La musica: un piacere per la mente

Una vita vissuta tra famiglia, lavoro e tanta musica, con uno sguardo sempre aperto alla dimensione internazionale. Abbiamo scambiato qualche parola con Marciano Oliva.

La musica: un piacere per la mente
La musica: un piacere per la mente
La musica: un piacere per la mente
La musica: un piacere per la mente

Marciano Oliva è un ingegnere molisano quarantaseienne, di Venafro (IS), che opera nel campo energetico ed impiantistico, antincendio ed acustico, laureato in ingegneria Meccanica - indirizzo energia con una tesi sperimentale su “Analisi termochimica delle emissioni inquinanti prodotte da un impianto di termovalorizzazione di RSU” (rifiuti soliti urbani), discussa presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, sotto la supervisione del noto Prof. Jannelli.

 

Da oltre 15 anni è titolare di un affermato studio tecnico ingegneristico, molto conosciuto nel territorio regionale ed in ambito nazionale, attualmente impegnato anche in ambito internazionale con diversi incarichi di progettazione in corso di svolgimento a Malta, nella realizzazione di importanti ed imponenti strutture alberghiere, residenziali e commerciali.

Ma con lui parleremo di altro, della sua grande passione: la musica.

 

Marciano oliva è un ingegnere prestato alla musica, un musicista prestato all’ingegneria o più semplicemente un artista votato al bello?

«Credo che il sottile confine che separa la musica dalla matematica e, quindi, anche dall’ingegneria sia quasi impercettibile. Il legame tra musica e matematica è stato scoperto in tempi molto antichi, che risalgono al genio di Pitagora. Egli fu il primo ad intuire l’esistenza di rapporti numerici precisi tra le frequenze e tramite questi costruì la prima scala musicale. Ma questo rapporto venne poi studiato anche da moltissimi altri scienziati, filosofi, musicisti quali ad esempio Tolomeo, Zarlino, Galileo Galilei, Jean-Philippe Rameau

Lo stesso Leibniz asseriva che “La musica è il piacere che la mente umana prova quando conta senza essere conscia di contare”. Attraverso il linguaggio della geometria, è possibile, inoltre, descrivere ed apprezzare le cosiddette simmetrie musicali, come utilizzate sistematicamente da J.S. Bach (ad esempio nelle opere Variazioni Goldberg, l’Offerta musicale e L’arte della fuga).

Ovviamente la mia professione ingegneristica mi porta a concentrare gran parte delle energie e del mio tempo nella risoluzione di problematiche e di calcoli elettrici, termodinamici, energetici, acustici, nonché nella realizzazione di schemi, elaborati grafici, renderizzazioni 3d e simulazioni impiantistiche, ma nel fine settimana la mia mente libera completamente il campo alla cosiddetta “aggettivazione sinestetica del “to kalòn”, ben rappresentata dallo stesso Platone, che in un famoso passo della Repubblica (398e-400d), discute la capacità dell’arte musicale di rappresentare (grazie a un principio mimetico) qualità morali o condizioni dell’anima attraverso parole, ritmi e melodie, le strutture musicali ritenute appropriate dal punto di vista educativo e selezionate unicamente in base alla loro affinità con un modello di carattere “virtuoso”. In questo contesto nascono le mie composizioni musicali di stile assolutamente impegnato e ricercato, spesso fuori da standard precondizionati e norme canoniche, sì da assumere una caratterizzazione espressamente classica ed unica nel suo genereLa mia musica assume, in tal senso, una connotazione, oserei dire, “Aristotelica”, ovvero  non solo educativa (paideia), ma anche ludica (paidia) e ricreativa intellettuale (diagoge), in modo tale da ottenere una “katarsi” del corpo e dello spirito.

 

Una passione quella per la musica che ha radici lontane… nella sua fanciullezza. Che rapporto ha Marciano Oliva con la musica?

«Ricordo ancora con grande emozione e con piacevole entusiasmo il primo giorno in cui il carissimo prof. Ferdinando Carlomagno, presso la sua scuola privata sita in Venafro, mi consegnò il suo volume didattico di alfabetizzazione musicale ed iniziò rapidamente a farmi approcciare con il mio primo strumento, a me molto caro e studiato per ben 5 anni: l’organo. Correva l’anno 1980 ed a soli 6 anni intrapresi quella che poi sarebbe diventata una lunghissima esperienza e convivenza con la passione più grande della mia esistenza, ovvero la musica, ancor oggi sempre viva ed in progressiva espansione.

Contestualmente iniziai a “studiare” autonomamente anche pianoforte, chitarra e flauto traverso, ottenendo importanti risultati, soprattutto nell’apprendimento delle diverse tecniche ed impostazioni dei suddetti strumenti, che hanno consentito di ampliare ulteriormente, nel tempo, la mia conoscenza e la mia competenza. Nel 1984, ad appena 10 anni, iniziai la mia eccezionale esperienza musicale con la Schola Cantorum “Lino Cappello”, presso la Parrocchia Ss.Martino e Nicola di Venafro, ove, ancor oggi, sebbene trascorsi appena 36 anni, svolgo costantemente il mio umile ruolo di organista liturgico, a servizio di Colui che illumina incessantemente i miei passi e la mia mente.

Se dovessi sintetizzare, oggi, il mio rapporto con la musica, oserei, senza alcun dubbio, asserire che per me essa rappresenta “il linguaggio dell’anima”, un potente canale di comunicazione in grado di raggiungere orizzonti ed interlocutori assolutamente irraggiungibili con altri mezzi tradizionali, nonché una forza ineguagliabile, in grado di unire cuori, animi e sensazioni in un’unica linea di collegamento».

 

Il suo repertorio è ricco e molto vario e abbraccia le cime più alte della musica di tutti in tempi. Ma qual è il suo compositore preferito?

«Il mio autore preferito ed amato, da organista puro qual ritengo di essere, è indubbiamente il grandissimo Johann Sebastian Bach, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica. Le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica. Operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi, del quale trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante). La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle varie tendenze stilistico-compositive della sua epoca. Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l'esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all'epoca ne limitarono la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Telemann o Händel.

Nel 1829 l'esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, portò alla conoscenza di un vasto pubblico la qualità elevatissima dell'opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo barocco.

Nell’epoca a noi più contemporanea, comunque, non potrei non menzionare il grandissimo Ennio Morricone, a cui mi sento particolarmente legato ed accomunato nella ricerca di temi musicali assolutamente non scontati e di grande impatto, tali da produrre nell’ascoltatore quella reazione catartica di cui parlavo poc’anzi».

 

Quale l’opera che interpreta più volentieri? E Perché?

«Riallacciandomi a quanto detto in precedenza, l’opera che maggiormente mi affascina e mi prende emotivamente nell’esecuzione organistica è senza dubbio la “Toccata e fuga in re minore di J.S.Bach”, sempre presente a chiusura dei miei concerti d’organo, che di frequente amo donare al pubblico delle chiese del territorio molisano ed extra regionale. La toccata e fuga in Re minore BWV 565 è una delle opere per organo più conosciute di Johann Sebastian Bach, nonché una delle più celebri e classiche composizioni di musica baroccaSi tratta di un lavoro composto da Bach non ancora ventenne, fra il  1702 ed il 1703,  scritto su misura con l'organo che venne costruito per la Chiesa Nuova di Arnstadt. Bach inaugurò questo strumento con un concerto proprio nel 1703. Sono evidenti le influenze nordeuropee che caratterizzano la composizione, anche se la composizione ricorda molto un'improvvisazione. In essa è ravvisabile una certa omogeneità che unisce la toccata alla fuga: il tema di quest'ultima, infatti, è figlio dell'esordio che apriva la toccata. La sua struttura non è particolarmente severa ed è ancora lontana dalla maturità del Bach di Weimar. Il climax con cui termina la fuga prelude ad un ritorno toccatistico che conclude quindi la composizione in un pathos di crescente tensione verso l’esplosione di ripieni finali, quasi a rimarcare la tensione dell’uomo verso Dio, fino all’incontro estasiato col Salvatore».

 

Marciano Oliva è anche compositore.

«Come dicevo in precedenza, la mia crescente passione, il mio studio attento e puntuale nell’ascolto e nella ricerca di tematiche musicali sempre nuove e coinvolgenti, in grado di trasmettere all’ascoltatore il senso dei contenuti più profondi ed intimi posti nelle tematiche stesse, mi ha portato, nel corso degli anni, a sviluppare una discreta capacità di composizione ed orchestrazione di miei componimenti musicali. Il mio primo risale all’anno 1996, ove, in una triste circostanza per la perdita inaspettata ed improvvisa del mio amico d’infanzia Lino, scrissi la mia prima AVE MARIA, per solista soprano e pianoforte, ancor oggi eseguita in celebrazioni liturgiche e concerti orchestrali annualmente programmati. L’opera che ha dato l’incipit alla mia produzione compositiva, comunque, resta il “SICUT CERVUS”, un’opera musicale di 15 brani liturgici polifonici inediti, scritti per orchestra-organo e coro nel 2017 ed ufficialmente presentati in un convegno-studio sul tema “Musicam Sacram” nel 50° anniversario dall’Istruzione emanata il 5 marzo 1967 dal "Consilium," per l'attuazione della Riforma Liturgica presieduta dal Card. Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna e Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti.

Ancora ricordo con estrema emozione quel giorno del 13 Marzo 2017, ove, alla presenza di Mons. Marco Frisina, celebre e noto compositore di musica liturgica in ambito nazionale, Direttore del Coro Diocesano della Diocesi di ROMA, nonché alla presenza di S.E. Camillo Cibotti, Vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro, di S.E. Claudio Palumbo, Vescovo della Diocesi di Trivento e di una gremitissima chiesa Ss.Martino e Nicola in Venafro, con la partecipazione di 11 cori liturgici regionali ed extraregionali e di tanti fedeli, venivano eseguiti 8 dei 15 brani inediti polifonici della raccolta, con il supporto dell’Orchestra di Archi dei Licei Musicali di Sarno e del Conservatorio di Potenza, diretti dal carissimo amico Maestro Edoardo Caiazza, riscuotendo enormi elogi ed encomi dai presenti.

Nell’opera sono inseriti brani inediti  polifonici per orchestra-organo e coro, per l’animazione della Liturgia Pasquale, tra i quali il Sicut Cervus ( che dà il nome alla raccolta), il Gloria e Lode a Te o Cristo, ed ancora Adoro Te Devote, Agnus Dei, Sanctus, Kyrie, Ave Maria, Regina Coeli ed altri brani caratterizzati da armonie assolutamente contemporanee e classiche, in grado di condurre il fedele ad una condivisione integrale della tematica liturgica trattata. Negli anni successivi la mia attività di composizione ha avuto una notevole crescita, arrivando, ad oggi, ad annoverare circa 80 brani inediti scritti per orchestra, coro polifonico, solisti e pianoforte, tra i quali di certo meritano opportuna citazione quelli  inseriti nella raccolta “Armonie dell’Universo”, nonché quelli della raccolta “Tra Terra e Cielo” eseguiti con l’orchestra giovanile Città di Isernia in diverse chiese del territorio molisano negli anni 2018-2019. Ho anche avuto importanti contatti con il tenore Piero Mazzocchetti e con il noto tenore Andrea Bocelli, cui ho sottoposto alcune composizioni inedite per tenore, orchestra e pianoforte, ad oggi in corso di valutazione. Nel Concerto di Capodanno 2019, inoltre, un mio brano inedito inserito nella raccolta “Armonie dell’Universo”, dal titolo “Rapsodia Celeste” è stato inserito nel programma di sala dell’Orchestra Ucraina diretta dal Maestro Fernando Raucci, riscuotendo enormi elogi.

 

L’ultima creatura: “Ecce Homo”. Ci parli di quest’opera…

«Ecce Homo, attinto dal famoso passo del Vangelo di Giovanni, è l’ultima composizione, in termini cronologici, scritta nel mese di Febbraio 2020 per orchestra e soprano, per l’edizione 2020 della Passione Vivente di Venafro. E’ un brano molto denso di pathos e di estrema tensione, ove si ripercorre la storia del Dio fatto uomo per la remissione del peccato dell’uomo, con il suo calvario di sofferenza e di umiliazione, sino alla Resurrezione finale, in un’esplosione di suoni, effetti sonori e cori digitali, che conferiscono al brano una caratterizzazione assolutamente unica, tale da portare l’ascoltatore ad alienarsi completamente in esso, in un crescendo di vibrazioni e di armonie, fino all’esplosione finale nella contemplazione estasiata della vita che rinasce.

Il brano è stato da me scritto (nell’armonia e nel testo, categoricamente in latino), orchestrato digitalmente in studio ed inciso dalla voce del soprano Chiara Cuzzi, corista della mia Schola Cantorum “Lino Cappello” citata in precedenza».

 

Ma vorrei chiedere di più: quest’opera racconta certamente la fede di Marciano Oliva. Quale idea di Dio e quale idea dell’uomo?

«Tutte le mie composizioni trovano origine da una assoluta e continua esperienza di fede e di testimonianza, di esternazione e di condivisione dei valori cristiani che permeano il mio spirito sin dall’origine. Nel mio percorso di vita, seppur ancora breve, ho potuto sperimentare con mano la presenza continua del Dio Salvatore e del Dio-Uomo nel mio vissuto quotidiano, anche e soprattutto nei momenti di dubbio, di sconforto e di dolore, che credo facciano parte della vita di ognuno. Continuo a scoprire, giorno dopo giorno, l’immensità di un grandioso disegno divino che traccia la rotta ad ognuno, ove si fondono, spesso, incertezze e timori, illusioni e dolori, come in un grande dipinto ove, tra mille colori, penombre, chiaroscuri e tramonti, si percepisce pienamente il tratto deciso dell’Artista Autore. Ecce Homo, di sicuro, è il brano che sintetizza al massimo grado l’onnipresenza e l’onnipotenza del Dio-Uomo, un Dio che affronta il dolore, il tradimento, l’ingiuria e persino la crocifissione pur di dimostrare all’uomo la propria amorevole e fraterna vicinanza, prima di risorgere alla Gloria del Padre. Credo sia il brano di maggior impatto composto sinora».

 

Il dramma che stiamo vivendo in questo periodo è certamente qualcosa di molto importante. Secondo Lei quale uomo ne verrà fuori?

«Riprendendo il tema dell’Ecce Homo affrontato al punto precedente, ho motivo di credere che l’attuale tristissima e preoccupante condizione sociale mondiale che stiamo vivendo, sia assolutamente la sintesi di una tensione verso il ritorno al passato, all’essenzialità, al rispetto del creato e delle risorse preziose ricevute “in prestito” da Colui che dispone i tempi del nascere e del morire, di una tensione verso il recupero di una condizione umana morigerata e rispettosa delle regole, soprattutto di quelle divine. In questi ultimi decenni abbiamo assistito, quasi inconsapevoli ed ignari, ad una progressiva depauperazione dell’uomo, piuttosto che dell’ambiente in cui l’uomo si è trovato e si trova ad interagire. Abbiamo registrato la presenza di un uomo sempre più “solo” ed “autonomo” nelle scelte e nelle politiche di “annichilimento”, un uomo confuso, illuso e sempre più proiettato verso una condizione di dominio assoluto del mondo a lui affidato con tanto amore dal Suo Creatore; un uomo irrispettoso di regole, di leggi naturali e fisiche, irriverente persino nei confronti  dell’ “ordine naturale” deciso all’inizio dei tempi, quasi a voler affermare il suo “Ecce Deus!”.

In tal senso credo sia superfluo rimembrare le Piaghe d’Egitto, o le pestilenze, le carestie e le gravissime calamità affrontate nel corso della storia ed in condizioni storiche assolutamente identiche e ripetitive, permeate dalla presenza di un “Homo homini lupus” piuttosto che dalla certezza di un “Homo homini Deus”. Ecco, credo che da tutto ciò, come già accaduto nel passato della storia dell’uomo, riemergerà ( o quanto meno mi auguro emerga) un uomo nuovo, un uomo rinnovato e convertito nel corpo e nello spirito, un uomo in grado di ripristinare le regole naturali, i valori cristiani più profondi e soprattutto la coscienza di una condizione assolutamente impotente e riverente nei confronti del Dio Creatore e del suo Creato, in sintesi “Un uomo nuovo in un mondo nuovo, ove tornerà a splendere nuovamente la luce amorevole di Dio!”».