In Molise istituito il Distretto di Economia Civile «Antonio Genovesi»

Il Comune di Guglionesi, con delibera di Giunta, capofila del distretto.

In Molise istituito il Distretto di Economia Civile «Antonio Genovesi»

“Non si può far la nostra felicità senza far quella degli altri”, così Antonio Genovesi, primo Cattedratico dell’Istituita Cattedra di Economia Civile presso Università di Napoli nel 1753, ben prima della cattedra di Economia Politica. Il suo libro, sul quale gli studenti preparavano gli esami, si intitolava “Lezioni di Economia Civile”.

 

Il fine dell’economia civile è la “naturale e civile felicità” pubblica e, per questo motivo, si fonda sulla virtù, sulla socialità e, appunto, sulla felicità. A differenza dell’economia politica, che si concentra sulla crescita (espressa comunemente con il PIL), l’economia civile si concentra sullo sviluppo dell’uomo nelle sue tre dimensioni: materiale (economica), socio-relazionale e spirituale.

 

Un recente studio dell’Ipsos offre uno spaccato dell’Italia caratterizzato dall’aumento della povertà (che interessa oltre 11 milioni di persone di cui, più della metà, sono occupati precari) e da un diffuso sentimento di sfiducia e di incertezza che alimenta, soprattutto nei ceti popolari, rabbia, tristezza, disgusto e paura.

Un sentimento di sfiducia generalizzato verso “tutti” (banche, imprese, imprenditori) ma dal quale emerge, come principale bisogno, la certezza/stabilità lavorativa.

 

Questo a causa di mancanza progettuale capace di affrontare le criticità sociali, economiche e ambientali; capace di dare fiducia e speranza (che normalmente sprona all’azione e all’intraprendenza) nel futuro.

 

Necessaria così, una nuova visione di sviluppo capace di: ri-costruire una società più giusta; coniugare il rilancio dell’economia con il lavoro, con la sostenibilità ambientale e sociale e con l’inclusione sociale; ri-creare coesione sociale e senso di comunità che rappresentano il lievito naturale di ogni processo di sviluppo locale.

Una domanda di cambiamento espressa con forza anche da Papa Francesco nell’invitare i giovani economisti e gli imprenditori (credenti e non) a costruire una economia civile incentrata sull’uomo, sul bene comune, sulla sostenibilità e sull’inclusione sociale. Voce non isolata grazie a ben 180 amministratori delegati delle più grandi società americane (associazione Business Roundtable), che anteponevano il benessere dei lavoratori, l’equità, la cura della comunità e il rispetto dell’ambiente allo stesso business. Una visione questa che, nell’intercettare la nuova sensibilità dei consumatori (e della stessa società) sul tema, coniugava la ricerca del profitto con l’impegno civile.

 

Nel nostro Paese un variegato mondo legato alle diverse esperienze di economia civile, che ha nel prof. Zamagni un importante riferimento, si è attivato per costruire, giorno dopo giorno, esperienze ad essa ispirate. Tra queste, merita di essere ricordata la sottoscrizione del protocollo d’intesa, avvenuto presso la Sala Consiliare del Comune di Guglionesi (gennaio 2020), con il quale si costituiva il primo “Laboratorio di Economia Civile” in Molise.

 

Partendo proprio da quell’esperienza, mai posta concretamente in campo, ed oggi, nel comprendere ancor più esigenze diverse, propositive, diversificate ma connesse all’aggregante forza delle realtà, sempre più oppresse e distanti dalla politica, strettamente necessaria per ridisegnare un futuro a misura di comunità,  dopo aver valutato analisi che non si limitano alla valutazione dell’effetto positivo, nei diversi ambiti, della “partecipazione” ad azioni collettive, ma misura la stretta correlazione tra sentimenti di apertura e fiducia della persona, la sua partecipazione ad attività sussidiarie e lo sviluppo locale, si è decisi di ripartire e ridare slancio ad un’idea che offre tanti altri spunti, due decisamente meritevoli di particolare attenzione.

 

Il primo è rappresentato dalla sottolineata importanza della dimensione sociale dello sviluppo che dà “senso” all’agire umano e soddisfa il suo bisogno di “beni relazionali” (tema chiave nell’economia civile) che contribuiscono alla felicità pubblica.

 

Il secondo spunto riguarda la critica circa “l’inadeguatezza di una visione economica” (tutt’ora riproposta) fondata su due pilastri: lo Stato, inteso come l’insieme composto dalle pubbliche Istituzioni e il mercato concepito come luogo occupato esclusivamente da soggetti che perseguono fini “individualistici” (tipico del pensiero legato alla visione dell’economia politica) e che non lascia spazio, pena l’insuccesso, ad eventuali comportamenti economici difformi da quelli dell’auto-interesse. Crescenti disuguaglianze, tassi di disoccupazione preoccupanti, distruzione di risorse naturali perché ritenute erroneamente illimitate e perdita della centralità dell’economia reale, hanno messo in discussione il vecchio paradigma economico che chiedeva al mercato di produrre quanta più ricchezza possibile (logica della crescita sopra richiamata) demandando allo Stato (in una logica di “solidarietà”) la fase redistributiva.

 

Venendo meno l’apporto della globalizzazione, occorre innovare gestendo il cambiamento mediante strategie che abbiano il chiaro obiettivo di “creare lavoro” e, in questa logica, il territorio (visto come un insieme di patrimonio ambientale, culturale e di competenze sedimentate) può rappresentare un’importante risorsa per lo sviluppo locale.

 

Significa porre in essere organiche azioni di animazione socio-economica nel territorio capaci di far emergere, formare e valorizzare competenze (altrimenti dimenticate); di ri-costruire “reti partecipative” con le quali i giovani (in primo luogo) e la comunità intera possano sentirsi “protagonisti” dei processi di sviluppo locale; di condividere e supportare percorsi di imprenditorializzazione del lavoro, anche attraverso forme di cooperazione, prendendo spunto anche dall’iniziativa presentata nel luglio scorso a Tavenna sul recupero e la valorizzazione dell’arte manifatturiera moda che contraddistingue il territorio.

 

In questo percorso la sussidiarietà circolare, all’interno del quale “Stato-mercato-comunità” interagiscono in modo sistematico per il raggiungimento di obiettivi condivisi, è quanto mai importante è funzionale allo scopo.

 

Alla luce delle indicazioni di lavoro sopra illustrate, si inserisce la proposta di costituzione del “Distretto di Economia Civile” dedicato ad “Antonio Genovesi” filosofo-economista e “padre” dell’Economia Civile. Il percorso progettuale si collega al richiamato protocollo d’intesa con il quale si costituì il primo “Laboratorio di Economia Civile” in Molise (che vide tra i promotori l’aps F. JovineArci), che oggi si avvarrà, della struttura dei Parchi Letterari le cui finalità richiamano i temi dello sviluppo locale.

 

I Comuni aderenti costituiranno il “territorio di riferimento” nel quale si andranno a sperimentare e sviluppare le iniziative ed i “modelli” organizzativi.

 

La sezione Anpi Primo Levi promuoverà, in seno al percorso progettuale, i valori della nostra Costituzione i cui sentimenti di libertà e giustizia sociale animano l’Economia Civile.

Il percorso progettuale si avvale, inoltre, dell’adesione del Comune di Guglionesi, luogo nel quale si costituì il “Laboratorio di Economia Civile”, e del Comune di Tavenna luogo nel quale è stato avviato il progetto teso al recupero e alla valorizzazione dell’arte manifatturiera moda locale.