L'Aquila fra macerie e memoria

Dopo tanti anni, qualcuno a L' Aquila, vorrebbe tuttavia lasciarsi il passato alle spalle, dimenticare un po’ il sisma nonostante che tutto lo ricordi: la difficile ricostruzione ancora in atto, le macerie, i ritardi e, soprattutto, le vittime.

L'Aquila fra macerie e memoria
Maria Grazia Piccinini, dal sito ilariarambaldionlus.it
L'Aquila fra macerie e memoria
L'Aquila fra macerie e memoria

Sul calendario sono passati anni da quel maledetto 6 aprile del 2009, quando un terremoto devastante distrusse L’Aquila e i territori circostanti, lasciando sotto le macerie più di 300 persone: tantissimi giovani, bambini. Persone colpite nel cuore della notte da un nemico invisibile e troppo potente da combattere. E proprio il senso di impotenza e l’impossibilità di agire hanno tormentato, per anni, i familiari delle vittime, che lontani dai propri cari hanno assistito impotenti ad una tragedia come questa.

È successo anche alla avvocatessa Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambaldi, una ragazza di 25 anni, morta alle 3:32 in una notte di aprile. Ilaria era una studentessa dell’università de L’Aquila che, a poche ore dal sisma, avrebbe dovuto discutere la sua tesi in Ingegneria edile, proprio in tema di normative e sicurezza nelle costruzioni. Ilaria è morta sotto le macerie della sua casa insieme al fidanzato e alle persone che vivevano nello stesso stabile in via Campo di Fossa. Un edificio che si è disintegrato, imploso su se stesso perché, come emerge dalle indagini e come ci conferma l’Avvocato Piccinini, era stato costruito male, senza il rispetto delle norme antisismiche e su un terreno inappropriato, in quanto di origine carsica, com’è quello de L' Aquila. Ora in quel cratere lasciato dal terremoto, si sta pensando di creare un luogo della memoria.

L’ Associazione "Ilaria Rambaldi Onlus", nata per volontà della famiglia della ragazza, segue da tempo questa iniziativa: è stato presentato dalla stessa Associazione un progetto per far sorgere, al posto della palazzina crollata, un luogo per ricordare le vittime del terremoto e per non dimenticare una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Di certo per ora c' è solo il dolore che emerge dalle parole della mamma di Ilaria, una donna forte messa a dura prova dalla vita, ma che per responsabilità e amore nei confronti della sua famiglia), deve necessariamente andare avanti, con la morte nel cuore e con il desiderio immenso di far sopravvivere Ilaria, questa figlia speciale e tanto amata. E lo sta facendo attraverso la memoria, attraverso l'impegno della Associazione e grazie a quei frammenti di vita che ancora oggi, i tantissimi amici, riescono a regalarle, raccontando episodi e storie del passato della loro amicizia con Ilaria.

L’ Associazione è nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rispetto del territorio e sull'attuazione delle regole in tema di costruzione e di edilizia; per non dimenticare che le morti del terremoto troppo spesso sono causate dalla negligenza, dalla imperizia, dalla cattiva manutenzione e da quella maledetta fame di guadagni facili dei costruttori e amministratori senza scrupoli. Le tante inchieste di questi anni hanno fatto luce su una serie di omissioni e comportamenti gravissimi che sono state concause di una tragedia dai numeri esagerati. Attraverso convegni, corsi e conferenze l'Associazione Ilaria Rambaldi è attiva, da anni, per l'istituzione di borse di studio, premi di laurea, premi giornalistici, culturali e musicali allo scopo di coinvolgere ed aiutare tanti giovani nella realizzazione dei propri sogni. Quegli stessi sogni che aveva Ilaria: la laurea, la professione, una famiglia tutta sua.

Dopo tanti anni, qualcuno a L' Aquila, vorrebbe tuttavia lasciarsi il passato alle spalle, dimenticare un po’ il sisma nonostante che tutto lo ricordi: la difficile ricostruzione ancora in atto, le macerie, i ritardi e, soprattutto, le vittime. Tante vittime, troppe. Non è mancata la proposta da parte di alcuni cittadini, di costruire un parcheggio anziché un luogo della memoria, per esorcizzare o forse perché chi non ha direttamente vissuto la perdita di una persona cara, tende più facilmente ad andare avanti. Ma troppe sono state le conseguenze umane, sociali, giuridiche del terremoto: non è possibile rimuovere ciò che è stato. Non può farlo la famiglia di Ilaria, non vuole farlo sua madre che ogni volta, pur trovandosi lì, evita di transitare in via Campo di Fossa perché, come ci dice la signora Maria Grazia «Cerco di non farmi del male oltre quel limite che so di non poter sopportare…».

Solo coltivando la memoria si potranno evitare, in futuro, vittime innocenti strappate alla vita in una notte di aprile, nel proprio letto, fra i propri sogni.