina in via Pola, il luogo in cui la disperazione della sopravvissuta le darà la forza di trovare aiuto battendo colpi contro il portellone del portabagagli. Grazie alla puntuale ricostruzione dei fatti ad opera della Colasanti, i mostri vengono immediatamente identificati e condannati all’ergastolo. Ghira riesce a dileguarsi ed a vivere da latitante fino alla sua morte. Izzo tenta di evadere prima dal carcere di Latina, nel 1977, poi da quello di Paliano nel ’93; nell’agosto del 1995 evade da un permesso premio di cui beneficiava da recluso nel carcere di Alessandria; latitante per un mese,viene catturato a Parigi ed estradato in Italia.

Nel dicembre 2004, ammesso alla misura alternativa della semilibertà nel carcere di Campobasso, estrinseca ancora una volta le sue pulsioni più brutali uccidendo la moglie e la figlia di un compagno di cella (Maria Carmela Linciano,49 anni, e la figlia Valentina di 14 anni). Entrambe ritrovate sepolte nel giardino di una villetta a Ferrazzano con scotch a naso e bocca e la testa infilata in un sacchetto di nylon. La morte fu per soffocamento. Le indagini rivelarono che Izzo aveva una relazione con la signora e che le avrebbe uccise “perché erano troppo appiccicose”.

Angelo Izzo presenta chiaramente la personalità del serial killer, i cui specifici tratti distintivi risultano il sadismo, la totale anaffettività e il senso di inferiorità sessuale cui è correlato il bisogno di compensazione attraverso l’onnipotenza, ovvero il senso di totale dominio e possesso dell’altro. Le motivazione non sono razionale, ma corrispondono a un bisogno intrapsichico del soggetto. Izzo, in particolare, anche sulla base delle sue confessioni, esternazioni ed intenzioni esplicitate in consulenza clinica e pubblicamente, rientra a pieno titolo nelle categorie di omicidi seriali Edonistici (ricerca del proprio interesse o piacere, omicidi per libidine o per il gusto del brivido) e Power/Control-OrientedType (uccide perché ricava godimento dal
potere assoluto esercitato sulla vittima, omicidi di ferocia e tortura).

Delitti premeditati, caratterizzati da sadica violenza, menzogna abituale, mancanza totale di empatia,compassione, senso etico inesistente. Capace di autocontrollo e manipolazione, presenta una personalità infantile, immatura, poco evoluta, incapace di tollerare le frustrazioni, di comprendere e accettare la realtà in modo adulto e resistere alle pulsioni, con una evidente sindrome di inadeguatezza e senso di inferiorità che spiega l’esigenza di compensazione ricercata nel sentirsi “superuomo” (come lo stesso afferma in varie interviste) e sfogare il senso frustrante della propria percezione di debolezza in aggressività verso chi ritiene inferiore e incapace di difendersi.

Senso di sé incerto, compensato da un velleitario bisogno di protagonismo, assente il senso di colpa e la capacità di pentimento. Sottesa omossessualità che lui stesso afferma, rifiutata e compensata con una
costruita e fittizia identità forte, maschilista, di dominio, costellata da ideali della destra estrema e classista. Il disturbo psichiatrico è evidente e si delinea nel borderline di personalità con tratti ossessivo compulsivi ed esplosioni psicotiche. 

A breve andrà in onda una “crime story” che ricostruirà il massacro del Circeo. Ma perché portare in tv una delle pagine più tragiche di cronaca nera? Cosa spinge il pubblico a ricercare, talvolta con morbosità, come testimonia l’audience di programmi televisivi incentrati sulla cronaca nera, notizie di tragici e truci assassini? 

Da un punto di vista psicologico, sono numerosi i fattori coinvolti in tale possibile predilezione. Innanzitutto si tratta di storie di vita fatte di elementi universali, quali gelosia, tradimento, povertà, violenza, amore, sesso, successo, soldi, morte, che narrano di vicende comunque “umane” (se pensiamo al successo imperituro dei grandi autori tragici dell’antica Grecia); in secondo luogo, l ’uomo si trova a misurarsi
con la paura che ciò possa accadere a se stesso e pertanto desidera sapere fino a dove un altro essere umano può arrivare, cosa quindi gli potrebbe accadere, per potersene invece guardare (proprio in quegli anni le raccomandazioni dei genitori si fecero più restrittive, mettendo in guardia i propri figli dal trovarsi in situazioni da “mostro del Circeo”); quindi si soddisfa il bisogno di ottenere informazioni utili o fondamentali per la nostra sopravvivenza (es.non aprire la porta a sconosciuti, evitare luoghi malfamati o diffidare di chi promette guadagni mirabolanti).

E ancora, il desiderio di esorcizzare la stessa paura sentendosi sollevato poiché fatto accaduto non a se stesso. Vi è spazio anche per la possibile sublimazione di pulsioni aggressive, normalmente presenti nell’essere umano in forma socialmente e psichicamente adeguata e funzionale, che vengono proiettate all’esterno ed allontanate da sé.

Infine, spesso è centrale, soprattutto negli amanti dei “grandi processi” (es. “Un giorno in Pretura”, “Storie maledette”, ecc), il desiderio di partecipare a tali rappresentazioni per vedere soddisfatta la più antica esigenza emotiva-affettiva, nonché sociale, relativa a 2 bisogni stringenti e vitali: quello di attribuire significato a quanto ci sembra completamente inaudito, per consentirci di tutelare le nostre capacità di orientarci e valutare efficacemente la realtà che viviamo, e quello di trionfo della giustizia, del bene sul male, nel poter vedere individuati i colpevoli che hanno turbato ed incrinato l’equilibrio psichico e relazionale della Comunità e trovare un risarcimento psicologico e materiale al male inferto.

Il rischio di possibili emulazioni in personalità disfunzionali è però sempre dietro l’angolo, come la cronaca nera, soprattutto dei femminicidi, ci racconta.