LA SENTENZA: I COLLABORATORI/7

“TRATTATIVA” STATO-MAFIA/11^ parte. Continua il nostro viaggio per “svelare” la Sentenza di Primo grado, dove i magistrati hanno dimostrato il patto scellerato tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Antonino GIUFFRE’ (“cosa nostra”): «Diciamo che fino all'85 circa ho avuto il ruolo di soldato semplice, non avevo avuto nessuna responsabilità. Successivamente, dato che c'era stato l'arresto dell'Intile Francesco e del Guzzino Diego, diciamo che in forma non ufficiale, ma ufficiosa, mi sono mosso nell'interesse del mandamento di Caccamo. Poi, successivamente, nell'87, se non vado errato, assumerò proprio formalmente la funzione di capo mandamento e parteciperò alla Commissione Provinciale di Cosa Nostra» e Luigi GIULIANO (“camorra”).

LA SENTENZA: I COLLABORATORI/7

GIUFFRE' ANTONINO

È stato esaminato nelle udienze del 21, 22 e 28 novembre 2013.

Giuffrè Antonino è stato formalmente associato a "cosa nostra" nel 1980 con la rituale cerimonia alla presenza del "capo mandamento" e di alcuni "uomini d'onore" di Caccamo ("Intile Francesco, che allora era il rappresentante di Caccamo, il capo mandamento di Caccamo. Successivamente c'era Puccio Salvatore, Puccio Michele, Liberto Giovanni, Liberto Giorgio, Guzzino Giovanni, Guzzino Diego, Guzzino Antonino, Nicosia Filippo, Stanfa Nicasio, Stanfa Salvatore").

Nel 1987, quindi, Giuffrè stesso è divenuto capo del "mandamento" di Caccamo su indicazione di Intile e di Bernardo Provenzano e, da quel momento, ha iniziato a partecipare alle riunioni della "commissione" provinciale di "cosa nostra" ("Diciamo che fino all'85 circa ho avuto il ruolo di soldato semplice, non avevo avuto nessuna responsabilità. Successivamente, dato che c'era stato l'arresto dell'Intile Francesco e del Guzzino Diego, diciamo che in forma non ufficiale, ma ufficiosa, mi sono mosso nell'interesse del mandamento di Caccamo. Poi, successivamente, nell'87, se non vado errato, assumerò proprio formalmente la funzione di capo mandamento e parteciperò alla Commissione Provinciale di Cosa Nostra;

P.M. DEL BENE: Senta, questa sua poi indicazione di capo mandamento, sa chi la prese? Da chi fu sollecitata? Fu suggerita?

DICH. GIUFFRE': Prima di tutto, da Intile Francesco, che era come ho detto il mio capo famiglia e il mio capo mandamento. Successivamente da Bernardo Provenzano").

Il ruolo di capo di uno dei "mandamenti" storicamente più importanti nell'ambito dell'organizzazione mafiosa e la conseguente autorevole partecipazione del Giuffrè alle riunioni della "commissione" sin dalla fine degli anni ottanta, rendono del tutto evidente l'estrema rilevanza della collaborazione intrapresa dal Giuffrè medesimo nel 2002 quando venne arrestato dopo un lungo periodo di latitanza (oltre otto anni).

A ciò si aggiunga il rapporto privilegiato che Giuffrè ha intrattenuto con Bernardo Provenzano, da lui conosciuto sin dal 1980-81, comprovato dalla corrispondenza tra i predetti rinvenuta e sequestrata al momento dell'arresto del primo.

La collaborazione del Giuffrè si è rivelata immediatamente sincera e priva di remore ed ha contribuito alla ricostruzione di un gran numero di fatti delittuosi di cui il predetto si è reso responsabile sia come esecutore materiale sia come mandante nella sua qualità di partecipe delle deliberazioni della "commissione" (tra questi ultimi, anche l'omicidio Lima e le stragi di Capaci e via D'Amelio). Si tratta, dunque, di un collaboratore di Giustizia che nel tempo ha già ampiamente dimostrato la sua credibilità intrinseca, sia sotto il profilo della personalità e del ruolo svolto nell'ambito dell'organizzazione mafiosa che gli ha consentito di conseguire un livello di conoscenza dei fatti riferiti corrispondente ed adeguato al ruolo medesimo, sia sotto il profilo della effettiva maturazione della scelta sincera di interrompere definitivamente ogni collegamento col mondo della criminalità ed, eventualmente, anche di rimediare al malfatto, aiutando lo Stato alla ricostruzione di dolorose vicende che li hanno visti più o meno direttamente protagonisti.

Anche la generale attendibilità (sotto i profili della spontaneità, prec1s1one, completezza della narrazione dei fatti, coerenza e costanza) delle dichiarazioni del Giuffrè risulta riscontrata in numerosi processi cui lo stesso ha partecipato come imputato ovvero come dichiarante, così come risulta anche da alcune sentenze irrevocabili pure in questo processo prodotte ed acquisite.

 

GIULIANO LUIGI

È stato esaminato all'udienza del 3 luglio 2015.

Si tratta di un soggetto asseritamente appartenente alla "camorra" napoletana sin dal 1978

P.M. DEL BENE: Signor Giuliano, lei ha fatto parte di qualche organizzazione criminale organizzata?

DICH. GIULIANO: Sì... Esattamente quella della mia stessa famiglia, il clan Giuliano, e della nuova famiglia, Fratellanza Napoletana che sia;

P.M. DEL BENE: Senta signor Giuliano, lei quando è entrato a far parte di questo gruppo criminale?

DICH. GIULIANO: Nel 1978 nella quale ha ricoperto anche ruoli di vertice ("Sì, sono stato il capo, uno dei capi della famiglia... . .. . .. Sì, da subito, sì, immediatamente").

Giuliano, quindi, ha riferito di avere iniziato a collaborare con la Giustizia nel 2002 innanzitutto per una conversione spirituale

P.M. DEL BENE: Senta, lei quando è che ha poi deciso di collaborare con l'Autorità Giudiziaria?

DICH. GIULIANO: Il 2002… Perché ho avuto una conversione spirituale innanzitutto, soprattutto e come priorità in assoluto e questo mi ha fatto rivedere tutta la mia vita, i miei errori, i miei peccati, il peso sulla coscienza, il cuore, e non è che io questa conversione è avvenuta dall'oggi al domani, è avvenuta dopo tante, tantissime cadute e tante, tante, tante, e tutte le volte che Gesù mi ha rialzato, quindi sono maturate nella conversione e poi ho detto anche se salvo una sola vita, ho il dovere di farlo, ho il dovere dinnanzi a Dio, agli uomini e alla Giustizia, di Dio, degli uomini, di farlo.

E ho fatto questa scelta e l'ho pagata anche a caro prezzo, perché mi hanno ammazzato a tre persone, i miei cari, tra questi anche mio figlio. Però anche se il dolore è quello che in ogni padre, in ogni madre ci può stare, però la scelta è questa, anche di salvare una sola vita, e spero che un giorno, fosse Palermo, fosse Napoli, tutta l'Italia, tutto il mondo, ci sia la pace per tutta l'umanità"), confessando tutti i delitti commessi ("Sì, io ho confessato, sì, si") ed essendogli stata, quindi, riconosciuta l'attenuante per la collaborazione ("Tre - quattro volte sono stato processato per il 416bis come capo e promotore e organizzatore;

P.M. DEL BENE: Le è stata riconosciuta l'attenuante della collaborazione, l'articolo 8 del Decreto Legge 152 del 91

DICH. GIULIANO: Sì, esattamente, si, poi ho espiato anche cinque anni di libertà condizionata.

I suddetti elementi, non contrastati da significative diverse risultanze ed in assenza di eclatanti ed evidenti incongruenze dichiarative che non sono emerse nel corso dell'esame, consentono di superare il preliminare giudizio sulla credibilità generica del propalante.

 

Per approfondimenti:

PRIMA PARTE, giovedì 21 maggio 2020Il Patto Sporco: la sentenza dimenticata

SECONDA PARTE, domenica 24 maggio 2020, Stato-mafia: la sentenza

TERZA PARTE, lunedì 25 maggio 2020, Le tappe della Sentenza dimenticata

QUARTA PARTE, martedì 26 maggio 2020, La Sentenza: i Corleonesi

QUINTA PARTE, giovedì 28 maggio 2020, La Sentenza: i Collaboratori/1

SESTA PARTE, sabato 30 maggio 2020, La Sentenza: i Collaboratori/2

SETTIMA PARTE, domenica 31 maggio, La Sentenza: i Collaboratori/3

OTTAVA PARTE, martedì 2 giugno 2020, La Sentenza: i Collaboratori/4

NONA PARTE, sabato 6 giugno 2020, La Sentenza: i Collaboratori/5    

DECIMA PARTE, mercoledì 10 giugno 2020, La Sentenza: i Collaboratori/6