Siamo nei giorni della Pasqua, giorni dell’angosciosa notte verso il Calvario e poi della risurrezione. E della domenica di festa, di gioia, di condivisione umana in famiglia e con le persone più care. Ci sono persone per cui le notti (e non solo) sono sempre angoscia e calvario, crocifissione perpetua di violenze terribili e disumane. E che non conoscono nessuna felicità, nessuna gioia, lontane dalle persone care e incatenate ad un lager criminale e terribile, in cui sono violentate e stuprate dalle peggiori perversioni e in nome del profitto di clan e mafiosi.
Quest’anno la Pasqua è giunta ad un mese dalla «Giornata internazionale della Donna». In occasione dell’8 marzo Resistenza Femminista ha proposto una campagna social per ricordare Adelina e la sua lotta contro lo stupro a pagamento e le mafie. #saremolatuavoceAdelina è l’hashtag proposto, un impegno a non dimenticare la sua vita e la sua lotta e cercare tutte e tutti di continuarla, di denunciare quel che continua ad accadere, a combattere la tratta.
La mattina dell’8 marzo la Polizia di Stato ha diffuso la notizia dell’arrivo all’aeroporto di Ciampino, che ha segnato la fine di tredici anni di latitanza con l’arresto, di uno dei vertici di un clan delle “mafie nigeriane”. Mafie che prosperano e si rafforzano con lo sfruttamento della tratta, con la schiavitù sessuale di migliaia di donne violentate dagli stupratori paganti della società italica. Complici delle mafie, ben consapevoli di quel che alimentano e – come documentato da anni da Sex Industry is violence e riportato in vari nostri articoli – animati dalle peggiori perversioni criminali. Violente, fallocentriche, anche pedofile.
Tra le vittime delle mafie nigeriane, assassinata dal sistema criminale dello stupro a pagamento, c’è stata in Abruzzo Lilian Solomon. La sua storia l’abbiamo ricordata varie volte in questi anni. Lilian a 23 anni fu costretta a prostituirsi, prima in Lombardia e poi sulla bonifica del tronto, e ad abortire ingerendo medicinali ed alcolici. Quando gli operatori di On the road la incontrano per la prima volta Lilian soffriva da tempo di fortissimi dolori.
Erano i sintomi dell’avanzata di un linfoma. Ricoverata nel reparto di Oncologia dell’Ospedale di Pescara è morta il 1° ottobre 2011. Le sue denunce portarono a due delle prime operazioni contro le mafie nigeriane tra Abruzzo, Marche, Puglia ed Emilia Romagna.
Adelina e Lilian sono vittime delle mafie, hanno denunciato e combattuto aguzzini e i complici stupratori a pagamento (non sono clienti, non è «lavoro»). Come le migliaia di donne di ogni età (anche minorenni) che sono state imprigionate dalle mafie che stanno sfruttando l’emergenza umanitaria ucraina. In Italia, in Spagna e in Germania. Come ha denunciato Resistenza Femminista, riportando quanto pubblicato e l’attività dell’associazione Ge Stac e da noi riportato in alcuni articoli. Per la Giornata della Memoria e dell’Impegno contro le mafie WordNews.it e Dioghenes Aps hanno voluto ricordare Adelina e Lilian in un evento online di denuncia e d’impegno contro le mafie dello stupro insieme a Ilaria Baldini, Resistenza Femminista, co autrice del libro «Sex work is not work». Nella copertina di quest’articolo riproponiamo la videoregistrazione dell’incontro.





