La rivoluzione del Guggenheim NY

Storia di uno spazio espositivo che cantò «Never change your point of view».

La rivoluzione del Guggenheim NY

Il Guggenheim Museum è probabilmente uno dei musei più famosi al mondo. Si trova nella città di New York sulla Fifth Avenue di Manhattan e la sua progettazione rivoluzionò il mondo ed il concetto stesso di museo. Nell'Ottocento il museo aveva raggiunto un modello architettonico identico per ogni nazione: museo-tempio, con forte richiamo al mondo antico. Ma tutto questo nel Novecento viene meno, il museo nel nuovo secolo diventa un landmark, non solo un centro urbano ma una forma di identità di un quartiere, di una città, di una nazione.

 

Il progetto del Guggenheim nasce nel 1943 quando viene chiesto all'architetto Frank Lloyd Wright di creare, di disegnare un nuovo edificio nel quale il magnate Solomon Robert Guggenheim potesse inserire la sua collezione dove l'elemento architettonico potesse essere in perfetta armonia con le opere.

La famiglia Guggenheim credeva molto nella missione dell'arte.

 

Il museo dovrà sorgere nella città New York, non molto amata dall'architetto: in una lettera lamenterà di questa scelta. La realizzazione del museo non fu affatto semplice a causa dei contrasti frequenti tra l'architetto ed Hilla Rebay e successivamente con James Sweeney. Wright presentò quattro progetti: i primi tre avevano una pianta circolare mentre l'ultimo era a pianta esagonale, inoltre Sweeney fece pressione per avere una pianta rettangolare.

 

Il museo infine sorse e venne inaugurato nel 1959 e fu rivoluzione. L'America era una identità già da tempo, aveva la sua cultura, i suoi scrittori, forte era la Beat Generation con Kerouac e l'Action Painting con Pollock stava ribaltando ancora una volta il concetto stesso di arte: mancava solo uno spazio di esposizione che potesse proteggere questo ribaltamento.

Wright pensa al museo come una opera a sé: eliminate tutte le sale che molto spesso prendono il nome dall'opera principale, abbattute le colonne di ordine ionico ma ben venga una spirale capovolta.

 

Per il suo ultimo progetto il filosofo dell'architettura organica dà vita al neologismo Archeseum indicando proprio quello che diventerà Guggenheim Museum in onore del magnate americano.

Lo spettatore stesso diventa parte integrante del museo con un percorso di visita a scendere, le pareti sono curve ed il pavimento è pendente. Il  nuovo spazio espositivo non dimentica la pioggia di luce, optando per la luce zenitale invitando lo spettatore a guardare verso questa pioggia.

 

Wright si ispira per la realizzazione alle ziggurat, la linea curva domina lo spazio e le opere sono esposte lungo le pareti pendenti come se l'atto del visitare fosse una lunga passeggiata artistica. Doveva dominare anche il colore rosso, fortemente voluto da Wright e considerato come il colore della creazione ma contestato sia da Solomon R. Guggenheim e da Hilla Rebay che optavano per il giallo o verde: vinse il bianco.

 

Questo modo di concepire le opere non piacque a molti artisti che decisero di scrivere una lettera a Sweeney.

 

Il museo in realtà non penalizzava le opere, le accentuava ancora di più: nessuna paura, ci pensa il Guggenheim ad elevare ancora di più le sue opere.

I petali da lui protetti danzano tra Manet, Degas, Cézanne, Renoir, Seurat, Brancusi, Modigliani, Picasso, Klee, Kandinsky, Chagall, Balla, Mondrian, Mirò, Pollock, Rothko, Warhol, Manzoni, Herrero, Sierra, Verzutti.

 

Quando il 21 Ottobre 1959 il museo aprì la sua rotonda per accogliere i visitatori (oltre 3000), erano assenti coloro che avevano creduto nel progetto: Solomon R. Guggenheim e Franck LLoyd Wright ma negli anni Settanta facevano eco queste parole «I'll remember Frank Lloyd Wright».

 

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