Le parole per dirlo - Libertà

Oggi inauguriamo una nuova rubrica dal titolo “Le parole per dirlo”. Sarà un appuntamento per riflettere, di volta in volta, su un vocabolo, sul suo significato ma soprattutto sui suoi riflessi sull’attualità.

Le parole per dirlo - Libertà
Eugene Delacroix

La parola Libertà nasce dal latino libertas, ovvero l'essere libero. Per assonanza si avvicina al concetto di piacere, pensiamo per esempio al vocabolo libidine. Ma è in stretta relazione anche con il concetto di famiglia se pensiamo che in latino i “liberi” erano i figli.

È un termine che comporta un duplice sforzo comprensivo: rivolto all’esterno e all’interno dell’individuo. La mia libertà finisce dove inizia la vostra, celeberrima frase di Martin Luther King, un motto che ha segnato l’evoluzione delle relazioni umane interpersonali, espandendosi fino ai concetti più propri degli Stati. Libertà è un concetto al quale ci siamo assuefatti, noi cittadini di un mondo occidentale dove, a partire dal secondo dopoguerra, impera la democrazia come suprema forma di stato e di governo. I due concetti, di democrazia e di libertà, vanno di pari passo quando analizziamo l’interazione del singolo all’interno del contesto sociale di appartenenza. In un sistema democratico la libertà individuale diventa quindi elemento imprescindibile e irrinunciabile. Solo la forza della legge e la punizione di comportamenti illegali e fonte di reato possono limitare la libertà personale.

Eppure, in questi giorni un evento straordinario, che mai avremmo immaginato, sta limitando la nostra libertà personale. Le restrizioni e la coercizione dello stare a casa per le finalità fin troppo note di contenimento dei contagi da Covid-19, rappresentano un unicum nella storia delle democrazie occidentali. Che inevitabilmente portano ciascuno di noi a riflettere e a interrogarci su un bene tanto prezioso quanto troppo spesso dato per scontato e quasi quasi relegato nel dimenticatoio della nostra frenetica vita quotidiana.

Fino a qualche settimana fa uscire di casa era un gesto scontato, quasi banale: esco a fare due passi, esco per fare visita ad un amico, esco per una serata in pizzeria, esco per un aperitivo, esco per lavoro o per andare dal medico. Nell’arco di pochi giorni, la nostra libertà è stata bruscamente limitata: il superiore interesse della salute pubblica – che non va mai messo in discussione – impone a ciascun membro della collettività di ridurre il proprio spazio di libertà. E questa viene quindi confinata all’interno delle mura domestiche, quel microcosmo chiamato casa nel quale abitualmente trascorriamo pochissimo tempo e del quale oggi siamo chiamati a riappropriarci.

Una casa allargata certo, quella moderna, dove la tecnologia ci permette di mantenere comunque i contatti con l’esterno, attraverso il web riusciamo a rimanere connessi e a non isolarci completamente. Eppure questo tempo sospeso, all’interno del quale siamo come bambini piccoli che devono imparare a camminare, ci deve tornare utile per provare a riflettere sulla nostra condizione umana e, in quanto tale, fragile e vulnerabile. Dovremmo prestare ascolto al grido di allarme che la natura ci sta rivolgendo da molto tempo ormai e che noi, presi dalla sbornia di progresso e modernità, ignoriamo con occhi e orecchie chiuse. Saremo capaci di sfruttare al meglio questo tempo? Saremo in grado di fare tesoro di questa privazione della libertà per acquisire una maggiore consapevolezza di cosa vuol dire essere parte di una collettività, di difendere il bene comune, di travalicare il recinto dell’egoismo per allargare lo sguardo verso un orizzonte più ampio, che abbracci l’intera comunità? Sono interrogativi interessanti, che ci chiedono di scavare nel profondo di noi stessi.

Anche questa è libertà, laddove proviamo a sentirci liberi di non rispondere sempre e comunque ai richiami di una società capitalistica dove la cifra del profitto a tutti i costi è divenuta l’unica guida, l’unica strada da percorrere, unitamente all’omologazione sociale. In questo tempo di libertà circoscritta impariamo a guardare dentro di noi, a spingerci nel profondo delle nostre coscienze. Forse lì, proprio lì, troveremo molte delle risposte che ci ostiniamo a cercare nella caducità dei beni materiali, nell’ammasso di oggetti più o meno costosi di cui ci circondiamo, illudendoci di essere liberi di scegliere e di vivere la vita che vogliamo.