Le parole per dirlo - Delirio

OMICIDIO. La scioccante sentenza dei giudici di Brescia ci riporta al delitto d'onore.

Le parole per dirlo - Delirio

Delirio. Recita Treccani: “Stato che denuncia la perdita del controllo razionale in seguito all'intensificarsi della passione o all'esaltarsi della fantasia”.

È a questo stato di esaltazione e di irrazionalità che i giudici della Corte d’Assise di Brescia si sono richiamati per assolvere Antonio Gozzini, 80 anni, che nell'ottobre 2018 uccise sua moglie Cristina Maioli a coltellate. Ma non basta. Ad aggravare una decisone già di per sé aberrante c’è la specificazione del delirio al quale la Corte ha fatto riferimento: delirio di gelosia.

Se non fosse tragicamente vero sembrerebbe uno scherzo, una presa in giro dei Magistrati che hanno sentenziato a favore di un uomo che ha deliberatamente ucciso la moglie. Un uomo che ha compiuto un femminicidio. Chiamiamo le cose con il loro nome. Perché innanzitutto è con l’esatta identificazione dei fatti, con l’uso delle parole giuste, che si può sperare in una conseguente giusta categorizzazione degli stessi.

L’aver derubricato un assassinio a un evento dettato da uno stato di irrazionalità o di esaltazione generato dal malsano sentimento della gelosia, ci fa ripiombare indietro di decenni, e più precisamente a quel 1981 quando finalmente in Italia venne abolito il delitto d’onore. E già, perché di fatto, assolvendo il Gozzini in quanto agente in forza di un delirio di gelosia, equivale a giustificarne il comportamento in termini di onore. Quel delitto che lavava l’onta del disonore, delle corna. Una vergogna che solo con il sangue della fedifraga poteva essere riscattata.

È mai possibile che dopo quasi quarant’anni siamo tornati al punto di partenza? La risposta, purtroppo, è affermativa. Lo è semplicemente perché in tutti questi anni, i diritti conquistati dalle donne di questo paese, in uno con le battaglie di civiltà che investono la comunità intera al di là del genere, stanno subendo un sotterraneo e continuo lavorio di demolizione. Lo vediamo per esempio con la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Lo vediamo con i continui attacchi agli omosessuali. Lo vediamo con l’oggettivizzazione del corpo femminile, ancora troppo sovraesposto nei circuiti massmediatici. Lo vediamo con le tante, troppe giustificazioni di stupri derubricati ai vari “se l’è cercata”, “sapeva a cosa andava incontro”. Insomma a tutto ciò che porta le donne ad essere vittime e causa delle loro sciagure.

Questa decisione della Corte d’Assise di Brescia è l’ultimo attacco, in ordine cronologico, a un sistema che con fatica si era battuto ed era riuscito a conquistare accettabili livelli di civiltà. Ora ripiombiamo nel cupo medioevo dell’inquisizione, dove un uomo, parandosi dietro una gelosia, altissima prova d’amore (sigh!), può distruggere la vita di una donna.

Un ultimo attacco che ahimè è lo specchio di un’Italia che regredisce sul piano sociale e culturale avviandosi a grandi passi verso il baratro. Ed è da troppo tempo che da più parti si levano gli appelli per riprendere il controllo di un cammino di civiltà che sembra invece inciampare ripetutamente. Appelli che, guardandoci intorno, cadono come foglie al vento, in balia di egoismo e cinismo, uniche cifre di questa nostra povera società italiana.

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