Il fallimento della società

Di fronte alla morte di un ragazzino si sviluppa un odio feroce che non tiene conto della gravità della situazione, delle precise responsabilità che il mondo degli adulti, assente, deficitario, diseducante, contagioso nel suo nichilismo pestilenziale, propugnatore di modelli consumistici e violenti ha nei confronti di questo e di altri casi.

Il fallimento della società
Immagine di Free-Photos da Pixabay

Scrivo questa riflessione dopo aver letto sulle tante, troppe opinioni in merito alla morte violenta del quindicenne Ugo Russo di Napoli, che ha tentato di rapinare un carabiniere in borghese con una pistola giocattolo e che, sembra per eccesso di difesa, è stato colpito da tre pallottole.

Non ritengo di dovere esprimere un giudizio di difesa o di accusa nei confronti del carabiniere. Non ho abbastanza elementi per dare un giudizio in merito e confido nel lavoro della magistratura.
Quello però che mi preme sottolineare è il mio disappunto, per non dire la mia più totale indignazione, nei confronti di coloro che in queste ore hanno scritto frasi sul ragazzo del tipo: "Uno che compie una (finta) rapina a mano armata non merita di vivere", oppure "se l'è cercata", ect.

Gli artefici di queste espressioni tranchant sono spesso padri di famiglia o uomini adulti. Ho controllato. Provengono dalle zone più disparate d'Italia.
La cosa mi fa inorridire. Di fronte alla morte di un ragazzino, si sviluppa un odio feroce che non tiene conto della gravità della situazione, delle precise responsabilità che il mondo degli adulti, assente, deficitario, diseducante, contagioso nel suo nichilismo pestilenziale, propugnatore di modelli consumistici e violenti ha nei confronti di questo e di altri casi.

Di questo mondo facciamo parte tutti, in primis i genitori e la società che ha avuto contatti con il ragazzo. Lo attesta il comportamento violento tenuto dai parenti in ospedale e la "stesa" alla caserma vicina: un mondo che non conosce ragionamento, cultura, onestà, pacificazione. Un mondo di cui siamo intrisi tutti, perchè non sono solo Napoli o Catania o Bari e altre città, ma è l'intero Occidente, asservito a una corsa al materialismo, alla ricerca spasmodica dell'Io dei consumi, che accelera le pulsioni di morte dei giovani.

E se proprio devo dirla tutta, questo mondo è peggio del coronavirus, perchè sta uccidendo in silenzio, senza fare notizia.
E' tempo di finirla con questo modo ignobile di considerare gli errori dei ragazzini senza soppesarli sulla bilancia del nostro lassismo di adulti.

Il consumo di crack, eroina e cocaina tra i giovani è aumentato. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani. Che cosa dobbiamo aspettare di più perché qualche ministro o qualche politico riformatore ascolti gente come noi per poter cambiare, radicalmente, questa situazione?