La Bambina che Salvò il Mondo

«La connivenza tra Stato e mafia è evidente. Definisco, senza mezzi termini, lo scempio che accade lì ogni giorno, una strage di Stato, perché tutti sanno, ma tutti tacciono.»

La Bambina che Salvò il Mondo

L’idea di scrivere di una bambina che salva il mondo, in realtà, è sempre vissuta in me. Si è sviluppata nel corso della mia vita, forgiata dalle esperienze che ho vissuto. Sin da bambina ho nutrito un grande amore per il mondo naturale, per gli animali di ogni genere e di ogni specie. Anche se conservo tutt’ora una particolare passione per le creature marine, per i cetacei.

Nascere e crescere in Canada ha sicuramente alimentato questa predisposizione. Vedevo tanti documentari in televisione. Le mie figure di riferimento sono state persone come Jane Goodall, Jaques Cousteau e David Attenborough. Hanno tutti dedicato la propria vita alla salvaguardia dell’ambiente, delle specie, del pianeta. Seguendo il loro esempio a 15 anni, in Canada, sono diventata volontaria con Greenpeace. Fantasticavo di diventare una intrepida ambientalista e fermare le baleniere; invece, mi hanno assegnato il compito di andare porta a porta a chiedere donazioni. Non era esattamente ciò che mi ero immaginata di fare, ma è stato utile anche questo.

Come ho detto, sono state le esperienze che hanno poi fatto in modo che l’idea di scrivere ‘La Bambina che Salvò il Mondo’ si concretizzasse.

Circa 15 anni fa, qui in Italia sono diventata attiva nella lotta alla mafia, nel Movimento delle Agende Rosse, al fianco di Salvatore Borsellino. Durante il percorso ho avuto modo di approfondire la vicenda della Terra dei Fuochi.

È il nome che è stato dato a quella fascia di terra a cavallo tra le provincie di Napoli e Caserta. Sono più di sessanta i comuni afflitti dall’ecocidio che si sta consumando lì da oltre 30 anni. Prima che alla camorra venisse fornita la possibilità di seppellire e bruciare rifiuti altamente tossici, questi luoghi erano considerati tra i più belli del mondo, tra i più fertili. Ora è tutto compromesso, l’acqua, la terra, l’aria e, ovviamente anche la salute di chi è costretto, per tanti motivi, a vivere lì. Anche se c’è chi si rifiuta di ammettere il nesso. Basta fare una ricerca su internet per vedere quanti bambini si stanno ammalando di tumori devastanti, quanti non ce l’hanno fatta. Potrebbero essere i nostri figli.

Chi crede che La Terra dei Fuochi sia una condizione circoscritta al meridione, si sbaglia di grosso. La mafia non è un fenomeno prettamente del sud, esiste in tutto il paese, in tutto il mondo. Per cui, è ingenuo pensare che si limitano a portare avanti i loro sporchi affari in un unico posto. È un tema che ci riguarda tutti, da vicino, da molto vicino. Tutto il primo capitolo del libro è ispirato alla Terra dei Fuochi. L’ho scritto guidata dalla rabbia che provo nel vedere un paese straordinario come l’Italia in balia di organizzazioni criminali che fanno affari, che trattano con pezzi deviati di uno Stato che ha cuore tutto tranne che il bene comune. Il triste viaggio dei rifiuti tossici inizia con un’organizzazione criminale che si presenta come ditta specializzata nello smaltimento e si offre di provvedere al loro trattamento per cifre estremamente competitive.

Una volta ricevuto l’incarico, da ogni parte d’Europa, si procede al trasporto dei rifiuti e quindi al loro smaltimento con modalità illegali, senza dar peso alle più elementari tra le norme vigenti in tema di smaltimento dei rifiuti. Si scavano delle buche, anche a pochissimi chilometri dai centri abitati, e in quella terra si riversa una quantità di materiali tale da condannare a morte tutto e tutti per chilometri. Oppure semplicemente il tutto viene bruciato, disperso nell’aria, respirato.

Come può accadere senza che nessuna autorità decida di intervenire? Perché?

La connivenza tra Stato e mafia è evidente. Definisco, senza mezzi termini, lo scempio che accade lì ogni giorno, una strage di Stato, perché tutti sanno, ma tutti tacciono.

 

Aurora, la protagonista del libro, rappresenta sicuramente la speranza. La fiducia che nutro nei giovani è totale, al punto che sono convinta che siano loro a educare noi. Ma ciò non significa che voglio delegare ai ragazzi il compito di salvare il mondo dal disastro che abbiamo creato noi e quelli che sono arrivati prima di noi.  Sarebbe un gesto vigliacco. Credo che il compito degli adulti sia quello di ascoltare i giovani, ascoltare quello che ci stanno chiedendo di fare per salvare il loro pianeta. Poi dobbiamo camminare al loro fianco, accompagnarli, non lasciarli soli nelle piazze a protestare, esserci, impegnarci. Mi pare il minimo.

Ma parlare di Aurora è altresì parlare di tutte quelle bambine nel mondo che non hanno accesso ad una istruzione, che crescono nella disparità di genere. Credo che abbiamo il dovere di lavorare insieme verso una meta dove ogni singolo essere umano, in virtù delle proprie diversità sia libero di perseguire le scelte di vita che desidera e sogna, che abbia l’opportunità di realizzarsi all’interno di una società equa. Ogni donna e ogni uomo deve avere la possibilità di partecipare e guidare la nostra società. È di vitale importanza impegnarci per mettere fine alla violenza di genere e abbattere gli stereotipi sessisti. Per questo ho scelto una bambina come protagonista del racconto. La speranza è che lo possano scegliere e leggere tanti maschi quante sono le femmine. Ma questo dipende anche dalla sensibilità e dalla consapevolezza che hanno le famiglie e la scuola. Da quanto valore si attribuisce al problema e quale posto occupa sulla scala delle nostre priorità.

Anuk invece è un orso polare. Quale animale migliore per arrivare a toccare il cuore, la coscienza? Credo che tutti abbiamo quantomeno sentito parlare dello scioglimento dei ghiacciai e delle conseguenze catastrofiche che arreca a livello ambientale. L’orso polare, ahimè, è diventato suo malgrado il simbolo della lotta al cambiamento climatico. Chissà cosa direbbe se potesse parlare? E allora, ho pensato di dargli voce.

Kalil è una elefantina che ha vissuto il bracconaggio, una pratica ancora viva e vegeta nonostante gli sforzi decennali da parte di tante associazioni a livello globale per fermarlo. Sono tutti orfani questi personaggi, dunque uniti da un grande dolore.

Omar. Che dire del piccolo Omar? È un pipistrello strampalato. Tra tutti i personaggi del libro (e ne sono tanti), è il mio preferito. Omar ha una disfunzione fisica che gli impedisce di “vedere” e quindi va a sbattere dappertutto. Viene umiliato, bullizzato e abbandonato, rimane solo. Con Aurora, Kalil e Anuk trova una nuova famiglia, dove le diversità si trasformano in un pregio, dove l’amore e il rispetto sono le fondamenta di una vera amicizia. Forse vi starete chiedendo come si fa ad amare un pipistrello? La maggior parte delle persone si ritrae al pensiero, provano un senso di ribrezzo. Ma ne avete mai accarezzato uno? Io avuto la fortuna di poterlo fare. L’ho scelto per questo.

Alla fine, il discorso è semplice. Parlare, conoscere il mondo animale è importante al fine di comprendere quanto sia fragile l’ecosistema di cui tutti siamo una parte vitale. La scomparsa di qualsiasi specie animale o vegetale comporta conseguenze che ci allontano dal nostro obiettivo, che è quello di salvare e salvarci.

Chi sono le piovre? Le piovre potenzialmente siamo ognuno di noi, sono i nostri stili di vita privi di una coscienza ecologica che pone l’io davanti al noi. Le piovre sono il nostro consumismo. È l’industriale che non fa del tutto per rendere la sua attività ecologica al 100%, oppure lo fa solo in apparenza. È la politica di turno, priva di una visione per il futuro, che non pone la lotta al cambiamento climatico in cima alla sua lista di priorità, che non lavora per creare una giurisprudenza in grado di contrastare comportamenti illeciti a danno dell’ambiente, che non da sostegno, che non incoraggia azioni e progetti virtuosi. Le piovre tristemente sono tutto ciò che ruota intorno alle ecomafie. Sono un esercito forte, un avversario difficile da sconfiggere, ma con poca intelligenza. Per questo è importante trasmettere ai giovani la passione per il sapere, per la lettura. Perché non è un cliché affermare che il vero potere è il sapere.

Non lo nego, spesso ho difficoltà ad immaginare un futuro dove non esiste più la minaccia del cambiamento climatico. Non stiamo trattando il problema come una emergenza, come una crisi. Greta Thunberg tempo fa ci ha posto una domanda: cosa fareste se la vostra casa stesse bruciando?

Penso che dobbiamo tutti riflettere su questo e chiederci se davvero stiamo facendo del tutto per salvare la nostra Terra?

Detto ciò, e mi ripeto, ho totale fiducia nei giovani. Presto i milioni di giovani in tutto il mondo che si sono uniti a Greta saranno adulti, ricopriranno ruoli importanti nella società e sono certa che saranno migliori di noi. L’uomo ha la capacità di reinventare il suo modo di vivere, ma dobbiamo rivedere la nostra scala dei valori. In questo il Covid dovrebbe farci pensare. Il coronavirus ha imposto a tutti indistintamente una rinuncia per un bene superiore a quello personale, per il bene comune. Fino a che punto siamo stati capaci di fare quella rinuncia? Una rinuncia assai piccola davanti alle vite perse a causa di questa malattia? La domanda finale è: a cosa siamo disposti a rinunciare per far sì che l’ambiente non viva più sotto costante minaccia?

Qualche tempo fa leggevo della possibilità di costruire aeroplani che vengono chiamati MEA, che significa More Electric Aircraft. Sostanzialmente aerei elettrici. Ecco, mi auguro che gli ingeneri e le università possano avere una pioggia di fondi dallo Stato per realizzare progetti innovativi e importanti come questo. Dobbiamo uscire dall’era post-industriale e muoverci verso il futuro, insieme ai giovani. Il progresso non è possedere l’ultimo modello iPhone. Il progresso è partecipare nella creazione di una società in grado di preservare, curare e difendere con coraggio la propria casa, la Terra. 

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