La casa delle donne tra storie di vita e burocrazia

Presso la Casa delle Donne si svolgono tante attività in ambito socio-culturale: spesso le sale della struttura ospitano mostre , presentazioni di libri , conferenze.

La casa delle donne tra storie di vita e burocrazia

TERNI. Tante idee, tante sensibilità, un progetto valido e la sinergia con l'amministrazione comunale, hanno portato alla nascita della Casa delle Donne l' 8 marzo del 2014. Una esperienza che con gli anni è cresciuta, si è consolidata, è realtà, gestita dalle donne per le donne. L' Associazione Terni Donne conta circa 300 iscritte, 11 componenti del direttivo e 80 socie attive, tutto naturalmente sotto forma di volontariato.

Presso la Casa delle Donne si svolgono tante attività in ambito socio-culturale: spesso le sale della struttura ospitano mostre, presentazioni di libri, conferenze. Tanti i laboratori settimanali da quello della sartoria, il canto, la pittura, lo yoga. Ma, soprattutto, è un luogo di accoglienza dove si possono avere informazioni, consulenze legali e si può essere indirizzate ai vari servizi del territorio. La Casa è quella porta aperta per tutte le donne che hanno bisogno di ascolto, di aiuto, di un rifugio e che attraverso una importante collaborazione con altre associazioni, con le istituzioni e le forze dell’ordine, crea un sistema teso a garantire una risposta al sempre più crescente fenomeno della violenza sulle donne.

Avvicinarsi e chiedere aiuto non è mai semplice: subentra la paura, la vergogna, l'insicurezza nel raccontarsi e nel rendere pubblica una realtà personale, intima, famigliare. Ed ecco allora che, partecipare ad attività di gruppo o condividere una passione comune, può essere l'occasione per rompere il ghiaccio, trovare un po’ di fiducia e magari il coraggio di raccontarsi e mettersi a nudo per poi successivamente chiedere l’aiuto necessario per superare un momento difficile e allontanarsi da una situazione rischiosa e di sofferenza.

Succede ora che, con la nuova giunta a guida leghista, “per garantire trasparenza ed efficienza nella gestione di vari servizi“ (questa la motivazione), anche il servizio fornito dalla Casa delle Donne, verrà inserito fra quelli assegnati tramite bando e non più con assegnazione diretta come è avvenuto fin dalla sua istituzione in base ad un accordo posto in essere con le precedenti amministrazioni. Probabilmente a giugno ci saranno novità. I timori, come ci dice la avvocatessa Simona Schiavoni che si occupa della parte legale all’interno dell’Associazione, sono molteplici: innanzitutto il rischio di dover contribuire al pagamento dell'affitto degli spazi comunali che ospitano la Casa. Essendo svolto tutto su base volontaria e in autofinanziamento, con qualche donazione di privati, la Casa delle Donne, infatti, non ha contribuiti pubblici e diventerebbe pressoché insostenibile la spesa per la locazione.

Se si superasse questo problema, magari con un accordo con il Comune, si pone un'altra questione non secondaria. Il servizio offerto è una materia particolare che tocca corde sensibili; si rivolge al mondo delle donne, quelle donne cresciute nel territorio, con loro specifiche esigenze, peculiarità, con la necessità di rapportarsi ad altre donne che conoscono il medesimo ambito, la cultura del luogo, la “mentalità“ del posto. Mandare al bando il servizio offerto dalla Casa delle Donne, potrebbe comportare una gestione extraterritoriale, da parte magari di soggetti esterni, poco inseriti nel tessuto sociale umbro; si potrebbe correre il rischio di dover ricominciare un percorso di anni, oramai consolidato e ben inserito nel contesto cittadino. Tantissime sono state le firme raccolte attraverso una petizione popolare per evitare la messa al bando della Casa e presentate all’assessore competente. Mai come adesso occorre in questo paese una risposta ferma per cercare di porre un freno al fenomeno degli omicidi delle donne. I numeri fanno paura. La cronaca di tragedie quotidiane è oramai irrefrenabile.

Quali sono i rimedi? Una nuova cultura e una differente visione del rapporto uomo-donna nei bambini di adesso che saranno gli uomini di domani? Sicuramente sì. Una nuova legislazione? La certezza della pena? Un maggior numero di personale addette alla accoglienza nei centri anti violenza e nelle strutture intermedie? Sarebbero tante le cose da fare. Per ora la politica e le istituzioni sicuramente latitano, visti i numeri. Di certo non si può più tollerare una semplice analisi del “fenomeno“ ribattezzato femminicidio: si tratta di omicidio volontario, spesso premeditato, questa è la sola certezza.

Le donne hanno bisogno di risposte, di un luogo fisico dove andare, di aiuto. Le commemorazioni non bastano. I comuni, le regioni, lo Stato devono investire risorse ed affiancare i tantissimi volontari che ogni giorno si impegnano con dedizione, sacrificio ed esperienza in queste strutture che diventano veri e propri rifugi per le donne che devono scappare dal nemico che hanno in casa.