La Festa della Speranza nel silenzio del sistema

Se non ci fosse la Fondazione, se non fosse per la tenacia Di Dario e Massimo Vassallo, se alcuni (pochissimi) politici non si fossero interessati all’omicidio, questa morte sarebbe già stata archiviata grazie a qualche depistaggio ben architettato.

La Festa della Speranza nel silenzio del sistema

Si è svolta il 5 settembre a Pollica la Festa della Speranza, ricorrenza per ricordare l'uccisione del sindaco Angelo Vassallo organizzata dalla Fondazione che porta il suo nome. Sono trascorsi 11 anni dalla morte di un uomo, di un amministratore, di un rappresentante dello Stato.

Vittima della camorra, della politica collusa, “del sistema Cilento” come dice nel suo duro intervento Dario Vassallo, fratello della vittima e presidente della Fondazione.

 

Non ci sono ancora condanne per l’omicidio di Vassallo, una “Verità Negata” per uno dei più gravi delitti del paese. Ma il lavoro incessante dei fratelli Dario e Massimo, della Fondazione e di alcuni rappresentanti delle istituzioni ha fatto in modo che, in questi ultimi mesi, si sia costituito presso la Commissione nazionale antimafia un comitato che sta lavorando e approfondendo le indagini sulla morte del sindaco: un risultato importante, senza precedenti, che vede l’impegno del presidente Nicola Morra e dell’onorevole Luca Migliorino.

 

“Il Cilento è stato divorato da una amministrazione - dice Dario Vassallo - che è andata oltre ogni pensiero civile”. Perché il flusso di denaro è quello che va cercato per scoprire la verità. Nulla avviene per caso e la criminalità è interessata ai soldi e solo a quelli. E “A Pollica – spiega Vassallo - si giocano cinque milioni di euro su 2400 abitanti…”

Alla Festa della Speranza sono accorse persone da varie regioni, amici della Fondazione, uomini e donne che hanno conosciuto Angelo Vassallo, la sua storia e che mai si fermeranno pur di scrivere la verità sull’omicidio.

 

Tanti i depistaggi in questi undici anni, troppi i silenzi, molte le assenze: anche in questa occasione (l’ennesima occasione) gli assenti sono stati tanti. Una Festa per ricordare la figura del sindaco pescatore e per ribadire la tenacia dei componenti la Fondazione i quali, nonostante un percorso difficile e doloroso, non smetteranno mai di cercare i nomi dei mandanti e degli esecutori di questo vile agguato: anni intensi che hanno visto crescere una rete fatta di persone motivate e appassionate, testimoni di una buona politica che “resiste” al sistema marcio.

Pochissimi i cittadini del luogo intervenuti alla serata. Prime “vittime” di quel sistema malato che deturpa il territorio e rimpingua le tasche di affaristi e trafficanti, non si sono presentati.

Stessa cosa per gli appartenenti alle istituzioni.

 

Il Sindaco di Pollica, cresciuto negli anni dell’amministrazione Vassallo, è intervenuto con un discorso abbastanza scontato che si è concluso con una frase terribile: “Vi lascio alla vostra festa”.

 

Pur ricoprendo il ruolo che fu di Angelo Vassallo, il primo cittadino non sente sua quella festa, non gli appartiene. Peccato perché da chi avrebbe dovuto raccogliere l’eredità politica del sindaco pescatore, ci saremmo aspettati molto altro. Ma alcuni valori, come l’impegno nella lotta alle mafie, non sempre si trasmettono, occorre averli dentro.

Assenti come sempre i sindaci locali, fra i tanti Adamo Coppola (primo cittadino di Agropoli) che almeno resta coerente ai comportamenti precedentemente tenuti: Coppola non ha voluto intitolare uno spazio pubblico al collega morto ammazzato e lo ha definito “nemico di Agropoli”, proprio durante un consiglio comunale.

 

Non pervenuta la politica nazionale, nessuno si è recato alla Festa della Speranza.

Un messaggio su Facebook da parte del Presidente della Camera Roberto Fico, del senatore Pietro Grasso, ma niente di più.

Silenzio totale da parte del Pd, il partito di Angelo Vassallo. Un comportamento in linea con la condotta tenuta in questi undici anni da parte di chi avrebbe dovuto impegnarsi per far luce sull’assassinio di un proprio rappresentante. Cambiano i segretari, resta il silenzio.


Continua Dario Vassallo nel suo intervento: “Vedendo certi personaggi c’è da avere paura, ma vi posso assicurare in tutta tranquillità che se io dovessi morire anche domani, la Fondazione continuerà il suo percorso, senza ostacoli, perché nessuno potrà fermarla e chi ha sbagliato pagherà”. Sottolinea ancora il presidente della Fondazione che le varie inchieste in corso, portate avanti dalla procura di Vallo, dall’antimafia, dalla procura nazionale “arriviamo sempre alle stesse persone”.

In questa vicenda ci sono “uomini dello Stato che hanno mentito”. Se non ci fosse la Fondazione, se non fosse per la tenacia Di Dario e Massimo Vassallo, se alcuni (pochissimi) politici non si fossero interessati all’omicidio, questa morte sarebbe già stata archiviata grazie a qualche depistaggio ben architettato.

 

La cosa che fa più male è la mancanza di sdegno e di ribellione al sistema Cilento da parte della comunità locale, eppure quasi quotidianamente si hanno notizie di indagini da parte della magistratura a carico di amministratori e uomini dell’apparato, per fatti gravissimi e conclamati.

Arriverà presto la verità sul delitto di Pollica, ci saranno le condanne per colpevoli e mandanti ma resterà pur sempre l’amarezza per i silenzi, le ambiguità, le palesi collusioni, per la mancanza di coraggio e di dignità.

 

Se anche difronte ad un delitto tanto violento e ingiusto i cittadini accettano senza indignarsi, ancora troppo lunga appare la strada per il riscatto di questo paese.

 

 

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