Lombardia, traffico illecito di rifiuti: da non sottovalutare gli interessi delle organizzazioni criminali

Dopo il rogo di via Chiasserini, il fenomeno delle discariche abusive in Lombardia non accenna a placarsi: con il caos Covid si moltiplicano le occasioni di profitto anche della ‘ndrangheta.

Lombardia, traffico illecito di rifiuti: da non sottovalutare gli interessi delle organizzazioni criminali
Rifiuti in uno dei tanti capannoni industriali dismessi pieni di rifiuti nel milanese e limitrofi (foto tratta da rep.repubblica.it)

È il 14 ottobre 2018. Un rogo imperversa in un deposito convertito in discarica abusiva in via Chiasserini 104, nel quartiere della Bovisasca, a Ovest di Milano.

Cinquemila tonnellate di rifiuti plastici bruciano per diversi giorni sollevando una colonna di fumo visibile addirittura dal centro città. Odori molesti giungono sino in piazza Duomo.

 

All’esito delle indagini condotte dalla Dda in coordinamento con la procura di Milano, il 27 febbraio 2019 viene eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 persone - completata il 4 giugno con altri 20 arresti - ritenute “responsabili a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, attività di gestione non autorizzata e intestazione fittizia di beni”.

 

È il primo filone dell’inchiesta sul rogo di via Chiasserini (il secondo, concernente gli autori materiali dell’incendio, resta ancora da istruire).

Tra gli arrestati, figura in primo piano l’imprenditore Aldo Bosina, 55enne di Arona (Novara), amministratore di fatto della Ipb Italia Srl, società affittuaria del deposito di proprietà della Ipb Srl, gestita da Carmine Pettinato.

 

La società riconducibile a Bosina non sarebbe altro che lo schermo dietro il quale l’imprenditore insieme agli altri indagati (e poi imputati) avrebbe dato vita - secondo il gip di Milano Giusy Barbara - a “un’organizzazione di tipo imprenditoriale, dedita in modo continuativo all’attività di cessione, ricezione, trasporto e stoccaggio di rifiuti”. Rifiuti che venivano conferiti da alcune aziende campane (soprattutto di Napoli e Salerno) a società intermediarie “formalmente munite di autorizzazioni al loro trattamento, ma in realtà operanti in un regime di illegalità”. Nel gestire occultamente questo traffico, l’imprenditore novarese si sarebbe avvalso, in particolare, della collaborazione di un autista di Desio (Monza e Brianza), il 45enne Valentino Bovini, dipendente di GEA LOG Srl, impresa di trasporti amministrata da Pietro Ventrone, 35enne di Maddaloni (Caserta).

La Ipb Italia Srl - amministrata di diritto da Mauro Zonca (59 anni, di Arona) fino all’8 giugno 2018, e da Patrizia Geronimi (63 anni, di Sondrio) da quella data in poi - è subentrata alla precedente titolare Ipb Srl il 28 febbraio 2018. Ma, a differenza di quest’ultima (che aveva stanziato una garanzia finanziaria per un milione di euro in caso di danni), non ha contratto alcun vincolo fideiussorio. In altri termini, non ha i requisiti (obbligatori) per esercitare l’attività.

 

Per di più, dalle intercettazioni telefoniche delle conversazioni di Maurizio Assanelli, titolare di un’azienda di trasporti coinvolta nel traffico, con il fratello Stefano (entrambi finiti in carcere) emerge un quadro assai eloquente. “Questo sarebbe un bel capannone da riempire… da riempire di rifiuti”. “…non mi sembra neanche vero, se viaggio prendo 18-20mila euro a settimana”.

 

E ancora. Assanelli: “La merda è diventata miniera”. Risposta del fratello: “La merda è oro”. Chiari, quindi, i motivi che hanno indotto il gip a scrivere di una volontà smodata degli attori “di realizzare in tempi molto ristretti grandi guadagni, che lo smaltimento dei rifiuti con modalità illecite garantisce con rischi penali tutto sommato contenuti”. La pena cui si va incontro, infatti, è la reclusione da 1 a 6 anni laddove, ad esempio, per il traffico di stupefacenti non può essere inferiore a 10.

 

Questo articolato sistema criminale avrebbe smosso in un anno più di 137mila tonnellate di scorie plastiche per dirottarle verso i capannoni industriali dismessi - oltre che di via Chiasserini, dove giaceva il 38% dell’immondizia (pari a circa 16mila metri cubi) - di Meleti (Lodi), San Massimo (Verona) e Fossalta di Piave (Venezia).

I capannoni sarebbero stati reperiti dalla ‘gang dei veleni’ grazie all’intermediazione di due società specializzate: la Winsystem Group Srl, amministrata dal broker dell’immondizia Joskwa Colombo (44 anni, di Erba) e la Waste Solution Srl (riconducibile allo stesso Ventrone). Per poi essere stipati quasi del tutto di scarti non riciclabili (il cosiddetto ‘sovvallo’) senza titolo né autorizzazione, ma soprattutto “senza alcuna precauzione per la salute e l’incolumità pubblica”.

 

Il 13 giugno 2019 si apre il processo ordinario a carico di 4 imputati. Le parti civili ammesse sono la Ipb, la Città Metropolitana e il Comune di Milano. 7 imputati chiedono il rito abbreviato, 8 il patteggiamento.

Il 10 ottobre 2019 (a un anno dal fatto) arrivano le condanne: la pena più alta è 6 anni e 6 mesi, inflitta ad Aldo Bosina. Condannati anche Pietro Ventrone (4 anni e 6 mesi), Giovanni Girotto (3 anni e 10 mesi) e Patrizia Geronimi (2 anni, pena sospesa).

I giudici dispongono anche il versamento di provvisionali immediatamente esecutive alle parti civili per 2,1 milioni, la confisca delle quote sociali della Ipb Italia (e delle intermediarie), la confisca di un milione e 86 mila euro (quanto l’organizzazione avrebbe fatturato nel corso dell’attività) a carico di tutti gli imputati in solido, nonché il dissequestro in favore della Ipb Srl dell’area interessata dall’incendio.

 

Le condanne, salvo qualche riduzione di pena, vengono confermate dalla quinta sezione penale della Corte d’Appello lo scorso 22 settembre.

Peculiare, poi, la situazione dell’omesso sequestro dell’area da parte delle autorità milanesi. Tre giorni prima del rogo, accogliendo la denuncia dei proprietari (della Ipb Srl), gli agenti della polizia locale fanno un sopralluogo in via Chiasserini. I tecnici della Città Metropolitana prendono atto della presenza di tonnellate di rifiuti non autorizzati all’interno del deposito.

 

Interpellato dai tecnici, l’unico rappresentante della Ipb Italia presente, il direttore Giancarlo Galletti (61enne di Milano) risponde che le ecoballe sono di proprietà dei precedenti titolari. Nessuna misura di prevenzione viene disposta. I tecnici si riservano soltanto di verificare dai registri l’effettiva titolarità dei rifiuti.

 

Che sia in seguito a questo sopralluogo che qualcuno ha deciso di appiccare l’incendio? Chi può dirlo. Intanto, la Corte d’Appello ha escluso il concorso di colpa delle parti civili Città Metropolitana e Comune di Milano, poiché d’altra parte - rilevava a suo tempo il gip - i pubblici ufficiali giunti sul posto non avevano “la qualifica necessaria al compimento dell’atto”.

Questa come altre vicende legate al traffico illecito di rifiuti (si pensi al processo sui rifiuti stipati nell’ex Snia di Varedo o all’indagine sulle ‘false documentazioni’ di rifiuti trafficati su scala internazionale con base nel Legnanese) sono indici della situazione critica che si vive - per quanto poco se ne parli - nella regione Lombardia.

 

Dal 2015 al 2018 - documentava già un’inchiesta di Milena Gabanelli e Antonio Castaldo comparsa sul Corriere ai primi di ottobre di un anno fa - i roghi di rifiuti tossici in Lombardia sono stati 690. Il che ha fatto parlare molti di una vera e propria “Terra dei Fuochi” del Nord.

 

A causa di imprese i cui responsabili falliscono o si rendono irreperibili o ricorrono - come nel caso di via Chiasserini - a intestazioni fittizie, dal 2012 la regione Lombardia ha speso con i fondi delle fideiussioni bancarie della pubblica amministrazione (quindi, con soldi pubblici) 12,4 milioni di euro per quattro impianti e 13,5 milioni per tredici depositi pericolosi da mettere in sicurezza. Solo per la bonifica dell’area della Ipb Srl, sono stati stanziati 2 milioni di euro - quando ancora non si aveva certezza delle condanne.

 

Ogni tonnellata di rifiuti smaltita ha un costo per la collettività che va da 160 a 240 euro, e ci fa respirare qualcosa come 1,8 tonnellate di diossido di carbonio (fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

 

La Lombardia è la prima fra le regioni del Nord destinatarie dello smaltimento illecito di rifiuti: 11,7 milioni di tonnellate all’anno vengono importate qui da Lazio e Campania (contro i 4,4 milioni dell’Emilia-Romagna e i 4,3 del Veneto).

 

Nella vicenda di via Chiasserini, come in altri casi, non è stata riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso. C’è però un altro dato preoccupante, che riguarda le cointeressenze dei protagonisti con diversi boss della ‘ndrangheta trapiantata in Lombardia.

 

Secondo una fonte confidenziale dei carabinieri di Desio, ai primi del 2018 Valentino Bovini (l’autista brianzolo) stava cercando alcuni capannoni dismessi dove stipare e incendiare i rifiuti così da incassare l’indennizzo dell’assicurazione.

A fare da mediatore sarebbe stato nientemeno che Alfonso Pio, figlio del boss Domenico della locale di Desio condannato per mafia nel processo ‘Infinito’.

 

Lo stesso Valentino Bovini (oltre ad avere un elevato numero precedenti) è fratello di Annunziato, condannato nel processo ‘Tibet’ per i suoi legami con la famiglia Moscato. Gli inquirenti hanno inoltre ragione di credere - e si aspetta di vedere quale sarà l’impianto accusatorio del processo bis sui piromani - che questi soggetti siano in qualche modo affiliati o vicini alla ‘ndrina Iamonte di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria).

 

Ma non è finita. La crisi di liquidità di molte imprese da un lato, e la necessità di smaltire rifiuti Covid, come mascherine ed altri dispositivi di protezione (tanto più se monouso) dall’altro, costituiscono occasioni di profitto senza precedenti per schifose organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta.

 

“In ognuna delle nostre indagini per 416-bis - affermava lo stesso capo della Dda di Milano Alessandra Dolci in tempi non sospetti (era il 22 luglio 2019, e si era appena chiusa un’indagine conoscitiva della commissione regionale Antimafia) - c’è un traffico illecito di rifiuti in atto o in progetto da parte dei nostri indagati, che di solito sono appartenenti alla ‘ndrangheta”.

 

Qui sovvengono anche i dati del report annuale di Legambiente Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia. Il traffico illecito di rifiuti è stato al centro di 459 inchieste tra il 2002 e il 2019, con 90 procure coinvolte, 9'027 persone denunciate, 2'023 arrestate, 1'195 aziende interessate in 46 stati differenti, 54 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrate, soprattutto fanghi industriali e materiali ferrosi.

 

Certo non è facile farsi forza davanti a questo quadro. Soprattutto quando ci si mette anche la classe politica. Tra il 1° aprile e il 25 agosto 2020, con due ordinanze contingibili e urgenti la regione Lombardia ha autorizzato un aumento in deroga fino al 20% della capacità recettizia delle imprese dei rifiuti - senza correlativo aumento della garanzia fideiussoria per eventuali danni. Un regalo - si può intuire - per le organizzazioni criminali attive nel business dei rifiuti, frutto di una delle famose (direbbe il Prof. Nando Dalla Chiesa) “convergenze d’interessi” fortuite ma fattuali.

 

Si auspica, a questo punto, che l’emergenza sanitaria non faccia perdere di vista gli obiettivi essenziali che rendono tale ogni Stato.

 

FONTI:

https://primanovara.it/cronaca/traffico-illecito-di-rifiuti-condanna-pesante-per-laronese-albo-bosina/?refresh_ce

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/incendio-rifiuti-via-chiasserini-1.4643719

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/inceneritori-termovalorizzatori-roghi-incendi-traffico-rifiuti-meglio-droga-690-roghi-3-anni-ecco-perche/1539f45c-e846-11e9-959d-8634d2ae544d-va.shtml

https://www.legambiente.it/ecomafia-2019-le-storie-e-i-numeri-della-criminalita-ambientale-in-italia/

https://tg24.sky.it/milano/2019/06/04/milano-rifiuti-smaltimento-illegale

http://brianzasicura.altervista.org/non-soltanto-roghi/

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/traffico-rifiuti-1.4630635