Le donne umbre dicono «no»

Domenica 21 giugno, in piazza IV novembre a Perugia, ci sarà una mobilitazione per chiedere l'immediato ritiro della delibera regionale. 

Le donne umbre dicono «no»
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«Le donne umbre dicono no!»
C’è una forte mobilitazione contro la delibera della giunta Tesei, che prevede una inaccettabile modifica nel percorso relativo all'aborto farmacologico, con l'introduzione obbligatoria dei tre giorni di ricovero ospedaliero.
Molte le reazioni contrarie alla delibera da parte di associazioni per i diritti delle donne, delle cittadine umbre, di professioniste del settore sanitario.
L'ennesimo ostacolo in un percorso già complicato, quello relativo alla interruzione volontaria della gravidanza, da sempre al centro di un acceso dibattito fra sostenitori della libertà di autodeterminazione e oppositori.

Domenica 21 giugno, in piazza IV novembre a Perugia, ci sarà una mobilitazione per chiedere l'immediato ritiro della delibera regionale. 
L'obbligo del ricovero senza dubbio sarebbe una ennesima complicazione per le donne che decidono di abortire, mentre allo stato attuale l'interruzione di gravidanza con il metodo farmacologico, può essere effettuato in tutta sicurezza nelle strutture abilitate permettendo il rientro a casa dopo poche ore.
Ricoveri che andrebbero a gravare ulteriormente sulla spesa sanitaria e che in periodo di pandemia sarebbe un fattore di rischio altissimo di contagio per le donne costrette al ricovero.

Una scelta scellerata quella della giunta leghista dell'Umbria e che potrebbe essere rivista a seguito del giudizio del Consiglio Superiore della Sanità, richiesto dal Ministro della Salute Speranza per fare chiarezza sulla questione. 

La politica  ancora una volta decide di non essere al fianco dei cittadini, ma al contrario pone ostacoli in tema di autodeterminazione, rimettendo in discussione un diritto diventato tale  dopo anni di lunghe e difficili battaglie, in questo caso il diritto sacrosanto delle donne di poter scegliere.
E che questo sia la scelta di una Presidente di Regione donna rende tutto drammaticamente più triste.