Il sostegno di Catia Silva: «Caro Gennaro, non sei un miserabile»

LETTERA AD UN TESTIMONE DI GIUSTIZIA. La testimone del processo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna, dopo l'attacco al nostro collaboratore, interviene con una sua lettera. «Ho letto l'attacco che ti ha fatto un rappresentante delle Istituzioni, che condanno senza se e senza ma. Se potessi arrivare lì non avrei paura a dirgli il mio pensiero. Ho provato una rabbia incontenibile tanto da dovermi mettere a scrivere. Tutto ciò he stai provando l'ho subìto io stessa, denunciando la 'ndrangheta al mio paese al Nord.»

Il sostegno di Catia Silva: «Caro Gennaro, non sei un miserabile»

Dal Sud al Nord, dal Nord al Sud: stesso copione, stesso sistema. Amministrative, politiche: ogni volta che si entra nel periodo delle votazioni esiste un solo obiettivo personale dei candidati (non per il bene pubblico): vincere a qualsiasi costo.

Per vincere servono i voti, tanti voti. Ed ecco gli avvoltoi pronti sulla preda, quella preda debole che pur di arrivare vincente accetta tutto, tanto dentro quell'urna nessuno vede dove si mette quella croce. Le promesse fatte ai cittadini saranno fumo, le decideranno chi ha dato quei sporchi voti... e nessuno può reclamare.

Ma arriva Lui, ed inizia a urlare a gran voce il marcio che copre e nasconde questo sistema. Lui che non si nasconde, che denuncia, che porta a conoscenza, quel profumo di libertà che si ottiene solo a non girarsi dall'altra parte. Lui che ci indica la strada per un mondo migliore, per il futuro dei nostri  figli, rinunciando alla sua libertà e mettendo a rischio la sua esistenza. 

Questo sei tu, carissimo amico Gennaro Ciliberto,

da quando ti ho conosciuto, ascoltato, non mi sono sentita più sola, e ho capito di essere sulla strada giusta. Ho letto l'attacco che ti ha fatto un rappresentante delle Istituzioni, che condanno senza se e senza ma. Se potessi arrivare lì non avrei paura a dirgli il mio pensiero.

Per approfondire: 

Attacco frontale al testimone di giustizia

Ho provato una rabbia incontenibile tanto da dovermi mettere a scrivere. Tutto ciò he stai provando l'ho subìto io stessa, denunciando la 'ndrangheta al mio paese al Nord.

Noi che urliamo la verità, quella verità che non dovremmo dire.

Noi infangati, isolati, messi nel tritacarne pur di farci retrocedere dal nostro obiettivo.

NO, noi non siamo dei miserabili, e neppure dei falliti della nostra vita.

Noi non apparteniamo a nessuna organizzazione criminale, le abbiamo denunciate. Le nostre denunce non sono cattiveria di persone inutili, ma un salvataggio, un augurio, una speranza per tutte le persone oneste.

Senza dubbio questo nostro modo di porci come sentinelle di legalità non viene apprezzato e condiviso. Noi non amiamo metterci in mostra davanti ad un obiettivo di una macchina fotografica. Noi non prenotiamo le passerelle in prima fila per le varie celebrazioni... noi lottiamo tutti i giorni con dignità, senza falsità ed il prezzo che dobbiamo pagare è alto. Lo abbiamo messo in conto, ma non facciamo sconti a nessuno e non ne vogliamo.

Amico mio, sono e sarò sempre al tuo fianco.

Sei il sole che spunta anche nelle fitte nebbie padane. Ci potranno calpestare, togliere il lavoro, gli amici, la libertà ma mai la dignità e l'importanza di esistere.

La nostra voce sarà un eco interminabile.

Silvia Catia (Brescello), Testimone nel processo AEMILIA

 

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