LA NATURA DELLA MONETA

Ma da dove arriva la moneta, e qual è la sua natura? Sono convinto che, se facessi questa domanda, molti risponderebbero come fece Sant’Agostino a proposito del tempo: «Quando nessuno me lo chiede lo so. Se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo non lo so più». E allora, cerchiamo di capirne di più.

LA NATURA DELLA MONETA
Image by Gerd Altmann from Pixabay

Mai come oggi ritengo attuale sviluppare una riflessione su questo tema. Tutti parlano di iniettare liquidità, di trovare la moneta necessaria per sostenere l’economia che rischia di subire gravi danni a causa del virus. Ma da dove arriva la moneta, e qual è la sua natura? Sono convinto che, se facessi questa domanda, molti risponderebbero come fece Sant’Agostino a proposito del tempo: «Quando nessuno me lo chiede lo so. Se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo non lo so più».

E allora, cerchiamo di capirne di più.

 

È difficile parlare di economia se non si capisce la natura della moneta e come funziona un sistema monetario. Il rischio è quello di cadere nei soliti luoghi comuni ripetuti dalla maggior parte dei  mass media in questi ultimi anni: i soldi sono finiti, lo Stato è come una famiglia, la spesa pubblica è finanziata dalle tasse o dall’emissione di titoli, senza risparmi non si può investire ecc. ecc.

Per capire la moneta partiamo da una semplice considerazione.

La moneta acquista le merci, le merci acquistano la moneta (cioè vendendo delle merci ci procuriamo la moneta) ma le merci non acquistano altre merci.

L’ultima affermazione deriva dal fatto che siamo in una economia monetaria capitalistica e non in un sistema di scambio puro, cioè di baratto. Cosa vuol dire questo? Che sicuramente la moneta non è una merce! Né rappresenta una merce tenuta in custodia da qualche parte.

 

Tanto per essere chiari su questo punto, la moneta che usiamo non è come il gettone che ci rilasciano al guardaroba del cinema che può essere restituito in cambio del nostro cappotto, cioè di un bene reale.

Se la moneta non è una merce, l’espressione i soldi sono finiti non ha senso! Solo la benzina in un serbatoio o il grano in un granaio possono esaurirsi. Chi si esprime dicendo i soldi sono finiti e quindi lo Stato deve farseli prestare, non ha chiara la natura della moneta.

Perché si scambia una borsa di pelle, magari cucita a mano, con una banconote da 500€? La banconota, in effetti, è un pezzo di carta il cui valore reale, è quello della carta e dell’inchiostro; molto meno del valore reale della borsa di pelle fatta a mano. Perché il negoziante dovrebbe scambiare un oggetto di valore reale elevato con un altro che, solo nominalmente vale 500€, ma realmente no?

Andiamo con ordine, ma una risposta la daremo!

 

Abbiamo detto che la moneta acquista i beni reali, cioè le merci, ma essa stessa non è un bene reale. E allora non può che essere una promessa di pagamento. Una promessa di dare in futuro, in cambio del bene reale ricevuto, qualcosa di valore equivalente.

Secondo il pensiero economico dominante, la moneta sarebbe nata come esigenza pratica di individuare, in un sistema di baratto, un bene rappresentativo che potesse fungere da unità di misura per esprimere tutti gli altri. Ad esempio, se un arco vale venti punte di freccia e un cervo vale dieci archi, allora quest’ultimo vale anche duecento punte di freccia. Successivamente, visto che era scomodo portarsi un bene reale al seguito, fu inventata la moneta cartacea o metallica.

 

Pensiamoci bene, però, se Tizio avanza delle patate e vuole un paio di scarpe avanzate da Caio, in prima battuta, propone lo scambio delle sue patate con le scarpe di Caio. Ma se Caio non mangia patate, Tizio dovrebbe prima scambiare le sue patate con qualche altro per ottenere ciò che interessa a Caio. Seguendo questa logica, gli scambi non si sarebbero mai sviluppati ai livelli delle economie moderne. È più facile che Tizio, per avere le scarpe di Caio, abbia contratto con quest’ultimo un debito scrivendo su un pezzo di carta “ti devo quanto il valore di un paio di scarpe”.

Se nella comunità in cui vivono Tizio e Caio, ci sono altri che si fidano di Tizio, Caio può cedere il suo credito a questi per ottenere i beni di cui ha bisogno. La circolazione del certificato, emesso da Tizio, agevola di molto quella corrispondente delle merci e, per ritirarlo, cioè per estinguere definitivamente il suo debito, Tizio non deve far altro che offrire il valore di un paio di scarpe a chiunque ne sia venuto in possesso. Quando il certificato torna nelle mani di Tizio, poiché egli non deve più niente a nessuno, può anche strapparlo perché all’occorrenza ne potrà produrre un altro analogo.

 

Ma come è possibile che si sviluppino dei sistemi monetari così estesi, come quelli di oggi, se ci si dovesse basare solo sulla fiducia verso chi ha emesso la moneta? Arriveremo anche a dare una risposta a questa domanda.

 

Riassumendo, la moneta è quindi come una cambiale che si usava negli anni ’60 del boom economico. Chi la emette ha un debito e chi la riceve ha invece un credito. La cambiale, negli anni ’60, circolava perché il credito veniva ceduto di mano in mano in cambio di beni e servizi. D’altra parte anche sulle banconote delle vecchie lire c’era scritto “pagabili a vista al portatore” a dimostrazione che chi le emetteva aveva un debito con chi ne era in possesso. Ma cosa promette di pagare chi emette la moneta, che sia cartacea o elettronica? Questa è una bella domanda visto che oggi la moneta non ha nessun valore reale nemmeno riposto in qualche caveau.

 

La moneta moderna può essere emessa, o da una banca centrale per conto dello Stato che la controlla, o da una banca centrale totalmente indipendente. Quando la moneta è emessa per conto dello Stato essa serve per fare spesa pubblica. Lo Stato acquisisce, con le sue promesse di pagamento, beni e servizi dai privati che mette a disposizione della collettività. Nel fare spesa pubblica, cioè nel mettere la moneta in circolazione, lo Stato diventa debitore verso i privati e i privati, a loro volta, diventano creditori dello Stato.

Lo Stato, al tempo stesso, poiché mette a disposizione della comunità quei beni e servizi, chiede, sempre ai privati, di pagare le tasse. Impone loro cioè, per legge, un debito che i privati devono saldare pena una qualche sanzione. Nel momento in cui lo Stato fa spesa pubblica si crea dunque questa condizione: lo Stato è debitore per la moneta emessa ma è creditore per le tasse da riscuotere, mentre, i privati, sono creditori per la moneta ricevuta ma debitori per le tasse da pagare.

 

Come possono i privati saldare il loro debito verso lo Stato? E’ molto semplice!

Lo Stato concede ai privati la possibilità di saldare il loro debito usando il credito, cioè la moneta, che hanno ricevuto  dallo Stato.

Con le tasse lo Stato ritira le sue cambiali che prima aveva emesso, proprio come faceva Tizio quando ritirava la sua promessa di pagare le scarpe. Ritirando le sue promesse, lo Stato non dovrà più niente ai portatori e questi non avranno più nulla a pretendere dallo Stato.

Come ha fatto lo Stato a pagare, ovvero a tener fede alle sue promesse?

Semplice! Ha dato ai cittadini la possibilità di usare le sue promesse per saldare, a loro volta, i debiti contratti con lo Stato.

 

Lo Stato quindi è un soggetto che può pagare definitivamente per le promesse che ha emesso.

Il fatto che la moneta emessa venga richiesta in pagamento delle tasse è garanzia di accettabilità fra i privati. Non serve allo Stato una legge per dichiarare la legittimità della sua moneta, basta una legge che dica che la sua moneta è l’unica che può essere usata per pagare le tasse; automaticamente tutti ne vorranno entrare in possesso perché prima o poi saranno chiamati a pagare un debito verso lo Stato in quella moneta.  Questa condizione è quella che rende possibile la creazione di vasti sistemi monetari. Se in uno Stato esiste moneta in circolazione, è solo perché quello Stato ha deciso di non ritirare, con le tasse, tutta la moneta da esso emessa; ha deciso, cioè, di lasciare dei crediti nelle mani dei cittadini.

 

A questo punto una domanda viene spontanea, qual è la differenza fra una banca centrale dipendente da uno Stato e una banca centrale completamente indipendente?

La banca centrale, completamente indipendente, non svolge l’azione istituzionale dello Stato di acquistare e mettere a disposizione della collettività beni e servizi. Come può una banca centrale indipendente pagare per le sue promesse emesse? Se tutti i portatori di promesse si recassero presso di essa chiedendone il pagamento o la convertibilità in oro o in una moneta straniera a tasso fisso, potrebbe una banca centrale indipendente pagare definitivamente per la promessa da essa emessa? Secondo me potrebbe solo sostituire delle promesse con altre promesse.