«Questo virus è una cosa seria»

dai COLLI EUGANEI. «Come si dice tutti i nodi vengono al pettine e i tagli alla sanità avvenuti negli ultimi vent’anni in Veneto stanno dando degli amari frutti in questa grande emergenza».

«Questo virus è una cosa seria»

Cara Marilena,

ti voglio scrivere come stiamo passando qui il periodo “quarantena”. Innanzi tutto ancora nessuno che conosco, parente o amico è stato contagiato. Io ho dovuto fare un tampone quando sono stata ricoverata in ospedale perché il giorno stesso del mio ricovero nell’ospedale Madre Teresa di Calcutta (a Schiavonia) era morto il primo paziente di Vo’ euganeo contagiato da covid19.

Il mio tampone è risultato negativo per fortuna. Successivamente per tutti i giorni del mio ricovero non ho potuto ricevere visite perché tutto l’ospedale era praticamente stato blindato in entrata e uscita (permessa solo al personale) ed erano pronti a dover fronteggiare l’epidemia. Come avrai appreso dai giornali ora lo stesso Ospedale, dopo essere mano a mano svuotato dei pazienti “normali” me compresa, è stato dedicato solo ai pazienti contagiati da Covid19. Quindi noi utenti della Bassa Padovana siamo senza ospedale e dobbiamo rivolgerci ad altre strutture più lontane. Questo è un disagio non da poco. Se pensi che il nostro ospedale è nato dopo averne chiusi 4 e già con difficoltà il pronto soccorso riusciva a gestire un grande bacino di utenza. Come si dice tutti i nodi vengono al pettine e i tagli alla sanità avvenuti negli ultimi vent’anni in Veneto stanno dando degli amari frutti in questa grande emergenza.

Ma torniamo alla mia esperienza.

Sembra quasi di essere in vacanza o meglio ancora, sembra quasi che sia sempre domenica. Per le strade della nostra piccola città (siamo 16mila abitanti) ci sono poche automobili e a volte anche proprio nessuna automobile. Se si esce per necessità, si possono incontrare solo padroni a passeggio con il proprio cane, qualche podista che non può rinunciare alla corsetta e qualche anziano a passeggio. Le giornate primaverili inviterebbero ad uscire per fare delle passeggiate sui colli, ma la paura del contagio è tanta oltre che si teme anche di essere denunciati. Mi è arrivato in questo momento una notizia che gli spostamenti a piedi solo per fare attività motoria sono da farsi entro i 200 metri dal proprio domicilio…

Per chi ha figli piccoli in casa è impossibile tenerli rinchiusi tutto il giorno per cui si esce in giardino e per intrattenerli oltre ai giochi con la palla si riscoprono anche vecchi giochi come la CAMPANASSA O CAMPANA.

Mia figlia è fortunata perché ha entrambi i genitori a casa. Altri bambini invece devono stare con i nonni in quanto i loro genitori fanno parte di quei lavoratori che ancora vanno a lavorare. Per lei è una novità passare così tanto tempo con i genitori. In casa ogni momento è buono per fare lavoretti artigianali e artistici di pittura o collage. Leggere insieme filastrocche o racconti di Gianni Rodari o improvvisare balli strampalati. E’ questo il momento di godersi la famiglia al rallentatore. Non c’è fretta di alzarsi al mattino, o di cenare o pranzare e poi dover correre al lavoro. Non si possono fare gite fuori porta o escursioni, al massimo si usa l’immaginazione pensando a quando l’emergenza sarà finita.

Per l’acquisto di generi alimentari noi abbiamo scelto di servirci da piccoli negozi nelle vicinanze che effettuano anche il servizio a domicilio, così evitiamo la grande distribuzione e il pericolo di contagio maggiore. Ci spostiamo soprattutto a piedi per le piccole distanze che prima dell’emergenza percorrevamo comunque in auto a causa della fretta. Spostandosi in auto è più facile essere fermati ai posti di blocco che effettuano a campione e se non si ha un valido motivo si rischia la denuncia. Ho sentito casi di persone che sono state denunciate per aver dichiarato il falso riguardo al motivo dello spostamento.

E’ paradossale che si cerchi di fare di tutto per evitare il contagio e allo stesso tempo si trovino scuse per uscire quando invece si dovrebbe stare in casa. Questo virus pare non faccia paura a meno che non colpisca da vicino, magari un parente o un amico o noi stessi. Questo virus è una cosa seria e prima ce ne rendiamo conto e prima questa emergenza terminerà e sarà un brutto ricordo. Intanto le persone muoiono che siano giovani o anziane. Oggi ho sentito delle colonne di mezzi dell’esercito che trasportano le salme di Bergamo. A mio padre, che ha 81 anni, abbiamo ora proibito di uscire di casa anche solo per la spesa.

In ogni caso quando tutto sarà finito spero che nel tornare alla normalità non ci dimenticheremo di quanto sia bello passare del tempo insieme in famiglia.

L’aria qui non è mai stata così pulita, le polveri sottili sono significativamente diminuite. Sembra di essere in montagna d’estate. Difronte a casa mia c’è un campo di fiori gialli di cui non ricordo il nome, ma mi ricordo che mia madre da piccola li usava per dipingere le uova nel periodo di Pasqua. Manca ancora un mese a Pasqua e chissà se potremo festeggiarla fuori o ancora rinchiusi in casa. Non si possono fare previsioni né a breve né a medio termine. Da imprenditrice sono molto preoccupata per la mia attività che difficilmente senza aiuti economici, potrebbe reggere due mesi di chiusura forzata. Ma per ora voglio solo pensare alla mia famiglia e superare indenni questo virus e quando tornerà tutto normale non voglio scordarmi dei bei momenti passati al rallentatore in famiglia.

Ti  abbraccio 

Alice