La verità è scandalosa

MEMORIE E IMPEGNO. Il sangue versato dalle vittime grava sulla coscienza di tutti noi e se una parte di paese vorrebbe nascondere fra le pieghe dell’oblio la verità, ignorando il dolore dei familiari, la nostra incessante richiesta di giustizia non si placherà mai. Ma il passato deve insegnarci a cambiare le cose e fare in modo di affrontare un futuro più giusto e degno d'essere vissuto.

La verità è scandalosa

È facile partecipare alle ricorrenze, alle celebrazioni, alle occasioni in cui si ricordano le vittime della mafia, del terrorismo o di un qualsiasi evento drammatico.

I morti non ci possono giudicare più , non ci chiedono nulla e nulla si aspettano da noiLa partecipazione emotiva che ci rende partecipi ai tanti anniversari che hanno scandito, e ancora lo fanno, la storia di questo paese è importante e deve resistere al tempo che passa per essere tramandata alle generazioni che verranno.

 

Ricordare è fondamentale, così come lo è lottare per ottenere giustizia là dove non si è ancora fatta luce su tantissimi omicidi. Il sangue versato dalle vittime grava sulla coscienza di tutti noi e se una parte di paese vorrebbe nascondere fra le pieghe dell’oblio la verità, ignorando il dolore dei familiari, la nostra incessante richiesta di giustizia non si placherà mai. 

Ma il passato deve insegnarci a cambiare le cose e fare in modo di affrontare un futuro più giusto e degno d'essere vissuto.

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In questo paese tante, troppe sono le vittime di mafia, di ingiustizie, di soprusi da parte di chi è più forte e tutto può: parlo di cittadini e cittadine che quotidianamente vivono sulla propria pelle le tragiche conseguenze di scelte coraggiose compiute in nome dell’onestà e dell’etica.

 

Mi vengono allora in mente le storie di tanti testimoni di giustizia, il cui status non è neanche riconosciuto. Uomini e donne che hanno denunciato le mafie e il malaffare, che hanno reso un servizio a questa nazione, ma che la politica e le istituzioni preposte hanno abbandonato in un girone dantesco. 

Nessun aiuto, nessun riconoscimento, neanche il minimo indispensabile per vivere dopo aver denunciato illegalità e reati.

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Uno Stato che rispetta e riconosce meriti ai suoi cittadini migliori, punendo come prevede la legge vigente chi, al contrario, delinque e danneggia la comunità, sarebbe il miglior esempio per una popolazione sempre più confusa di fronte ad istituzioni che molto spesso premiano i peggiori a discapito degli onesti.

Alcune leggi dello Stato sembrano fatte apposta.

Pensiamo ai reati finanziari: molto spesso i grandi evasori fiscali escono indenni dai processi mantenendo intatto il patrimonio, mentre un piccolo esercente o un privato cittadino che non riescono a pagare le tasse si vedono privare del lavoro di una vita, costretti alla disperazione.

Ma penso anche a chi denuncia la mafia, a chi si rifiuta di pagare il pizzo, a chi dice no a mafiosi e camorristi: pochi giorni fa abbiamo ricordato Libero Grassi, il coraggioso imprenditore ucciso per aver detto no ai suoi aguzzini.

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Diceva Libero Grassi: "Se tutti si comportano come me si distruggono gli estorsori". Come non dargli ragione? Ma dopo la sua morte cosa è successo? Chi non ha paga il pizzo a quei miserabili, che mensilmente si presentano a riscuotere, chi denuncia l'estorsione alle forze dell'ordine e non si piega alla violenza della mafia, si ritrova spesso senza nulla. Anzi si, con minacce di morte e attività distrutta.

Dove sono le istituzioni, dove sta il sindaco, dove il ministro? Altrove, sicuramente non accanto alle vittime.

Ecco allora che lo Stato, abbandonando anche uno solo dei suoi cittadini onesti, toglie speranza e coraggio a tutti gli altri che vorrebbero denunciare.

 

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Il mio pensiero non può non andare a persone come Daniele Ventura, che vivono tra mille difficoltà una scelta coraggiosa e ammirevole. Anche lui ha denunciato i suoi estorsori a testa alta, con convinzione. Ma non è stato ripagato per questo, anzi. Oggi fra mille difficoltà ma con infinita dignità va avanti nonostante tutto, consapevole di aver fatto la scelta più giusta, l'unica da fare.

Ma quanto dolore c'è dietro a queste vite? Quanta frustrazione, quanto senso di abbandono? Restano sicuramente intatte la dignità e la coscienza pulita. Ma i buoni sentimenti non fanno reddito e non sfamano i figli.

Moltissimi di questi casi restano nell'ombra e se la politica fa spallucce, restando inerme dopo qualche promessa da marinaio, l’informazione troppo spesso latita e non se ne occupa. Non vengono raccontate storie personali che tuttavia riguardano tematiche e problemi nazionali, collettivi, di tutti insomma.

Qualche esempio per capire.

 

Il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, che ha denunciato lavori non eseguiti o effettuati irregolarmente sulla rete autostradale, ascoltato in merito alla strage del ponte Morandi e al crollo di alcuni cavalcavia, è ora costretto a vivere sotto false generalità, in una situazione assurda, senza alcun appoggio concreto da parte dello Stato, quello Stato che lui, da cittadino esemplare, ha aiutato. Quasi nessuno conosce la sua storia, quasi nessuno sa in cosa consiste la vita di un testimone eppure su quel ponte, sotto quei cavalcavia potremmo passare tutti.

O ancora il dipendente Jvan Baio che ha denunciato le infiltrazioni mafiose all’interno della propria azienda, anziché’ ricevere un ringraziamento e una tutela, è stato denunciato e licenziato. Vittima di continue minacce da parte di appartenenti ai clan mafiosi di Siracusa, continua una battaglia personale e snervante in nome della legalità.

 

E cosa dire del carabiniere Riccardo Casamassima, grazie al quale si è scoperta la drammatica verità sulla morte di Stefano Cucchi: chi si ricorda più di lui ora che le televisioni nazionali e le maggiori testate non parlano più del processo Cucchi? A seguito della sentenza di condanna dei carabinieri coinvolti nella morte del giovane romano il caso sembra ormai risolto ma Casamassima, a distanza di anni, deve presentarsi con cadenza quasi settimanale di fronte al tribunale militare. Da denunciante a denunciato, mentre dovremmo solo ringraziarlo perché indossa con onore la divisa incarnando i sani valori dell’Arma.

 

Sono tante le storie che si potrebbero ricordare e dietro ad ognuna c’è la vita vera di chi crede che la verità e il rispetto delle regole siano alla base del vivere civile e del senso di comunità. 


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La verità è scandalosa. 

Ma senza, non c'è nulla che abbia valore. 

Man mano che vi avvicinate alla verità, la vostra solitudine aumenta.

Affondate il coltello negli argomenti di cui la gente non vuole sentire parlare. 

Parlate dell'indifferenza, dell’angoscia, della frustrazione, dello squallore, dell'assenza di amore. 

Una visione onesta e ingenua del mondo è di per sé un capolavoro.

Siate Veri.

Siate Fieri.

M.Houellebecq

 

 

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L'INTERVISTA al colonnello dei carabinieri Michele RICCIO

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