Le parole per dirlo - Muri

L'Europa che costruisce muri e respinge l'umanità.

Le parole per dirlo - Muri

Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino, uno dei simboli più conosciuti dell’oppressione e delle restrizioni alla libertà individuale che aveva, dall’agosto 1961, separato non solo la città di Berlino fra il suo settore est e quello ovest, ma il concetto stesso di umanità, che veniva forzatamente separata sulla base di presupposti ideologici e logiche di potere e strategia geopolitica.

Quella caduta, quei pezzi di muro frantumati – peraltro oggi divenuti souvenir per chi visita la capitale tedesca – divennero sinonimo di libertà, di vittoria della democrazia sulla tirannia sovietica, respiro di libertà di popoli oppressi per lunghi anni e finalmente in grado di contaminarsi, di mescolarsi con tutto ciò che stava al di là del muro.

Oggi, a distanza di 32 anni da quella giornata speciale, paradossalmente lo stesso continente che allora festeggiava la caduta di un muro, si ritrova a progettare e costruire altri muri, altre barriere, col fine non solo di impedire la contaminazione, quanto di tenere fuori dai propri confini una umanità disperata, divenuta merce di scambio di Stati crudeli che non esitano a utilizzare donne, uomini, bambini quale moneta per trattare il proprio potere geopolitico. 

La tragedia umanitaria alla quale stiamo assistendo da alcune settimane al confine fra Polonia e Bielorussia, interroga un intero continente che sempre più appare incapace di far ricorso alla propria vocazione umanitaria e solidale, per rinchiudersi su se stesso, per abbandonare al loro destino migliaia di esseri umani che fuggono da guerre, da violenze, da fame, da miseria estrema. I paesi dai quali provengono i migranti ammassati alla frontiera orientale dell’Europa sono Iraq, Siria, Afghanistan, Kurdistan: cosa hanno in comune questi paesi? Anni e anni di guerre che riducono alla fame le proprie popolazioni, le quali, giocoforza, tentano la strada della fuga, dell’ingresso nel continente che per secoli ha predicato e praticato accoglienza e solidarietà, ispirato da principi e valori cristiani.Ma quel continente sembra ormai definitivamente scomparso. Alle porte aperte si stanno velocemente sostituendo nuovi muri, filo spinato, barriere, e anche respingimenti armati.

L’abietto comportamento del dittatore della Bielorussia, Lucashenko – che prima ha fatto entrare i migranti mediante il rilascio di visti da parte delle sue ambasciate nei paesi di provenienza e ora li mette alla porta - sta tenendo in scacco l’ammaccata Unione Europea: se non fai passare i migranti chiudo i rubinetti del gas. E allora questi disperati che fuggono dalle guerre diventano la merce di scambio, il prezzo da pagare per mantenere nel vecchio continente uno status quo privilegiato. Né più né meno di quanto accade con la Turchia di Erdogan, pagato profumatamente dall’Europa per mantenere nei propri confini milioni di migranti in cambio di mano libera nel Mediterraneo ricco di gas.

I muri, le barriere diventano allora necessari se si vuole proteggere il proprio orticello, se non si vuole rischiare il collasso economico, la recessione. Ma può questo sistema basato solo sul profitto e sul potere geopolitico coniugarsi con le esigenze di ogni singolo individuo di aspirare a una vita dignitosa? Evidentemente no. O almeno non per tutti. Quella al confine fra Polonia e Bielorussia è solo l’ultima in ordine di tempo di crisi umanitaria legata ai flussi migratori. Ne seguiranno altre, fintanto che i paesi ricchi continueranno a foraggiare con le armi le centinaia di guerre sparse sul pianeta, ci saranno migranti in cerca di salvezza. E contro di loro quegli stessi paesi ergeranno barriere insormontabili, in un eterno e terribile loop.

Ancora una volta torniamo a ripetere che questa non era l’Europa sognata e disegnata dagli uomini e dalle donne che, all’indomani della seconda guerra mondiale, auspicavano un continente pacifico e accogliente. Ma le parole sembrano non avere più alcun potere: tutto si stempera e scompare di fronte al profitto e al potere geopolitico dell’uno contro l’altro. A completo danno di centinaia di migliaia di disperati la cui unica colpa è quella di essere nati nel posto sbagliato e di cercare una seconda possibilità in un posto, apparentemente, meno sbagliato.

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