«La Rassegna», la nuova opera del prof. Di Dato

«La Rassegna», la nuova opera del prof. Di Dato

Siamo oggi con il prof. Ferdinando Di Dato, docente di docente di Storia e Filosofia. Gli facciamo qualche domanda sul suo ultimo libro. Quando e di cosa si interessa "La Rassegna".

«La Rassegna Agraria, Industriale, Commerciale, Politica, e dal 1899 al 1910 Rassegna italiana: Industriale, Agraria, Commerciale, Finanziaria, Politica, Letteraria e Artistica, fondata a Napoli nel 1892 era una rivista che aveva come obiettivo la sprovincializzazione della cultura economica napoletana e, come scrive lo stesso fondatore Eduardo Capuano all’onorevole Luigi Luzzatti, era «l’unica rivista meridionale che si occupa di cose economiche».

Ci sono elementi di novità nella trattazione degli argomenti?

«Sulle pagine della Rassegna, troviamo argomenti di agricoltura, di industria, di finanza, di politica e di cultura trattati sia in una visione specialistica che in maniera divulgativa. Essa, nei fatti, mirava «a salvare l’analisi scientifica dei fatti socio-economici da ogni ideologismo e a creare un punto d’incontro tra specialismo disciplinare e un pubblico più vasto, tra scienza e politica». 

Il Capuano e i collaboratori della Rassegna fanno una forte critica alla società italiana e meridionale, in modo particolare, del tempo.

«Sì! In effetti il mio sforzo è stato di far emergere il contesto socioeconomico e politico della città di Napoli e dell’ambiente in cui si muovevano i personaggi e soprattutto di ricostruisce il legame tra Eduardo Capuano, suo zio Pasquale Turiello e gli altri intellettuali che collaboravano con la rivista. Il libro vuole fortemente evidenziare, come enfatizza nella prefazione la professoressa di Storia economica dell’Università del Sannio, Vittoria Ferrandino, l’impegno nel campo economico, politico e culturale dell’onorevole Ciccone, di Turiello e soprattutto di Eduardo Capuano, che seguendo, la lezione dell’onorevole Luigi Luzzatti, si rivolgevano alle banche, affinché potessero concedere prestiti a coloro che, con il sistema creditizio allora vigente, non potevano accedere al credito a tassi convenienti; ai politici, per far sì che questi potessero promulgare leggi a vantaggio dei «meritevoli»; alle forze imprenditoriali, per spingerle a sprovincializzare le loro conoscenza ed avviarsi verso le più moderne esperienze scientifiche e tecnologiche, premesse importanti, assieme alle infrastrutture e ai capitali, per la crescita economica di un paese.» 

Pare che ci sono riferimenti anche al dualismo italiano.

«In effetti questi personaggi sottolinearono l’esistenza di “due Italie” e individuarono nella loro analisi i fattori che impedivano la modernità nel Mezzogiorno, come la mancanza di una classe dirigente ben costituita e dotata culturalmente, la scarsità di capitali e di risparmio e la mancanza di ogni elementare nozione bancaria. 
Per esempio sulla scia di Giustino Fortunato sostenevano che le banche sorte nelle provincie napoletane non erano altro che pretesto di consorteria politica, un’arma nelle mani dei partiti politici e servivano, spesso, a mascherare associazioni usuraie.»

Leggo che il libro tratta anche le problematiche politico-amministrative della città della Napoli di fine secolo.

«In effetti, come si può ben vedere dall’Indice, il libro è diviso in due parti. Nella prima parte affronto le iniziative culturali della Rassegna, miranti alla collaborazione per uno sviluppo moderno dell’Italia di tutte le forze imprenditoriali (agricoltori, commercianti e industriali) meridionali; mentre nella seconda dò spazio alle iniziative della Rassegna nell’affrontare quelle tematiche della città di Napoli, già note alla storiografia italiana, come il risanamento edilizio, il “risorgimento economico”, lo scandalo dell’amministrazione Summonte e l’inchiesta Saredo, “la legge speciale” del 1904 per l’industrializzazione e le lotte politico amministrative della città.»

Leggo che, sotto il profilo politico e istituzionale, il Capuano proponeva delle idee di forte attualità in Italia negli ultimi anni.

«L’Italia dall’unificazione nazionale, in ogni modo, non era riuscita a trovare un assetto autenticamente democratico di stile anglo-sassone, per quanto uomini dalla sensibilità politica spiccata, liberali veri, come il Capuano, lo agognassero, non cessando di stigmatizzare i mali delle élite del potere di fine Ottocento, ancor oggi persistenti, riscontrabili nel trasformismo e nello statalismo sbagliato. Il Capuano insomma proponeva la creazione di un partito unico, sia a destra che a sinistra, per la formazione di un bipolarismo di stampo anglo-sassone.»

La stampa che ruolo occupa nel tuo libro?

«Il ruolo della stampa, d’altronde come tutti i mass media, è centralissimo, perché tutte le proposte, le idee, passano attraverso la mediazione della stampa, che allora più di oggi, era di fondamentale importanza per “fare opinione” e creare consenso.» 

Grazie di averci descritto ed incuriosito alla lettura del libro e credo che tanti che leggeranno l’intervista ne rimarranno affascinati.