La vittoria delle DONNE: la giunta umbra raccoglie le linee di indirizzo in tema di aborto farmacologico

Il pronunciamento del Consiglio Superiore di Sanità ha fatto chiarezza sulla questione: l’aborto farmacologico viene definito sicuro, le donne quindi possono farlo in day hospital e tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale.

La  vittoria delle DONNE: la giunta umbra raccoglie le linee di indirizzo in tema di aborto farmacologico

UMBRIA. Porta la data del due dicembre la tanto attesa delibera della giunta regionale con la quale, finalmente, viene data attuazione all’adeguamento della normativa alle linee guida di indirizzo in merito alla interruzione di gravidanza farmacologica dettate dal Consiglio Superiore Di Sanità.

Quattro mesi fa, infatti, la giunta regionale - guidata dalla Presidente Donatella Tesei - aveva reintrodotto l’obbligo del ricovero ospedaliero di tre giorni per praticare l’aborto farmacologico.

Molte erano state le polemiche. Le donne umbre avevano fatto sentire la propria voce riempiendo le piazze per manifestare contrarietà e dissenso ad una modalità, reintrodotta fra l’altro solo dalla Regione umbra, difficilmente praticabile e ingiustificata.

Il pronunciamento del Consiglio Superiore di Sanità ha fatto chiarezza sulla questione: l’aborto farmacologico viene definito sicuro, le donne possono farlo in day hospital e tornare a casa mezz’ora dopo aver assunto il medicinale.

La mobilitazione delle donne e della Rete Umbra per l’Autodeterminazione non finisce qui: si chiede, adesso, agli ospedali di organizzarsi per applicare la pratica dell'interruzione di gravidanza con farmaci, soprattutto nelle strutture ospedaliere dei due capoluoghi: Terni e Perugia, dove sarà possibile formare personale sanitario, essendo ospedali di insegnamento. Altra richiesta è la riorganizzazione dei consultori, presidi territoriali fondamentali, affinchè vengano adeguatamente attrezzati per praticare questo tipo di aborto, presidi che negli anni sono stati pesantemente privati di risorse e personale. Si chiede una seria applicazione della legge 194 che passa anche attraverso la fruibilità di una contraccezione gratuita come previsto dalla legge del 1978 e mai veramente realizzata.

Un diritto acquisito solo sulla carta quello della autodeterminazione delle donne in merito alla scelta nel portare avanti o no una gravidanza: troppi ancora gli ostacoli, le difficoltà, la carenza di strutture e di operatori sanitari preparati.

Una legge, la 194 del 1978, dopo molti anni ancora minacciata da attacchi ideologici che mal si conciliano con la libertà delle donne a vivere liberamente e in sicurezza la propria sessualità.

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