La violenza che tutto distrugge

 Il bullismo, la violenza, la rinascita. La drammatica storia di Sonia.

La violenza che tutto distrugge
Ph: ragazzidiferro.it

Si chiama Ragazzi di ferro l'associazione che si batte contro il bullismo perché, come racconta Sonia: «noi ragazzi bullizzati è come se avessimo una corazza e chi ci insulta ci ammacca ma non ci batte». Lo dice lei che ha visto iniziare il suo incubo all’età di 7 anni; in terza elementare il cambio di classe, poi di scuola, per poi ritrovare i suoi aguzzini alle scuole medie: loro sempre più” forti “e violenti, lei sempre più incapace a difendersi.

Mamma Carla, la mamma coraggio di Sonia, ci racconta che la famiglia di un figlio o di una figlia bullizzati e anch’essa una famiglia bullizzata: e così, vedere tornare a casa una bambina con i capelli bruciati da parte dei propri compagni di classe, una bimba che ogni giorno si allontana e si isola sempre più da quello che dovrebbe essere il suo mondo fatto di amiche, di amici, di coetanei e di insegnanti pronti a difenderti, si trasforma in un girone dantesco per tutti. Mamma Carla non se la prende con il sistema scuola nel suo complesso. Ma, con la voce spezzata, parla di tanti insegnanti che spesso si girano dall’altra parte, che considerano la vittima del bullismo fonte del problema, che non intervengono concedendo così al bulletto di turno maggior potere e la possibilità di continuare indisturbato nelle proprie azioni di violenza e sopruso. Parte della responsabilità sta anche nell’atteggiamento di quei genitori che si rendono omertosi assecondando i propri figli bulli o, peggio ancora, per paura di affrontare il problema o per la vergogna di inevitabili chiacchiere di paese, ignorano il dramma del proprio figlio preso di mira da veri e propri aguzzini. Ma Mamma Carla non ci sta e per rendere giustizia a Sofia fonda nel 2017 questa associazione no profit, perché la storia di sua figlia è purtroppo la storia di tantissimi bambini che restano nell’ombra, perché da questa esperienza disperata possa nascere qualcosa di buono.

Vivere da bulli significa isolamento, paura, violenza fisica e psicologica, significa aver voglia di morire (Sofia si lascia alle spalle due tentativi di suicidio ), significa percorsi terapeutici riabilitativi, vuol dire pagare con la propria vita un problema che è diventato un “fenomeno sociale” in un mondo dove sembra prevalere la violenza, l’individualismo, l’omertà.

Mamma Carla ha scritto un libro che si intitola “No, io resto qua", perché nonostante tutto la famiglia di Sofia ha lottato anche per restare nel loro paese e per trasformare questa esperienza terrificante in un messaggio di salvezza, in un cammino di rinascita per tutte le vittime.

Occorre un percorso di (ri)educazione sociale dei tanti ragazzi e delle ragazze vittime di bullismo (si registrano episodi già alla scuola materna), ma anche degli adulti siano essi genitori o insegnanti: si stanno creando generazioni di adulti ostili che non conoscono freno alla propria violenza e che non riescono a vedere la sofferenza nell’altro. Occorre soprattutto aprire gli occhi a chi fa finta di non vedere, per fare squadra nell’isolare il bullo e per difendere la vittima. Sofia è stata fortunata ad avere alle spalle una meravigliosa famiglia che, accanto a lei, sta cercando di far tesoro di questo incubo che ha vissuto diffondendo attraverso l’associazione informazioni e consigli per affrontare le tante problematiche che colpiscono i ragazzi dall'infanzia sino a tutta l'adolescenza. Adesso, a 19 anni, è più forte, più consapevole e con coraggio e immensa generosità sta aiutando tanti ragazzi e ragazze che come lei sono caduti nell’inferno del bullismo.

Sono tanti gli eventi già organizzati dalla associazione e molti quelli pensati per il futuro; c’è anche la creazione di un punto d’ascolto a Perugia, sostenuto dal Cesvol, per un reale sostegno alle vittime spesso giovanissime: un luogo fisico dove trovare riparo e soluzioni concrete. C’è soprattutto la volontà di creare una presa di coscienza di un fenomeno sempre più diffuso e che conosce spesso conseguenze irreparabili per le vittime del bullismo: occorre avere strumenti di prevenzione e capacità di ascolto, serve un approccio al problema che sia sistematico e che “ ascolti“ le grida spesso soffocate delle giovani vittime prima che sia tardi.